Georgia: le prospettive di integrazione all’Unione Europea

Pubblicato il 1 luglio 2021 alle 6:36 in Europa Georgia

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Il primo ministro della Georgia, Irakli Garibashvili, ha annunciato che Tbilisi, nel 2024, presenterà la domanda ufficiale di integrazione all’Unione Europea. Tale dichiarazione è stata rilasciata in occasione del 7° anniversario dalla firma dell’Accordo di associazione tra l’UE e il Paese del Caucaso Meridionale.

Il Ministero degli Affari Esteri della Georgia ha osservato che la Repubblica continuerà ad impegnarsi per osservare le direttive dell’Unione Europea. Inoltre, il Dipartimento ha anche reso noto che, negli ultimi sette anni, l’interscambio commerciale tra Tbilisi e Bruxelles è fortemente aumentato. Da una parte, gli export georgiani verso il blocco europeo hanno registrato una crescita del 15%. Nello specifico, il 24% del totale del commercio estero del Paese è rappresentato dalle importazioni dell’Unione. Il Ministero degli Affari Esteri ha anche rivelato che l’assistenza finanziaria che Bruxelles offre a Tbilisi è in graduale aumento. Attualmente, tale valore si aggira intorno a 120-130 milioni di euro annui.

L’ambasciatore dell’UE in Georgia, Karl Harzel, ha dichiarato che, nonostante l’Accordo di associazione sia un documento tecnico, riflette anche i valori e gli obiettivi che accomunano il blocco europeo e la Georgia. Tale patto era stato firmato il 27 giugno 2014. Inizialmente dal carattere provvisorio, l’accordo è entrato ufficialmente in vigore il primo luglio 2016, quando è stato ratificato da ambo le parti. L’intesa è stata accolta con favore dal popolo georgiano, che aveva interpretato il patto come un “trampolino di lancio” verso il blocco. Tuttavia, è importante sottolineare che l’Accordo di associazione non implica necessariamente l’ingresso effettivo perché l’Europa ha sottoscritto documenti analoghi con Algeria, Tunisia e Cile, ovvero Paesi che non hanno prospettive europee.

Il tema principale dell’accordo del 2014 fa riferimento alla cooperazione economica, sebbene ci siano alcuni aspetti contraddittori che sono stati analizzati dagli osservatori del quotidiano russo Izvestija. Si tratta di questioni legate al commercio e alla politica di rilascio dei visti. Mentre, da una parte, la Georgia ha completamente aperto il proprio mercato alle importazioni europee, dall’altra l’UE si è riservata il diritto di imporre tasse di accesso alle merci georgiane. Successivamente, tali tasse aggiuntive sono state estese anche a beni di prima necessità, quali frutta, verdura e agrumi. Un altro nodo critico fa riferimento alla politica di rilascio dei visti. Gran parte dei cittadini georgiani si aspettava che, attraverso le nuove riforme, si sarebbero potuti recare in Europa per lunghi periodi, soprattutto per trovare lavoro. Tuttavia, tali aspettative sono state accantonate poiché la semplificazione della politica di rilascio dei visti riguardava solo quelli turistici di breve durata, ovvero 90 giorni.

Nel frattempo, a detta della rappresentante della delegazione europea per le relazioni con i Paesi del Caucaso Meridionale, Marina Kaljurand, sarebbero molti gli Stati del blocco a fare resistenza sull’allargamento dell’UE. Dall’altra parte, la Georgia continua ad impegnarsi attivamente affinché l’ingresso avvenga de facto poiché è una priorità per il Paese. Tuttavia, Kaljurand ha affermato che la questione dell’adesione non è “realistica” nel breve periodo. Pertanto, ha continuato l’eurodeputata, è difficile che nel 2024 la Georgia riceverà una risposta affermativa. A supporto della sua dichiarazione, Kaljurand ha fornito tre motivazioni. La prima è che nel Paese è ancora in corso la questione dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Pertanto, le questioni territoriali “irrisolte” rappresentano uno degli ostacoli all’integrazione nella struttura internazionale. La seconda riguarda la crisi economica nel Paese. Nel 2020, il 21,3% della popolazione verteva in una condizione di povertà assoluta. Oltre a ciò, il tasso di disoccupazione si attestava al 18,5% e lo stipendio medio, che si aggira intorno a 150-450 dollari, è al di sotto di quello europeo. La terza ragione è legata all’instabilità del sistema politico nel Paese. La crisi interna è scoppiata il 31 ottobre 2020, quando le elezioni parlamentari sono state vinte dal partito Sogno Georgiano. Tali risultati hanno scosso la popolazione, che è scesa in massa in piazza per protestare. Analogamente, numerosi gruppi partitici non hanno accettato il risultato delle votazioni, rifiutandosi di prendere parte alla vita politica del Paese fino al 12 giugno. Nel processo di normalizzazione della crisi politica interna, l’Unione Europea ha svolto un ruolo chiave.

Nello specifico, il blocco europeo è intervenuto nella questione attraverso il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il quale ha presentato al Paese un piano di compromesso che consentisse ai gruppi politici di raggiungere un accordo. Il suddetto piano, denominato Documento Danielsson, è stato illustrato ai partiti georgiani il 18 aprile. Ciò che fino a prima aveva ostacolato i negoziati e aveva impedito alle parti di raggiungere un accordo era la richiesta di rilascio dei prigionieri politici, quali Nika Melia e Giorgi Rurua. Il gruppo politico Movimento Nazionale Unito (UNM), capeggiato da Melia, aveva sottolineato che il partito avrebbe sottoscritto il documento solamente a seguito del rilascio del leader Melia, come è avvenuto il 10 maggio. Tra le soluzioni che l’Europa ha proposto, fondamentale è quella delle elezioni anticipate, che saranno indette nel 2022 se il partito attualmente al governo, Sogno Georgiano, otterrà meno del 43% alle elezioni amministrative. Queste ultime sono calendarizzate per l’ottobre 2021. Il nuovo patto, inoltre, prevede l’amnistia di tutti gli individui coinvolti nell’irruzione al Parlamento, avvenuta il 20 giugno 2019 e organizzata da Melia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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