Pakistan: l’India è responsabile dell’attentato di Lahore

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 16:47 in India Pakistan

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Il consigliere nazionale per la sicurezza del Pakistan, Moeed Yousuf, il 4 luglio, ha accusato l’India di aver organizzato l’attentato eseguito per mezzo di autobomba il 23 giugno scorso a Lahore, nella provincia pakistana del Punjab.

Le dichiarazioni di Yousuf sono arrivate a conclusione di un’indagine in base alla quale un agente dei servizi segreti indiani avrebbe organizzato l’attacco del 23 giugno scorso, nel quale avevano perso la vita almeno 3 persone e altre 24 erano state ferite. L’attentato era avvenuto nei pressi dell’abitazione del fondatore del gruppo di militanti islamici Lashkar-e-Taiba (LeT), Hafiz Saeed, ritenuto responsabile di aver guidato il gruppo durante la strage di Mumbai, perpetrata tra il 26 e il 29 novembre 2008 nella città indiana. 

Il consigliere nazionale per la sicurezza pakistano non ha reso noto il nome del presunto organizzatore dell’attacco a Lahore ma ha affermato che si tratta di un cittadino indiano che vive in India e che lavora per l’agenzia di intelligence indiana Research and Analysis Wing (R&AW). Al contempo, il capo della polizia del Punjab, Inam Ghani, ha reso noto che tutte le persone coinvolte nell’attentato di Lahore sono state arrestate e tra queste vi sarebbe anche un cittadino afghano che viveva in Pakistan e che avrebbe parcheggiato l’autobomba.

Hafiz Saeed è il fondatore dell’organizzazione LeT ed è stato accusato da USA e India di essere responsabile della strage di Mumbai. In tale occasione, 12 attacchi condotti in diverse zone della città indiana avevano causato 166 vittime e 308 feriti. Saeed è stato ritenuto colpevole da un tribunale anti terrorismo pachistano dell’accusa di finanziamento del terrorismo e ha ricevuto una pena che prevede la reclusione per 5 anni, lo scorso 12 febbraio. L’uomo aveva negato di essere coinvolto nei fatti di Mumbai ma il Dipartimento di Giustizia degli USA lo aveva identificato come terrorista e aveva posto una ricompensa di 10 milioni di dollari sulla sua cattura.

Il gruppo Lashkar-e-Taiba è stato fondato in Afghanistan nel 1987 e si sospetta che abbia la propria base a Muridke, vicino Lahore, nella provincia del Punjab in Pakistan. Il gruppo armato gestisce anche alcuni campi di addestramento nella regione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione del Pakistan e il suo obiettivo è quello di liberare la porzione del Kashmir controllata dell’India, dove vorrebbe instaurare uno Stato Islamico per poi imporre il suo dominio su tutto il Sud-Est asiatico. Per anni, il Pakistan è stato sottoposto a forti pressioni internazionali per tentare di convincerlo ad agire contro il gruppo islamista di Lashkar-e-Taiba.

Islamabad e Nuova Delhi si sono più volte accusate di perpetrare clandestinamente attacchi terroristici l’una nel territorio dell’altra.  Lo scorso, 24 novembre, le autorità pakistane avevano consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, un dossier in cui l’India era stata formalmente accusata di alimentare il terrorismo in Pakistan. Il governo pakistano aveva sostenuto di essere in possesso di prove che confermerebbero il legame e il sostegno dell’India alle organizzazioni terroristiche pakistane quali l’organizzazione dei talebani pakistani, nota come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) e i separatisti di etnia baloch. L’India, da parte sua, ha sempre negato tali insinuazioni e, al contrario, ha accusato Islamabad di sostenere e armare i militanti presenti nella porzione di Kashmir che ricade sotto l’autorità di Nuova Delhi.

Il nodo centrale delle tensioni tra India e Pakistan riguarda in realtà il Kashmir, una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte e dove Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Dallo scorso  25 febbraio, le tensioni tra le parti a tal proposito si erano però ridimensionate, quando, i rispettivi eserciti avevano concordato di attenersi rigidamente ad un accordo di cessate il fuoco lungo il confine de facto tra i due Paesi nella regione del Kashmir, detto Linea di controllo (LoC), risalente al 2003.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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