Yemen: l’Arabia Saudita invita a completare l’accordo di Riad

Pubblicato il 2 luglio 2021 alle 10:11 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre gli Houthi continuano a lanciare attacchi contro i territori sauditi, il Regno ha esortato il governo yemenita e il Consiglio di Transizione Meridionale (STC) a completare l’attuazione dell’accordo di Riad. Il riferimento va all’intesa, siglata il 5 novembre 2019, che aveva posto fine alle tensioni nel Sud dello Yemen, con protagonisti i gruppi secessionisti.

L’invito è giunto il 2 luglio, in occasione di una riunione con rappresentanti del governo yemenita e del Consiglio di Transizione Meridionale, durante la quale le due parti sono state esortate a superare divergenze e divisioni e a completare quanto stabilito nell’intesa del 5 novembre 2019, al fine ultimo di portare stabilità e sicurezza in Yemen e prevenire ulteriori “spargimenti di sangue”. A tal proposito, i firmatari dell’accordo si sono impegnati a porre fine a qualsiasi forma di escalation politica, militare e mediatica, oltre che sociale, economica e in materia di sicurezza, mentre il Regno Saudita ha ribadito il proprio sostegno al governo yemenita, in cui partecipa anche il STC. “Rispettare l’accordo è una priorità assoluta”, ha affermato Riad.

Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Ad oggi, però, alcune clausole non sono state ancora rispettate e le forze sia filogovernative sia del STC continuano ad occupare postazioni ad Aden, nonostante fosse stato stabilito di ridispiegarsi altrove. Non da ultimo, negli ultimi mesi, i territori meridionali yemeniti hanno assistito a un crescente malcontento della popolazione locale, nato dal deterioramento delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza, ulteriormente esacerbate dalla diffusione della pandemia di Covid-19.

Nel frattempo, gli scontri tra le milizie ribelli Houthi e le forze filogovernative, coadiuvate dalla coalizione a guida saudita, continuano. In tale quadro, sempre il 2 luglio, il portavoce della coalizione guidata da Riad, Turki al-Maliki, ha riferito che le forze di difesa saudite hanno intercettato e distrutto un drone, carico di esplosivi, lanciato dal gruppo sciita contro Khamis Mushait, nel Sud dell’Arabia Saudita. Per la coalizione, si è trattato di un altro tentativo, da parte dei ribelli, di colpire deliberatamente oggetti e soggetti civili.

Anche a Hodeidah, governatorato nell’Ovest dello Yemen, le forze congiunte hanno riferito di aver respinto un attacco perpetrato dai ribelli, nella sera del primo luglio, contro Hays, nel Sud della regione. Gli scontri, è stato riferito, hanno provocato vittime tra le fila del gruppo sciita, il quale è stato accusato di aver preso di mira anche quartieri residenziali. Hodeidah, oltre a rappresentare un porto essenziale per la popolazione yemenita, in quanto è qui che giunge gran parte degli aiuti umanitari, era stato incluso nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi.

Al momento, l’attenzione a livello regionale e internazionale continua a essere rivolta verso Ma’rib, governatorato yemenita situato a Est di Sana’a, oggetto di una violenta offensiva dal mese di febbraio scorso. Gli Houthi, in particolare, stanno provando ad espugnare una regione, prevalentemente controllata dalle forze filogovernative, ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di portare avanti i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. A tal proposito, il primo luglio, il Dipartimento di Stato degli USA ha rilasciato una dichiarazione in cui si è detto “stufo” dei continui attacchi dei ribelli, i quali continuano ad esacerbare la situazione umanitaria del Paese. Washington, attraverso il portavoce Ned Price, ha fatto particolare riferimento a uno degli ultimi attacchi, del 29 giugno, che ha provocato la morte di 3 civili, tra cui un bambino. “Lo Yemen sta assistendo al peggior disastro umanitario al mondo”, ha dichiarato il portavoce.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali che si sono impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite uscente, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman ha provato ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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