Yemen, l’escalation continua: intercettati droni su Marib

Pubblicato il 1 luglio 2021 alle 8:37 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita ha riferito di aver abbattuto due droni, carichi di esplosivo, lanciati dai ribelli sciiti Houthi contro l’Ovest di Ma’rib, governatorato yemenita situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, l’annuncio è giunto nella tarda serata del 30 giugno. Come specificato dall’esercito yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, i droni sono stati abbattuti mentre questi sorvolavano l’area occidentale di Sirwah, diretti verso il centro della “popolosa” città di Ma’rib, capoluogo dell’omonimo governatorato. Anche il giorno precedente, il 29 giugno, le forze filogovernative avevano dichiarato di aver intercettato droni esplosivi nella medesima regione. L’esercito yemenita pensa che i droni carichi di trappole esplosive siano di fabbricazione iraniana e vengano impiegati per colpire quartieri residenziali e, di conseguenza, civili.

L’offensiva a Ma’rib, ad opera delle milizie ribelli, ha avuto inizio nella prima settimana di febbraio, ma si è particolarmente intensificata nel corso dell’ultima settimana. Dal 24 giugno, gli Houthi hanno lanciato intensi attacchi contro le postazioni dell’esercito yemenita da Nord, Sud e Ovest, con l’obiettivo di espugnare l’ultima roccaforte del Nord dello Yemen posta in gran parte sotto il controllo delle forze filogovernative. Queste ultime, coadiuvate dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, sono riuscite a respingere gli attacchi dei ribelli, ma non sono mancati violenti combattimenti via terra, attacchi di artiglieria e intensi raid aerei. Tra i fronti più accesi vi sono quelli occidentali di al-Kassara, al-Mashjah e Sirwah. Tuttavia, sinora, il gruppo sciita non è riuscito ad ottenere progressi significativi.

Secondo statistiche ufficiali fornite da fonti filogovernative, almeno 74 civili sono stati uccisi o rimasti feriti nel mese di giugno a seguito degli attacchi missilistici e per mezzo di droni perpetrati dai ribelli Houthi. In particolare, le autorità del governatorato di Ma’rib hanno affermato che, dal 5 al 29 giugno, 34 civili hanno perso la vita, di cui due bambini, mentre altri 40 sono rimasti feriti. Tra questi ultimi, 3 bambini e una donna.  Uno degli attacchi più violenti, definito un “massacro”, è stato condotto il 29 giugno, quando almeno 10 persone sono rimaste ferite e altre 3 sono decedute a seguito di attacchi missilistici perpetrati contro un quartiere residenziale del capoluogo di Ma’rib, al-Rawda. Tra gli altri attacchi dell’ultimo mese, si annoverano quelli del 5 e del 10 giugno, che hanno causato, rispettivamente, la morte di 8 e 21 civili.

Di fronte a tale scenario, il 30 giugno, il Dipartimento di Stato degli USA ha esortato le milizie ribelli ad accettare un cessate il fuoco globale e a sedersi al tavolo dei negoziati per risolvere la crisi in Yemen. L’offensiva di Ma’rib, è stato poi specificato, ha ulteriormente esacerbato la situazione umanitaria del Paese. Le dichiarazioni di Washington hanno accompagnato quelle del ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, che, da Berlino, ha ribadito la posizione del governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, a favore di un cessate il fuoco a livello nazionale. Non da ultimo, il ministro ha affermato che l’esecutivo ha sempre riconosciuto i ribelli Houthi come un attore “rilevante” nel panorama yemenita. A detta del ministro, poi, a livello internazionale vi è bisogno di un nuovo approccio per risolvere la crisi in Yemen, passando dalla persuasione alla pressione, al fine di convincere gli Houthi a porre fine alla guerra. Circa Ma’rib, bin Mubarak ha parlato di una situazione pericolosa, evidenziando come, se il governo perdesse il controllo della regione, le conseguenze umanitarie per milioni di sfollati potrebbero essere catastrofiche.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali che si sono impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite uscente, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman ha provato ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. Sono stati quattro i punti su cui si è cercato di raggiungere un consenso con entrambe le parti belligeranti, gli Houthi e il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Tuttavia, ad oggi, non è stato registrato alcun progresso tangibile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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