Immigrazione: i fatti più importanti di giugno 2021

Pubblicato il 1 luglio 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di giugno 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, oltre 6.171 migranti, segnando una diminuzione significativa rispetto alle cifre registrate nel mese precedente. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (11.599), Grecia (3.594), Cipro (1.074) e Malta (244). L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi sei mesi del 2021 ammonta a 832, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 290 persone. Le prime cinque nazionalità dei migranti entrati in Europa, secondo le stime della UNHCR sono bangladese, tunisina, siriana, ivoriana ed eritrea.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, complessivamente, dal primo gennaio al 30 giugno 2021, sono sbarcati circa 19.800 migranti, segnando un aumento importante rispetto ai dati dello stesso periodo del 2020, pari a 6.700. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono bangladese, tunisina, ivoriana, egiziana e eritrea. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 2.279.

Il mese di giugno si è aperto con un naufragio, al largo della Tunisia, di un’imbarcazione partita dalla Libia e diretta verso l’Italia. I morti sono stati 70, mentre i superstiti sono ammontati a 23. Parallelamente, il corpo navale tunisino ha anche salvato altri 39 migranti dopo il naufragio di un’altra imbarcazione di fronte alle coste della città di Sfax, situata sulla costa orientale della Tunisia.

Il 7 giugno, al termine di un incontro, con la Commissaria UE per gli Affari Interni, Ylva Johansson, il primo ministro del Governo di unità nazionale libico (GNU), Abdelhamid Dbeibah, ha sottolineato che la Libia, essendo un Paese di transito, non è in grado di fermare da sola la crisi migratoria, ma necessita di una seria cooperazione con l’Unione Europea e con i Paesi di origine dei migranti. Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di un vero partenariato per gestire la crisi, considerato che la migrazione è una questione delicata, che richiede una varietà di strategie diverse per essere affrontata alla radice, inclusa la realizzazione di progetti di sviluppo nei Paesi di origine. Johansson e Dbeibah hanno anche discusso del sostegno alle autorità libiche attraverso programmi di formazione per i membri dell’Agenzia per il controllo delle migrazioni e hanno parlato di come sviluppare e aumentare le capacità della Guardia costiera libica, attraverso l’addestramento e il supporto materiale.

L’8 giugno, durante l’incontro a Tripoli con l’omologo libico Khaled Mazen, il ministro dell’Interno maltese, Byron Camilleri, ha confermato l’attivazione dei precedenti accordi tra i due Paesi nel campo della lotta al traffico di sostanze stupefacenti, al riciclaggio di denaro, all’immigrazione clandestina, al contrabbando e alla criminalità organizzata. Camilleri ha ribadito altresì il sostegno all’addestramento della Guardia Costiera del Paese nordafricano per aumentarne l’efficienza nel Mediterraneo. Mazen, da parte sua, ha evidenziato che la questione dei flussi migratori illegali è un dossier comune e globale, di cui tutti dovrebbero sostenere gli oneri.

Il 14 giugno, almeno 25 migranti sono stati trovati morti al largo della costa dello Yemen, sul Mar Rosso, dopo che una nave, che trasportava circa 200 persone provenienti dal Gibuti, si è capovolta in mare. Un gruppo di pescatori ha specificato che i corpi sono stati ritrovati vicino a Ras Al-Ara, un villaggio costiero nella provincia meridionale di Lahij. Secondo gli esperti, si tratterebbe di uno snodo centrale per il traffico di esseri umani dal Corno d’Africa allo Yemen. Un funzionario della provincia ha poi rivelato che il barcone, che trasportava tra le 160 e le 200 persone, si sarebbe ribaltato due giorni prima. Una fonte dell’Onu ha dichiarato che la maggior parte delle persone a bordo erano africane e solo alcune di nazionalità yemenita.

Il 18 giugno, almeno 4 persone, tra cui un bambino e una donna incinta, sono state trovate morte dopo il naufragio del loro gommone, nei pressi dell’isola di Lanzarote, alle Canarie. Secondo le autorità spagnole, il barcone trasportava 48 migranti e si stava avvicinando ad Orzola, prima di ribaltarsi a pochi metri dalla riva. I soccorritori e i residenti sono riusciti a salvare le altre 44 persone, tra cui almeno 7 bambini.  Due giorni dopo, la Guardia Costiera spagnola ha recuperato, altre 45 persone al largo di Gran Canaria, tra cui 24 donne e 8 bambini. I migranti, provenienti dall’Africa sub-sahariana, erano stati avvistati da una nave di passaggio a circa 38 miglia a Sud dell’isola. I sopravvissuti sono stati portati a terra, domenica pomeriggio, da un’imbarcazione di soccorso.

Il 21 giugno, il dossier immigrazione è stato al centro dell’incontro tra il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Centrale, durante la discussione tra i due leader, è stato il tema del rinnovo dell’accordo migratorio tra UE e Turchia. Sulla questione, il premier italiano ha dichiarato apertamente il suo “sì” rispondendo, in conferenza stampa, proprio ad una domanda sul futuro dell’intesa, firmata il 18 marzo del 2016. Merkel, da parte sua, ha spiegato che tra i due Paesi “non c’è alcuna divergenza” sulla strategia da adottare non solo nei confronti della Turchia, ma anche della Russia, altro dossier di cui si discuterà al prossimo Consiglio europeo. Sul fronte immigrazione, la cancelliera tedesca ha infine evidenziato che, a differenza dell’Italia, la Germania è meta di immigrazione secondaria ma che i governi di Berlino e Roma, seppur interessati in maniera diversa dalla questione migratoria, sono “completamente uniti” dalla volontà di affrontarla. Entrambi i leader hanno insistito sul fatto che Ankara abbia svolto un ruolo fondamentale nel discorso immigrazione e hanno sottolineato che è giusto che sia appoggiata dall’UE.

Il 23 giugno, Draghi ha avvertito l’Europa che il ritiro della NATO dall’Afghanistan causerà una nuova ondata di immigrazione. Alla luce di ciò, il primo ministro ha esortato l’Unione a concentrarsi sul “contenimento” e sul rimpatrio dei migranti clandestini, ma anche sull’apertura di canali per l’ingresso legale e sugli aiuti ai Paesi di origine. Draghi ha anche criticato il blocco per aver trascurato la questione della migrazione, affermando che non è stata formalmente inserita nell’agenda dei vertici dell’UE negli ultimi tre anni. Parlando specificatamente dell’Italia, uno dei Paesi dell’Unione più esposti a questo fenomeno, il premier ha chiesto maggiori sforzi nazionali per l’integrazione. “Se non integriamo queste persone nella società italiana, prima di tutto facciamo del male a noi stessi… Se non le integriamo, produciamo potenziali nemici”, ha aggiunto.

Il 25 giugno, le autorità tunisine hanno tratto in salvo 267 migranti, la maggior parte dei quali di nazionalità bengalese, che stavano cercando di raggiungere l’Europa dalla Libia attraverso il Mediterraneo centrale. I sopravvissuti sono stati trasportati al porto di Ben Guerdane, nel Sud della Tunisia, vicino al confine con la Libia, venendo affidati al personale dell’IOM e della Mezzaluna Rossa, prima di essere messe in quarantena in un hotel sull’isola tunisina di Djerba. Nuovamente, il 27 giugno, la Marina tunisina ha soccorso 178 migranti, e ha recuperato i corpi di due persone.

Infine, la notte tra il 29 e il 30 giugno, si è verificato un naufragio davanti alle coste dell’isola di Lampedusa, causando 7 morti, 46 sopravvissuti e 9 dispersi. L’imbarcazione si è ribaltata a circa 5 miglia dall’isola e molte delle persone a bordo sono finite in mare. Sia i sopravvissuti che i corpi delle vittime sono già stati portati a molo Favarolo su motovedette della Guardia Costiera. Sul posto, c’è la polizia che sta cercando di ricostruire la dinamica dell’accaduto. Dei 7 migranti ritrovati senza vita, 4 sono donne, una delle quali in avanzato stato di gravidanza.

Oltre al naufragio, nella notte tra 29 e il 30 giugno sono stati registrati diversi sbarchi a Lampedusa. Almeno 256 migranti sono approdati sull’isola, a partire dalle 3:30 del mattino, su 4 diversi barconi. Tre imbarcazioni sono state soccorse al largo, mentre la quarta, con 6 tunisini a bordo, è riuscita invece a raggiungere da sola la costa, intorno alle 7 di mattina, arrivando direttamente in porto. I primi 120 migranti erano stati intercettati a circa 14 miglia a Sud di Lampedusa, su un’imbarcazione di 8 metri, ed erano stati portati a terra dai militari della Guardia di Finanza. Altri 30 erano stati intercettati a 12 miglia dalla motovedetta Cp309 della Capitaneria di porto. Poco dopo, le ultime 100 persone erano state recuperate in mare dalle autorità italiane. Già nel corso della giornata del 29 giugno c’erano stati 4 sbarchi sull’isola, per un totale di 136 persone, di varia nazionalità.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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