Israele indaga su un attacco contro una nave da carico

Pubblicato il 4 luglio 2021 alle 17:51 in Iran Israele

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Una nave da carico battente bandiera liberiana e di proprietà israeliana è stata attaccata mentre stava viaggiando da Gedda, in Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti (UAE), il 3 luglio, nell’Oceano Indiano. Al momento, Israele sta indagando per capire se le forze iraniane possano essere o meno responsabili dell’accaduto.

Secondo media israeliani e libanesi, citati da Al-Jazeera English, l’imbarcazione sarebbe stata colpita da un missile ma non avrebbe subito danni gravi e avrebbe proseguito il proprio viaggio. L’equipaggio a bordo non è stato ferito.

I media israeliani hanno identificato la nave portacontainer come la CSAV Tyndall e, inizialmente, avevano affermato che fosse di proprietà di Zodiac Maritime Ltd, una società di gestione navale internazionale con sede a Londra e di proprietà del magnate israeliano Eyal Ofer. La società, tuttavia, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato di non gestire più, né di possedere la CSAV Tyndall.

L’episodio del 3 luglio è stato l’ultimo caso di un presunto attacco navale che ha coinvolto Israele e Iran che si sono reciprocamente accusati di aver colpito le navi l’uno dell’altro in diverse occasioni. Tra Febbraio e Aprile, nel Golfo di Oman, più imbarcazioni israeliane erano state attaccate e l’Iran era stato ritenuto responsabile.

Lo scorso 6 aprile, invece, un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, era stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. In tal caso l’episodio aveva attirato attenzione in quanto aveva coinvolto una nave militare. Nel corso dei precedenti due anni, episodi simili si erano verificati nei confronti di bersagli diversi quali navi commerciali con a bordo petrolio e armi provenienti dall’Iran. In tale occasione, il New York Times aveva riportato dichiarazioni di un funzionario statunitense in base alle quali Israele aveva comunicato agli Stati Uniti che le proprie forze avevano colpito l’imbarcazione iraniana. A detta della fonte statunitense, l’operazione israeliana sarebbe stata una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran.

In tale contesto, il 2 giugno scorso, una nave della Marina iraniana, definita la maggiore della flotta, si era inabissata nelle acque del Golfo di Oman, dopo aver preso fuoco. Al momento non è ancora chiaro se l’affondamento della nave sia dipeso da un sabotaggio o da un incidente.

Le tensioni in mare tra Iran e Israele si inseriscono in un complesso quadro regionale nel quale esistono attriti tra i due Paesi su più fronti. Al momento, Teheran è impegnata in colloqui per rilanciare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), detto anche accordo sul nucleare iraniano, da cui Washington si è unilateralmente ritirata l’8 maggio 2018. Israele, il quale considera l’Iran tra i suoi peggiori nemici, non è favorevole a un possibile ritorno degli USA nell’intesa.  

Il JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015, a Vienna da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione europea e prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran e della rimozione dell’embargo sulle armi convenzionali, entrambe previste dalla Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata il 20 luglio 2015. Tuttavia, l’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo sostenendo che l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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