Afghanistan: gli Stati Uniti lasciano la base di Bagram

Pubblicato il 2 luglio 2021 alle 15:25 in Afghanistan USA e Canada

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Il 2 luglio, le forze armate statunitensi hanno lasciato la base aerea di Bagram, nell’Afghanistan centrale, riconsegnandola alle forze di sicurezza di Kabul, dopo quasi due decenni. Intanto, a giugno del 2021, il Paese registra il mese più letale dal 2001. 

La base di Bagram, situata 69 chilometri a Nord di Kabul, nella provincia centrale di Parwan, è stata la principale base degli USA in Afghanistan e ha visto passare attraverso il suo complesso più di 100.000 soldati statunitensi. Le forze statunitensi hanno avviato il ritiro il primo maggio, un processo che si sarebbe dovuto concludere entro settembre, come annunciato dal presidente degli USA, Joe Biden, il 14 aprile. Quella di Bagram era l’ultima roccaforte in cui Washington manteneva le proprie forze armate sul campo, che ammontavano a circa 2.500-3.500 unità. Prima di lasciare la base, decine di camion carichi di attrezzature hanno provveduto quotidianamente a svuotare il sito. Alcuni residenti di Bagram hanno sottolineato che gli USA avrebbero dovuto consegnare tali attrezzature alle forze afghane, invece di provvedere a demolirle. Tuttavia, nel timore che gli armamenti possano finire nelle mani dei talebani o di altre organizzazioni islamiste, l’esercito statunitense ha provveduto allo smaltimento. In ogni caso, il governo afghano ha riferito che ai soldati di Kabul verranno consegnate attrezzature per un valore di 1 miliardo di dollari. 

Intanto, sul campo, il mese di giugno risulta essere il più letale mai registrato dall’Afghanistan negli ultimi due decenni. Le autorità di Kabul hanno riferito che le forze di sicurezza e difesa nazionali afgane (ANDSF) hanno eliminato oltre 6.000 combattenti talebani in circa un mese, riconoscendo che anche il gruppo ha inflitto gravi perdite alle forze governative. I dati raccolti dal quotidiano afghano Tolo News mostrano che 638 militari e civili sono stati uccisi negli attacchi dei talebani durante questo periodo e altri 1.060 sono rimasti feriti. Inoltre, ben 120 distretti sono stati “evacuati” a seguito delle offensive dei militanti islamisti. Una delle più recenti conquiste è stata nella provincia di Kapisa, dove i talebani hanno preso il controllo del del distretto di Tagab. L’area in questione fa parte di una cintura di territorio che i militanti stanno conquistando intorno alla capitale, facendo crescere il timore che questi stiano preparando il terreno per un assalto contro Kabul, una volta che le forze armate straniere si saranno ritirate e non saranno quindi più in grado di sostenere, con i loro attacchi aerei, le forze armate governative. 

“La ragione principale del crollo dei distretti è la scarsa leadership a livello delle forze di sicurezza e di difesa”, ha affermato il deputato Khan Agha Rezayee. Sebbene il numero di attacchi mirati ed esplosioni sia diminuito durante questo periodo, il livello delle vittime tra il personale di sicurezza e i civili è continuato ad aumentare. La maggior parte delle vittime è stata segnalata nelle province di Baghlan, Faryab, Badakhshan, Ghazni, Takhar, Balkh, Ghor, Herat, Farah, Kunduz, Badghis e Sar-e-Pul.Nel frattempo, il Ministero della Difesa dell’Afghanistan (MoD) ha affermato che le forze di sicurezza afghane hanno aumentato gli attacchi aerei sulle posizioni dei talebani nelle province di Nangarhar, Herat, Balkh, Jawzjan, Helmand, Takhar, Badakhshan, Kunduz, Baghlan e Kapisa nel tentativo di riconquistare i distretti perduti. Nella notte tra il primo e il 2 luglio, nelle province di Badakhshan e Baghlan, nel Nord dell’Afghanistan, 23 afghani, tra cui membri delle forze di sicurezza e membri delle forze di insurrezione pubbliche, sono deceduti e altre cinque sono rimaste ferite in nuovi attacchi dei talebani. 

L’Afghanistan è colpito da una profonda crisi dovuta a decenni di instabilità. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati a seguito dell’invasione degli Stati Uniti del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati ad essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane hanno tentato più volte di riprendere il controllo di Kabul.

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il presidente statunitense aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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