Bielorussia: Lukashenko ordina la “chiusura completa” del confine con l’Ucraina e accusa l’Occidente di terrorismo

Pubblicato il 2 luglio 2021 alle 18:37 in Bielorussia Ucraina

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha ordinato, venerdì 2 luglio, alle truppe di frontiera di Minsk di chiudere completamente il confine con l’Ucraina a causa della “grande quantità di armi provenienti dal Paese vicino”. Nel frattempo, Lukashenko ha accusato numerosi Paesi Occidentali di aver alimentato movimenti terroristici in Bielorussia.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS, la quale ha citato l’omologa bielorussa, BelTA. Secondo il presidente di Minsk, nel Paese sarebbero state individuate “cellule terroristiche dormienti”, in cui sarebbero coinvolte “Germania, Ucraina, Stati Uniti, Polonia e Lituania”. Il medesimo venerdì, durante una cerimonia di premiazione presso il Palazzo dell’Indipendenza di Minsk, Lukashenko ha annunciato che le autorità bielorusse hanno completato un’operazione antiterroristica su larga scala. Il capo di Stato ha aggiunto che le attività di controspionaggio condotte dai servizi segreti del Paese avrebbero rivelato dettagli per i quali la Bielorussia intende muovere accuse contro il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, la cancelliera della Germania, Angela Merkel, e altri dirigenti del Paese europeo.

Lukashenko ha altresì osservato che “le cellule terroristiche dormienti” identificate avrebbero lo scopo di imporre “un violento cambio di potere in Bielorussia” in quello che il capo di Stato ha definito “X-day”. Il presidente ha continuato affermando che i militanti stessi non saprebbero ancora i dettagli del presunto X-day. Per la Bielorussia, l’Occidente non si limiterebbe ad imporre sanzioni economiche per fare pressione sul Paese, ma si servirebbe anche di “metodi terroristici”, che il presidente di Minsk ha promesso di rivelare “nel breve futuro”.

Il giorno precedente, il primo luglio, Lukashenko aveva dichiarato che Russia e Bielorussia subirebbero “aperte pressioni economiche e politiche” da parte dei principali attori Occidentali, con lo scopo di “frenare lo sviluppo della Bielorussia e interrompere i progetti di integrazione tra Mosca e Minsk”. Il medesimo giorno, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha tenuto una conversazione telefonica con il suo omologo bielorusso in cui ha espresso solidarietà al Paese vicino, condannando ancora una volta le sanzioni “unilaterali e illegittime” imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Le relazioni tra l’Occidente e la Bielorussia, a partire dal 23 maggio, si sono progressivamente deteriorate. A seguito dell’atterraggio forzato, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, l’Occidente ha imposto sanzioni punitive contro il regime di Minsk per colpirne l’economia. Il 21 giugno, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagnaseguendo le orme dell’UE, hanno applicato misure restrittive per condannare quanto accaduto il 23 maggio, nonché le continue violazioni dei diritti umani nel Paese. Oltre a colpire il settore petrolifero, del potassio e del tabacco, le sanzioni occidentali hanno anche preso di mira numerosi stretti collaboratori del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, accusati di aver svolto un ruolo chiave nella repressione delle manifestazioni antigovernative pacifiche dell’agosto 2020. “Gli Stati Uniti e i suoi partner non tollereranno più i continui attacchi alla democrazia, nonché l’incessante repressione delle voci indipendenti in Bielorussia”, ha affermato in una nota ufficiale il direttore dell’Ufficio per il Controllo dei beni esteri del Tesoro di Washington, Andrea Gacki.

La risposta delle autorità di Minsk non ha tardato ad arrivare. Il giorno successivo, il 22 giugno, la Bielorussia ha definito le misure occidentali una “dichiarazione di guerra economica”. A distanza di pochi giorni, il 28 giugno, il Ministero degli Esteri del Paese ha annunciato nuove contromisure contro l’UE. Tra queste, la sospensione dal “Partenariato Orientale”, un programma congiunto proposto su iniziativa europea e la convocazione del proprio rappresentante permanente a Bruxelles per “consultazioni”. Lo scopo sarebbe quello di far comprendere agli attori europei e statunitensi che le continue misure sanzionatorie non facilitano il dialogo con la Bielorussia ma, al contrario, lo rendono ancora più difficile.

La nuova ondata di sanzioni è da inserire nel quadro dell’atterraggio forzato che è stato ordinato, il 23 maggio, dal presidente bielorusso. Attraverso il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius, con il pretesto di “allerta bomba”, è stato arrestato l’attivista Roman Protasevich. Quest’ultimo è un personaggio scomodo nel Paese poiché è impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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