Nigeria: assalto in un ospedale, rapite 8 persone

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 12:55 in Africa Nigeria

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In Nigeria, un gruppo di uomini armati ha rapito 8 persone dal Centro nazionale per la tubercolosi e la lebbra di Zaria, città dello Stato settentrionale di Kaduna, domenica 4 luglio. Poco prima di introdursi nell’ospedale, gli aggressori avevano attaccato una stazione di polizia nelle vicinanze, ingaggiando uno scontro a fuoco con gli agenti presenti sul luogo. 

L’assalto di domenica, avvenuto in mattinata e durato circa un’ora, segna la terza volta che il Centro viene colpito. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa Reuters dal portavoce dell’ospedale, Maryam Abdulrazaq, tra le persone rapite ci sarebbero 2 infermiere, il bambino di una di loro, di appena un anno, un tecnico di laboratorio, una guardia di sicurezza e un altro membro del personale. “Finora, non c’è stata nessuna richiesta di riscatto”, ha dichiarato Abdulrazaq. “Non abbiamo notizie dei banditi da quando hanno effettuato il rapimento”, ha aggiunto.

In una dichiarazione separata, il portavoce della polizia di Kaduna, Muhammed Jalige, ha affermato che un “gran numero” di uomini armati dello stesso gruppo aveva attaccato poco prima il loro quartier generale “nel tentativo di aggredire gli ufficiali in servizio”. Jalige ha specificato che la polizia ha respinto l’attacco dopo un pesante scontro a fuoco in cui alcuni degli aggressori sarebbero rimasti feriti. La polizia ha poi recuperato decine di bossoli da fucili e mitragliatrici. Nel frattempo, gli agenti delle unità anti-sequestro e di altri dipartimenti starebbero lavorando per ritrovare le persone rapite dall’ospedale.

Lo Stato di Kaduna è da mesi teatro di sequestri, spesso a scopo di riscatto, effettuati da gruppi di uomini armati. I rapimenti sono diventati endemici nel Nord della Nigeria e colpiscono frequentemente le scuole. Più di 800 studenti sono stati rapiti nel Paese da dicembre 2020. Almeno 150 di loro risultano tuttora dispersi. 

Il 20 aprile, uomini armati hanno preso d’assalto la Greenfield University, nel Nord-Ovest della Nigeria e hanno rapito 19 studenti, uccidendo un membro del personale. Durante la detenzione, 5 studenti sono stati giustiziati per costringere le famiglie e il governo a pagare un riscatto. Gli altri 14 sono stati rilasciati il 29 maggio. La stampa locale ha riferito che le famiglie hanno pagato un riscatto per un totale di 180 milioni di naira, circa 440.000 dollari. Poco dopo, il 30 maggio, un altro gruppo di banditi ha rapito decine di studenti da una scuola islamica nella città di Tegina, nel centro-Nord del Paese. Tegina si trova nella provincia di Rafi, nello Stato centro-settentrionale del Niger. L’assalto si è verificato quando un gruppo di uomini armati in motocicletta ha aperto il fuoco indiscriminatamente e si è poi diretto verso i bambini della scuola islamica Salihu Tanko. Le violenze hanno causato la morte di una persona e una seconda è rimasta gravemente ferita. L’istituto stava accogliendo circa 200 studenti al momento dell’attacco e almeno un centinaio di loro sono stati portati via con la forza. 

Più di recente, il 10 giugno, alcuni aggressori locali hanno fatto irruzione in un ateneo di Zaria, sequestrando 10 persone e ferendo a morte uno studente. Gli aggressori hanno attaccato il campus principale del Politecnico di Nuhu Bamalli, sparando a raffica e rapendo 2 docenti e almeno 8 studenti. Due ragazzi sono stati colpiti, uno mortalmente, mentre l’altro è rimasto ferito.

Le bande criminali della Nigeria vivono principalmente in campi nella foresta di Rugu, a cavallo tra gli Stati nigeriani di Zamfara, Katsina, Kaduna e Niger. Il fenomeno del banditismo deriva da una serie di antiche divisioni interne nella regione, che hanno alimentato la violenza armata, come, per esempio, la competizione per la terra e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa, unite ad altri fattori, tra cui la diffusione di armi leggere e di piccolo calibro. Inoltre, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), i gruppi di banditi starebbero formando alleanze con Boko Haram. Quest’ultima è un’organizzazione nata nel 2002 in Nigeria come movimento religioso finalizzato a riformare la società in base ad un’interpretazione letterale della Sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza regionali hanno represso Boko Haram, costringendo il gruppo armato a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili. 

In generale, tutta la regione del Sahel e dell’Africa occidentale è preda di una crisi di sicurezza causata dai continui attacchi di gruppi legati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico contro le forze armate, ma anche contro i civili, nonostante l’intervento delle missioni supportate dalla Francia e dalle Nazioni Unite. Una delle organizzazioni più temute nell’area è lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP). Si tratta di un gruppo nato da una divisione interna a Boko Haram, che stava subendo gravi perdite a partire da gennaio 2015, a causa delle offensive di una coalizione delle forze militari della Nigeria, del Ciad, del Camerun e del Niger. Il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale.

Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico in Siria e Iraq ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa tra la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020. Il 6 giugno, l’ISWAP ha annunciato che Shekau sarebbe morto a seguito dell’esplosione di un ordigno, il 18 maggio, mentre tentava di scappare da un assalto dei militanti dello Stato Islamico. 

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di Redazione

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