Mali: riprendono le operazioni militari della Francia

Pubblicato il 3 luglio 2021 alle 12:53 in Francia Mali

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La Francia ha annunciato che riprenderà le operazioni militari in Mali a seguito di un mese di sospensione, stabilita in risposta al secondo colpo di Stato condotto nel Paese nell’arco di un anno.

Il ministro delle Forze Armate francese, Florence Parly, il 2 luglio, ha dichiarato che, in seguito a consultazioni con le autorità transitorie del Mali, la Francia ha deciso di riprendere le operazioni militari congiunte e la missione di consulenza nazionale che erano state sospese lo scorso 3 giugno.

Parigi aveva deciso di sospendere le operazioni congiunte dopo che lo scorso 24 maggio, i militari, guidati dal colonnello Assimi Goita, avevano arrestato l’ormai ex presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro Moctar Ouane i quali erano poi stati rilasciati dopo aver presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi il successivo 27 maggio. Intanto, il 28 maggio, La Corte costituzionale del Mali aveva nominato Goita presidente ad interim per “guidare il processo di transizione verso la propria conclusione”. Il colonnello aveva quindi promesso che il Paese avrebbe seguito il percorso concordato verso la democratizzazione, che prevede nuove elezioni a febbraio del 2022, affermando, tuttavia, che nonostante tale calendarizzazione il processo potrebbe essere soggetto a modifiche. Il 7 giugno, poi. Goita aveva nominato come primo ministro il leader dell’opposizione ed ex ministro, Choguel Maiga.

Tali vicende avevano innescato le reazioni di più attori a livello internazionale. Il primo giugno scorso, l’Unione africana (UA) aveva sospeso il Mali come suo membro con effetto immediato, facendo seguito alla Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) che aveva deciso di sospendere il Mali dalla partecipazione al gruppo, il 30 maggio precedente. Gli USA avevano poi interrotto l’assistenza di sicurezza al Paese africano.

La Francia, da parte sua, aveva sospeso in via precauzionale le operazioni militari in Mali, in attesa che il governo ad interim garantisse una transizione politica verso un esecutivo a guida civile. Il Paese europeo è l’ex potenza coloniale della regione e ha schierato 5.100 soldati nell’area del Sahel, nell’ambito della cosiddetta “Operazione Barkhane”, lanciata da Parigi il primo agosto 2014 e che interessa cinque Paesi, Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Lo scorso 10 giugno, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato che l’Pperazione Barkhane sarebbe stata interrotta e incorporata all’interno di una più ampia missione internazionale, la Task Force Takuba. Quest’ultima è stata lanciata da più Paesi europei per combattere contro i militanti presentinel Sahel insieme agli eserciti del Mali e della Nigeria. Al momento, la metà degli uomini dell’operazione, in totale 600, sono francesi.

Rispetto alle vicende interne al Mali, invece, Ndaw e Ouane erano a capo di un governo transitorio istituito in seguito al colpo di Stato miliare che aveva portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto 2020, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo. L’esecutivo con a capo Ndaw e Ouane era stato istituito il 5 ottobre 2020, aveva il compito di guidare il Paese a nuove elezioni che avrebbero ripristinato un governo civile entro diciotto mesi ed era contrassegnato dalla presenza di più figure legate all’Esercito in posizioni dominanti. Il nuovo presidente del Mali Goita è stato il leader del colpo di Stato e, durante la presidenza di Ndaw, ha ricoperto il ruolo di vice presidente.

Prima del colpo di Stato, in Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il 5 giugno, 2020, in seguito alla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, la popolazione era scesa in strada e aveva intensificato le proteste. Da tale evento era nato il Movimento del 5 giungo (M5-RFP) costituito da leader religiosi, politici e da personaggi della società civile. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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