La presenza degli USA in Iraq sotto minaccia: dalle parole ai fatti

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 17:05 in Iraq USA e Canada

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La base irachena di Ain al-Asad, la quale ospita anche truppe statunitensi, è stata oggetto di un nuovo attacco missilistico, lunedì 5 luglio. L’attentato è giunto dopo che le milizie filoiraniane hanno messo in guardia Washington da “attentati a sorpresa”.

La base, situata nel governatorato occidentale di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq, è stata colpita da “più di un missile” Katyusha, i quali, secondo quanto riferito dal corrispondente di al-Arabiya, sono precipitati lontano dalle postazioni delle truppe statunitensi stanziate nella base. Un portavoce della coalizione internazionale anti-ISIS, Wayne Marotto, ha poi specificato che sono stati tre i missili lanciati contro Ain al-Asad, intorno alle 14:45, ora locale, precipitati lungo il perimetro della base. Finora, non sono state registrate vittime, mentre sono in corso indagini per valutare l’entità dei danni.

Non è la prima volta che tale luogo viene preso di mira, presumibilmente da gruppi armati filoiraniani. Uno degli ultimi attacchi contro la struttura risale al 20 giugno, mentre il 6 giugno l’esercito iracheno aveva riferito di aver abbattuto droni che sorvolavano la medesima base. Il mese precedente, invece, Ain al-Asad è stata colpita due volte, l’8 e il 24 maggio.

L’episodio del 5 luglio è giunto a poche ore di distanza dall’annuncio delle Kata’ib Hezbollah, ovvero le Brigate di Hezbollah, le quali hanno minacciato una ritorsione a seguito dei raid statunitensi del 27 e 28 giugno contro le postazioni dei gruppi filoiraniani al confine tra Siria e Iraq, appartenenti, tra le altre, alle Kata’ib Sayyid al-Shuhada. Le Brigate di Hezbollah hanno minacciato una risposta improvvisa, senza, però, specificarne la natura. Il portavoce del gruppo, Mohi Muhammad, ha poi parlato di un “asse della resistenza”, la cui missione è prepararsi costantemente a far fronte a qualsiasi minaccia, dalla presenza statunitense a quelle poste da Israele e dallo Stato Islamico. “La presenza delle forze statunitensi in Iraq è illegale, in quanto contraddice la decisione del Parlamento iracheno”, ha affermato il portavoce, aggiungendo che Washington potrebbe rimanere sorpresa dalle capacità e dalle armi della “resistenza” nel caso in cui osi sfidare la volontà irachena e continuare a tenere proprie truppe nel Paese.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 43 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggior parte delle incursioni viene effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico, alcuni dei quali rivendicati da fazioni pro-Iran. In realtà, è da ottobre 2019 che le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di attacchi, il che ha portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento anche alle Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti. 

Le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno hanno spesso fatto temere che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra i due rivali. Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500. In tale quadro si colloca la decisione del 7 aprile, presa da Iraq e USA durante l’ultimo round del dialogo strategico, con cui è stato stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento.

Secondo funzionari ed esperti occidentali, gli attacchi contro obiettivi statunitensi da parte dei gruppi appoggiati dall’Iran potrebbe mettere a repentaglio il ruolo di Washington in Iraq e gli sforzi profusi per contrastare la minaccia terroristica, ancora tangibile. A tal proposito, il 4 luglio, un soldato iracheno è stato ucciso e altri quattro sono rimasti feriti, in attacchi perpetrati dall’ISIS nel Sud di Mosul e nel governatorato occidentale di Anbar, mentre un convoglio di supporto logistico, appartenente alla coalizione internazionale, è stato fatto esplodere con un ordigno. Un altro obiettivo preso più volte di mira dai militanti jihadisti è poi rappresentato dalle reti elettriche, essenziali per un Paese che deve far fronte a una crisi di elettricità. Uno degli ultimi episodi si è verificato il 5 luglio, a Karkh, nell’Ovest di Baghdad, dove è stata colpita una linea volta ad alimentare un “progetto idrico”, funzionale a fornire acqua potabile alla popolazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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