Nigeria: arrestato leader del Popolo Indigeno del Biafra

Pubblicato il 30 giugno 2021 alle 19:54 in Africa Nigeria

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Nnamdi Kanu, il leader di un gruppo che chiede la secessione del Biafra, una parte della Nigeria Sud-orientale, è stato arrestato ed è detenuto nella capitale, Abuja, in attesa del processo.

La notizia è stata riferita martedì 29 giugno dal procuratore generale e ministro della Giustizia nigeriano, Abubakar Malami, che ha aggiunto che Kanu è stato arrestato il 27 giugno e “riportato” in Nigeria, ma non ha specificato da dove. “È stato intercettato grazie agli sforzi collaborativi dei servizi di intelligence e sicurezza nigeriani”, ha dichiarato Malami. L’uomo è comparso in tribunale il 29 giugno e il suo caso è stato aggiornato al 26 e 27 luglio.

Kanu è il leader del popolo indigeno del Biafra (IPOB), un gruppo che l’esercito nigeriano ha etichettato come un’organizzazione terroristica. Ifeanyi Ejiofor, avvocato dell’IPOB, ha chiesto al governo di garantire la sicurezza di Kanu, mentre si trova in detenzione. “Insistiamo sul fatto che gli venga concesso un processo equo, che è un suo diritto costituzionalmente protetto”, ha scritto l’avvocato su Facebook. Kanu ha già trascorso due anni in carcere accusato di associazione a delinquere e appartenenza a un’organizzazione illegale, ma è scomparso dopo essere stato rilasciato su cauzione nell’aprile 2017. Da allora, la posizione del leader dell’IPOB non è stata chiara, ma il governo ha fortemente criticato i suoi post sui social media, ritenendoli la causa della crescente insofferenza che avrebbe portato ad una nuova ondata di attacchi nel Sud-Est della Nigeria. A maggio, la polizia ha lanciato un’operazione in tale regione, per reprimere l’aumento della violenza, scatenando il timore di un ritorno alla guerra.

Inoltre, il ministro dell’Informazione nigeriano, Lai Mohammed, ha citato le attività online di Kanu come un fattore nella decisione del governo di sospendere Twitter, effettiva dal 4 giugno. Tuttavia, è necessario specificare che tale decisione è stata resa ufficiale dopo che, il primo giugno, la piattaforma aveva rimosso, per violazione delle regole del sito, un tweet del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari. Il messaggio citava la guerra civile nigeriana del 1967-1970, la cosiddetta guerra del Biafra, collegandola agli attacchi effettuati contro seggi elettorali e stazioni di polizia nel Sud-Est del Paese e, secondo alcuni, minacciando velatamente delle ripercussioni contro il movimento secessionista di quelle aree. “Molti di quelli che si comportano male oggi sono troppo giovani per conoscere la distruzione e la perdita di vite avvenute durante la guerra civile nigeriana. Quelli di noi che la affrontarono per trenta mesi, che andarono in guerra, li tratteranno in modo che capiscano”, si leggeva nel tweet del presidente.

Buhari non ha fatto riferimento alla cancellazione del post durante l’annuncio del blocco di Twitter. Il suo governo, pur definendo l’azione della piattaforma “deludente”, ha dichiarato che questa non è stata l’unica ragione che ha fatto propendere per la sospensione “temporanea” del social network. “Ci sono stati diversi di problemi con la piattaforma di social media in Nigeria, dove la disinformazione e le notizie false diffuse attraverso di essa hanno avuto conseguenze violente nel mondo reale”, ha affermato il governo. Il ministro della Giustizia, Abubakar Malami, ha invitato al “perseguimento immediato dei trasgressori del divieto del governo federale sulle operazioni di Twitter in Nigeria” e ha chiesto al pubblico ministero di “passare all’azione”. Il blocco è rivolto sia alle società che agli individui. 

Twitter, dal canto suo, ha definito la notizia del blocco “profondamente preoccupante”. “L’accesso a Internet gratuito e aperto è un diritto umano essenziale nella società moderna. Lavoreremo per ripristinare l’accesso a tutti coloro che in Nigeria si affidano a Twitter per comunicare e connettersi con il mondo. #KeepitOn”, ha dichiarato la società in una nota. Anche gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono dette allarmate dalla decisione di sospendere temporaneamente il social network nel Paese. Le missioni diplomatiche di UE, USA, Gran Bretagna, Canada e Irlanda hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, sabato 5 giugno, condannando il divieto e affermando: “Vietare i sistemi di espressione non è la risposta. Soprattutto in un momento in cui la Nigeria ha bisogno di promuovere il dialogo inclusivo e la libertà delle opinioni, oltre a condividere informazioni vitali per la pandemia di Covid-19”. “Il percorso verso una Nigeria più sicura risiede in più, non in meno, comunicazione”, ha aggiunto la dichiarazione.

Il popolo indigeno del Biafra (IPOB) è un’organizzazione separatista nigeriana, il cui principale obiettivo è creare uno Stato indipendente del Biafra. Il gruppo è stato fondato nel 2012 dallo stesso Nnamdi Kanu, attivista nigeriano britannico. I sostenitori di IPOB includono principalmente persone dei gruppi etnici Igbo, Anang, Igbanke, Igala e Idoma all’interno dell’ex territorio del Biafra. Negli anni, l’organizzazione ha criticato il governo federale nigeriano per la distribuzione iniqua delle risorse, l’emarginazione etnica e la repressione militare. Il 18 settembre 2017 l’Alta Corte Federale di Abuja ha definito l’IPOB un’organizzazione terroristica ai sensi del Terrorism Act della Nigeria. L’organizzazione ha cercato di ribaltare la decisione del tribunale nel 2018, senza successo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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