Armenia-Azerbaigian: continua lo scambio di prigionieri tra i due Paesi

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 12:27 in Armenia Azerbaigian

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Fonti militari dell’Azerbaigian hanno dichiarato, sabato 3 luglio, che il Ministero degli Esteri del Paese ha consegnato alla controparte dell’Armenia un totale di 15 prigionieri in cambio di mappe in cui è indicata la posizione di quasi 92.000 mine anticarro collocate nelle regioni di Fizuli e Zangalian, nel Nagorno-Karabakh.

Il medesimo Dipartimento di Baku ha reso noto che l’accordo è stato in parte mediato dalla Russia, Paese che ha svolto un ruolo chiave anche durante i negoziati di pace del 9 novembre 2020. Da parte sua, l’Azerbaigian ha sottolineato che i 15 prigionieri armeni rimpatriati erano stati catturati a Hardut nel dicembre 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che, finora, Baku si era sempre rifiutata di consegnare a Erevan i soldati catturati nel mese di dicembre 2020. Tuttavia, il 12 giugno, le parti hanno raggiunto un accordo analogo a quello del 3 luglio. L’Azerbaigian ha consegnato a Erevan 15 prigionieri e, in cambio, l’Armenia ha fornito una serie di mappe sulla posizione delle mine. Grazie ai due scambi di prigionieri, il bilancio dei detenuti è sceso da 112 a 58.

Gli analisti hanno definito il patto azero-armeno dello scorso giugno come il “primo passo” verso la risoluzione di numerose questioni ancora irrisolte. Per l’Armenia, la questione principale è il rimpatrio dei prigionieri di guerra mentre per l’Azerbaigian è ricevere le mappe in cui vengono indicate le posizioni delle mine che, ancora oggi, causano incidenti alle divisioni anti-mina. Il numero esatto dei prigionieri di guerra che Baku continua a detenere è tenuto segreto da entrambe le parti e le stime cambiano al variare delle circostanze.

La detenzione di numerosi militari armeni del dicembre 2020 è giunta un mese dopo l’accordo di pace. Quest’ultimo, tra le altre disposizioni, prevedeva il rilascio immediato di tutti i prigionieri di guerra da ambo le parti. L’Azerbaigian, però, è proprio sugli armeni detenuti dopo la firma dell’armistizio che si è concentrato, affermando che l’obbligo di rilascio previsto dall’accordo di pace non si applicava ai militari detenuti successivamente. 

La decennale disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Nonostante l’accordo di pace, la tensione tra le parti è tornata a salire a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito del “preteso” per varcare la linea di contatto. A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. 

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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