Siria: attacco presso una base degli USA, la coalizione nega

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 11:55 in Siria USA e Canada

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Per la seconda volta in una settimana, fonti siriane hanno riferito di un attacco missilistico contro un giacimento petrolifero che ospita una base statunitense, nella Siria orientale. Da parte sua, il portavoce dell’operazione Inherent Resolve, Wayne Marotto, ha smentito la notizia.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed e dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nella sera del 4 luglio sono state udite diverse esplosioni dal giacimento petrolifero di al-Omar, a seguito del lancio di due missili presumibilmente lanciati da milizie filoiraniane stanziate nella periferia di Deir Ezzor, nell’Est della Siria, e, nello specifico ad al-Mayadeen. I missili, in particolare, avrebbero colpito le residenze del suddetto giacimento, il quale ospita la maggiore base militare della Coalizione Internazionale anti-ISIS in Siria. A detta delle fonti, l’attacco non ha provocato vittime né tra le forze statunitensi né tra le Syrian Democratic Forces (SDF), un gruppo a maggioranza curda, sostenuto da Washington.

Dal canto suo, il colonnello Marotto, portavoce della Coalizione anti-ISIS a guida statunitense, ha affermato, sul proprio account Twitter, che la notizia riguardante l’attacco contro al-Omar non è vera. Laddove verificato, si tratterebbe del secondo episodio simile in una settimana. Anche il 28 giugno, la medesima base è stata oggetto di un attacco missilistico, che ha causato perlopiù danni materiali, mentre diversi veicoli sono stati incendiati. La responsabilità dell’attacco è stata attribuita alla milizia “Abu al-Fadl al-Abbas”, affiliata alla coalizione irachena filoiraniana delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Stando a quanto riferito da fonti locali, Washington avrebbe risposto lanciando colpi di artiglieria e raid aerei contro le postazioni della suddetta milizia.

I due episodi fanno seguito ai raid aerei lanciati dalle forze statunitensi, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, causando la morte di 5 combattenti affiliati a Teheran e di un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti. Come precisato da Washington, l’operazione è giunta in risposta agli attentati condotti da gruppi armati filoiraniani contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq, perlopiù perpetrati per mezzo di droni.

Una situazione simile, per alcuni, potrebbe far presagire tensioni tra Washington e Teheran anche sul suolo siriano. A tal proposito, il 5 luglio, il SOHR ha riferito che le PMF e i membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno trasferito missili di fabbricazione iraniana depositati in sotterranei nei pressi di al-Mayadeen, mentre è dall’inizio di maggio 2021 che i gruppi filoiraniani hanno allestito, nella regione, basi per installare piattaforme di lancio di missili, probabilmente da impiegare per colpire le SDF e le truppe della Coalizione anti-ISIS  a Est del fiume Eufrate.

Risale alla notte del 25- 26 febbraio il primo attacco ordinato dall’amministrazione del presidente statunitese, Joe Biden, in Siria. In tale occasione, ad essere state colpite erano state le postazioni situate nell’Est della Siria, nei pressi del confine con l’Iraq, utilizzate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le cosiddette “Brigate di Hezbollah” e Kaitaib Sayyid al-Shuhada, ritenute essere tra le responsabili dei diversi attentati perpetrati contro obiettivi statunitensi in Iraq. A tal proposito, secondo quanto affermato dal portavoce del Pentagono, John Kirby, anche in tal caso i raid ordinati il 25 febbraio avevano rappresentato una risposta ai precedenti attacchi condotti contro il personale statunitense e la coalizione internazionale anti-ISIS operante nei territori iracheni. 

Circa la presenza statunitense in Siria, era stato il portavoce Kirby a chiarire, l’8 febbraio, che le truppe statunitensi stanziate nel Paese, le quali includono circa 900 tra soldati e funzionari, hanno il solo obiettivo di proteggere i civili, ed è questo che giustifica la permanenza delle forze USA nelle regioni circostanti ai giacimenti. “La nostra missione è sconfiggere l’ISIS”, aveva affermato il portavoce.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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