Yemen: la coalizione risponde al massacro degli Houthi

Pubblicato il 30 giugno 2021 alle 8:41 in Arabia Saudita Yemen

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Il governatorato yemenita di Ma’rib, a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, continua ad assistere a una violenta escalation. Dopo gli attacchi effettuati dagli Houthi il 29 giugno, costati la vita a 3 civili, la coalizione a guida saudita ha condotto circa 26 raid aerei, al fine di sostenere le truppe dell’esercito yemenita impegnate in combattimenti via terra.

A riportare la notizia è stato il quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti mediatiche affiliate ai ribelli, le quali hanno specificato che gli attacchi terrestri della coalizione hanno interessato soprattutto il distretto di Sirwah, il fulcro degli scontri tra i ribelli sciiti Houthi e le forze filogovernative, legate al presidente Rabbo Mansour Hadi. Un altro raid ha poi interessato l’area di Majzar, nel Nord-Ovest di Ma’rib, ma non sono stati forniti dati sul numero di vittime provocate.

Fonti mediatiche filo-Houthi hanno dichiarato che, nel corso del nuovo round di escalation, le forze aree della coalizione guidata da Riad hanno costantemente colpito il gruppo sciita. Nelle ultime 48 ore sono stati 57 i raid registrati. Fonti militari filogovernative hanno poi riferito ad al-Araby al-Jadeed che l’esercito yemenita, grazie ai raid della coalizione, è riuscito a frenare un attacco su larga scala presso l’area settentrionale di al-Baluq e nelle postazioni circostanti al-Tala’a al-hamra. A detta delle fonti, decine di combattenti Houthi sono rimasti feriti o uccisi, mentre molti di loro sono fuggiti nel corso dei bombardamenti.

L’offensiva a Ma’rib, ad opera delle milizie ribelli, ha avuto inizio nella prima settimana di febbraio, ma si è particolarmente intensificata nel corso dell’ultima settimana. Dal 24 giugno, gli Houthi hanno lanciato intensi attacchi contro le postazioni dell’esercito yemenita da Nord, Sud e Ovest, con l’obiettivo di espugnare l’ultima roccaforte del Nord dello Yemen posta in gran parte sotto il controllo delle forze filogovernative. Queste ultime, coadiuvate dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, sono riuscite a respingere gli attacchi dei ribelli, ma non sono mancati violenti combattimenti via terra, attacchi di artiglieria e intensi raid aerei.

Al momento, gli Houthi non hanno ottenuto risultati significativi sul campo, mentre continuano ad essere accusati a livello sia nazionale sia internazionale di ostacolare gli sforzi profusi per riportare la pace nel Paese. Uno degli attacchi più violenti, definito un “massacro”, è stato condotto il 29 giugno, quando almeno 10 persone sono rimaste ferite e altre 3 sono decedute a seguito di attacchi missilistici perpetrati contro un quartiere residenziale del capoluogo di Ma’rib, al-Rawda. Nel condannare l’accaduto, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha riferito che l’attacco è stato effettuato con missili “di fabbricazione iraniana” e che quanto accaduto rappresenta una conseguenza del fallimento e delle sconfitte del gruppo sciita nella sua offensiva a Ma’rib.

Parallelamente, il ministro degli Esteri, Ahmed Awad bin Mubarak, ha ribadito la posizione del governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, a favore di un cessate il fuoco a livello nazionale, ritenuto essere la mossa umanitaria più rilevante da compiere prima di passare a risolvere le altre questioni e giungere a una soluzione politica globale.

Tra i “massacri” dell’ultimo mese, si annoverano quelli del 5 e del 10 giugno, che hanno causato, rispettivamente, la morte di 8 e 21 civili. Secondo le cifre fornite dal governo yemenita, più di 120 civili, tra cui 15 bambini, sono stati uccisi, mentre oltre 220 civili sono rimasti feriti negli ultimi sei mesi. Inoltre, a detta dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nell’ultima settimana, gli attacchi degli Houthi hanno costretto 90 famiglie a fuggire. Da gennaio al 26 giugno 2021, 6.555 famiglie sono state sfollate in tutto lo Yemen, per la maggior parte nella regione di Ma’rib. Quest’ultima, ha ribadito più volte il governo, ospita circa il 60% del totale degli sfollati e il 7,5% della popolazione totale dello Yemen.

Già il 15 febbraio, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, Mark Lowcock, aveva espresso profonda preoccupazione per l’escalation militare a Ma’rib e le sue possibili ripercussioni sulla situazione umanitaria. A detta di Lowcock, un qualsiasi attacco militare nella regione avrebbe messo in pericolo la vita di quasi due milioni di civili, provocando lo sfollamento di centinaia di migliaia di yemeniti. Le conseguenze umanitarie sono state definite “inimmaginabili” e ciò si verificherebbe in un momento in cui le condizioni sembrano essere idonee per promuovere una tregua e non per esacerbare ulteriormente le sofferenze della popolazione yemenita.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro del perdurante conflitto civile yemenita, in cui l’Arabia Saudita è intervenuta il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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