Yemen: la coalizione sventa due attacchi degli Houthi

Pubblicato il 3 luglio 2021 alle 20:01 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha dichiarato di aver sventato un attacco imminente dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen nelle acque di fronte alle coste del porto yemenita di Hodeidah, il 3 luglio. Oltre a questo, la coalizione ha anche comunicato di aver intercettato un attacco aereo contro il Regno saudita.

In particolare, il 3 luglio, la coalizione a guida saudita ha distrutto un’imbarcazione carica di esplosivo nelle acque di fronte al villaggio di As-Salif prima che gli Houthi potessero portare a compimento la loro operazione. La coalizione ha quindi dichiarato che i ribelli continuano a minacciare la navigazione marittima e il commercio internazionale nel Sud del Mar Rosso.

Oltre a questo, la coalizione ha affermato che gli Houthi stanno violando l’accordo di Stoccolma, del 13 dicembre 2018, siglato tra l’esecutivo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, e i ribelli Houthi. Tra le varie indicazioni, l’accordo prevedeva una tregua nel governatorato di Hodeidah, attualmente sotto il controllo dei ribelli, in cui l’omonima città portuale rappresenta un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari destinati alla popolazione.

Per quanto riguarda territorio saudita, invece, dall’inizio del 2021, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro il Regno, utilizzando missili e droni e cercando di colpire aree ad uso civile e infrastrutture energetiche. Lo scorso 20 maggio, gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni contro due comandanti militari delle milizie Houthi, Muhammad Abd Al-Karim al-Ghamari, capo di Stato Maggiore degli Houthi, e Youssef al-Madani, un altro comandante definito rilevante, entrambi inclusi nella lista Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Il 23 maggio successivo, gli Houthi avevano quindi minacciato di colpire obiettivi “inaspettati” all’interno dei Paesi “aggressori”.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, ancora sotto il loro controllo. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata da Riad che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

Questi ultimi, lo scorso 19 gennaio, erano stati inseriti dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, nella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dagli USA. Il successivo12 febbraio, però il governo del nuovo capo di Stato, Joe Biden, aveva annunciato di aver deciso di rimuovere ufficialmente i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli SDGT a partire dal successivo 16 febbraio, specificando che avrebbero classificato i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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