La Turchia nella lista USA dei Paesi implicati nell’uso di bambini soldato

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 7:03 in Turchia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno aggiunto la Turchia a una lista di Paesi implicati nell’uso di bambini soldato nel corso dell’ultimo anno. É la prima volta che un alleato della NATO viene inserito in tale elenco, una mossa che potrebbe complicare i legami tra Ankara e Washington.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha stabilito nel suo Trafficking in Persons (TIP) del 2021 che la Turchia stava fornendo “sostegno tangibile” alla divisione di Sultan Murad in Siria, una fazione dell’opposizione siriana che Ankara ha a lungo supportato e un gruppo che Washington ritiene abbia reclutato e utilizzato bambini soldato. La Turchia non ha ancora commentato la decisione statunitense.

In una telefonata con la stampa, un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha fatto riferimento all’uso di bambini soldato anche in Libia, sottolineando che Washington spera di lavorare con Ankara sulla questione per risolverla. “Per quanto riguarda la Turchia, in particolare, questa è la prima volta che un membro della NATO è stato inserito nell’elenco della legge sulla prevenzione dei bambini soldato”, ha detto il funzionario del Dipartimento di Stato. “Come rispettato leader regionale e membro della NATO, la Turchia ha l’opportunità di affrontare questo problema: il reclutamento e l’uso di bambini soldato in Siria e Libia”, ha aggiunto.

La Turchia ha effettuato una serie di operazioni transfrontaliere in Siria contro il cosiddetto Stato Islamico, nonché contro le milizie curde sostenute dagli Stati Uniti e ha spesso utilizzato fazioni di combattenti siriani armati in aggiunta alle proprie forze. Alcuni di questi gruppi sono stati accusati da organizzazioni per la difesa dei diritti umani e dalle Nazioni Unite di aver attaccato indiscriminatamente civili e di aver compiuto rapimenti e saccheggi. L’ONU ha già chiesto ad Ankara di tenere a freno i ribelli siriani, ma la Turchia respinge le accuse, definendole “infondate”. Anche nel conflitto libico, il governo turco è stato coinvolto attraverso le proprie truppe o forze alleate. Il sostegno di Ankara ha aiutato il governo di Tripoli a contrastare l’assalto delle forze orientali, comandate dal generale Haftar e sostenute da Egitto e Russia.

I governi inseriti nella lista americana, secondo il Dipartimento di Stato, sono soggetti a restrizioni su alcuni servizi di sicurezza e licenze commerciali di attrezzature militari, in assenza di una deroga presidenziale. Non è ancora chiaro se eventuali restrizioni si applicheranno automaticamente alla Turchia. La mossa potrebbe mettere in crisi i negoziati in corso tra Ankara e Washington sull’offerta della Turchia di gestire l’aeroporto di Kabul, in Afghanistan, una volta che gli Stati Uniti avranno completato il ritiro di tutte le loro truppe.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha chiarito questo punto affermando che le due cose non saranno probabilmente collegate. “Quando si tratta di traffico di persone, non vorrei collegare il rapporto di oggi con le discussioni costruttive che stiamo intraprendendo con la Turchia, nel contesto dell’Afghanistan o di qualsiasi altra area di interesse comune”, ha affermato in un briefing. La Turchia si è offerta di proteggere e gestire l’aeroporto di Hamid Karzai dopo il ritiro della NATO e ha tenuto colloqui con gli Stati Uniti sul supporto logistico e finanziario per la missione. L’Afghanistan potrebbe essere una potenziale area di cooperazione tra Ankara e i suoi alleati, poiché la sicurezza dell’aeroporto è cruciale per il funzionamento delle missioni diplomatiche fuori dal Paese, dopo il ritiro USA. Per svolgere questo compito, il governo turco ha cercato vari supporti finanziari e operativi, e il presidente americano, Joe Biden, in un incontro il mese scorso con l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che il sostegno degli Stati Uniti sarebbe stato imminente. Price ha descritto la Turchia come un “partner molto costruttivo e molto utile” quando si tratta dell’Afghanistan e ha aggiunto che Washington potrebbe avere altro da dire sulle conseguenze dell’inserimento turco nell’elenco. “Come sapete, c’è la possibilità di deroghe che verrebbero da parte del presidente, ma ciò accadrà, se lo farà, nei prossimi mesi”, ha dichiarato Price. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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