Il Kirghizistan verso la normalizzazione dei rapporti con il Tagikistan

Pubblicato il 30 giugno 2021 alle 15:29 in Kirghizistan Tajikistan

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Il presidente del Kirghizistan, Sadyr Japarov, è giunto a Dushanbe, martedì 29 giugno, per incontrare la sua controparte tagika, Emomali Rahmon. I colloqui si sono svolti in un’atmosfera “pacifica e costruttiva”, dimostrando l’interesse delle due parti a normalizzare le relazioni bilaterali. 

Il vertice, che era stato concordato il 30 aprile, è il primo incontro ufficiale tra i due capi di Stato da quando, lo scorso 28 aprile, sono scoppiati gli scontri frontalieri. Secondo quanto riferito dal quotidiano russo Kommersant, i negoziati kirghiso-tagiki si sono protratti per circa sei ore. La prima parte dei colloqui si è svolta in un formato ristretto che è poi stato ampliato alle delegazioni dei due Paesi. Il focus è stato posto sulla delimitazione del confine tra i due Stati al fine di stabilire quali aree appartenessero al Kirghizistan e quali al Tagikistan. Nello specifico, Rahmon e Japarov hanno concordato di accelerare i negoziati sull’elaborazione di soluzioni reciprocamente vantaggiose sulla controversia. Il presidente del Tagikistan ha dichiarato che sono stati raggiunti i primi traguardi sulla questione territoriale. Questi, seppur minimi, hanno rappresentato l’impegno delle parti a normalizzare la disputa. Nel corso dei negoziati del 29 aprile sono stati definiti circa 34 chilometri di confine. Successivamente, i leader dei due Paesi hanno annunciato che il Gruppo di lavoro interdipartimentale tagiko-kirghiso, istituito per discutere di questioni relative all’uso delle risorse idriche condivise, riprenderà la sua attività. Altrettanto rilevante è sottolineare che, a margine dei colloqui, i presidenti delle due Repubbliche hanno rilevato la necessità di creare condizioni favorevoli per i tagiki in Kirghizistan e per i kirghisi in Tagikistan.

Il progressivo riavvicinamento dei due Paesi è stato altresì confermato da nuove iniziative concordate nel corso del vertice. L’obiettivo, hanno reso noto Rahmon e Japarov, è quello di sviluppare l’interazione culturale e umanitaria tagiko-kirghisa attraverso l’organizzazione di eventi culturali congiunti. Questo non solo permetterà di riconciliare i popoli, un tempo fraterni, ma consentirà anche di rafforzare i legami interetnici e culturali. Japarov ha poi ricordato che, fin dall’antichità, il Kirghizistan e il Tagikistan hanno intrattenuto legami amichevoli e di buon vicinato. Pertanto, nessuna delle due parti dovrebbe permettere che un’escalation simile a quella di fine aprile si ripeta. Nel mese di maggio e giugno, inoltre, Biskek e Dushanbe si sono impegnati attivamente per regolamentare le relazioni bilaterali. Sia Rahmon sia Japarov hanno incontrato separatamente il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, il quale ha esortato i due leader a concordare una soluzione duratura e definitiva per porre fine alle tensioni. Pertanto, a seguito dei colloqui con il capo del Cremlino, Japarov e Rahmon hanno ordinato il ritiro delle truppe che erano state dispiegate nelle aree di conflitto.

Il vertice del 29 giugno ha anche portato alla sottoscrizione di quattro documenti congiunti. Sebbene nessuno di essi riguardi la situazione frontaliera, è importante menzionarne il contenuto. Si tratta di accordi sulla cooperazione nel campo della previdenza sociale e assicurativa. Inoltre, le due agenzie di stampa statali, Kabar per il Kirghizistan e Khovar per il Tagikistan, sono state esortate a rafforzare i legami attraverso la diffusione di notizie che non pongano in cattiva luce l’altro. Secondo gli analisti russi, l’approccio “pacifico” dei due leader ha messo in luce il “forte desiderio di cooperazione”.

I colloqui si sono anche concentrati sulla nuova minaccia dei militanti che rischia di destabilizzare numerosi Paesi dell’Asia Centrale. Si tratta delle ripetute offensive dei talebani, i quali stanno avanzando verso Nord perché stanno conquistando sempre più avamposti frontalieri. Il 22 giugno, le autorità afghane hanno confermato che i talebani hanno preso il controllo del principale valico di frontiera dell’Afghanistan con il Tagikistan, presso la città di Shir Khan Bandar, situata a circa 50 chilometri da Kunduz. A causa dell’offensiva dei militanti, i soldati del governo afghano sono stati costretti a ritirarsi in Tagikistan, passando attraverso il fiume Panj. Un secondo episodio è avvenuto il 27 giugno, quando un gruppo di militari afghani ha chiesto asilo al Tagikistan per le stesse ragioni. Analoghi tentativi sono stati registrati in Uzbekistan.

Fin dal 1991, il confine tra il Kirghizistan e il Tagikistan diventa periodicamente teatro di disordini. I due Stati Centro-asiatici condividono 976 chilometri di confine, di cui 451 chilometri non sono chiaramente definiti e sono oggetto di contesa tra Biskek e Dushanbe. Il problema sorge dal fatto che i due Stati rivendicano territori analoghi poiché fanno riferimento a mappe diverse risalenti all’Unione Sovietica.

Gli scontri lungo il confine tra i due Paesi sono iniziati il 28 aprile, tra la provincia kirghisa di Batken e quella tagika di Sughd. La disputa riguardava la sovranità dell’impianto idrico di Golovnoy, collocato sul fiume Isfara, il quale è rivendicato da entrambe le parti. Inizialmente, gli abitanti di alcuni villaggi delle due province avevano iniziato a scagliare pietre gli uni contro gli altri. Successivamente, il 29 aprile, le rispettive forze armate si sono unite agli scontri con armi e mortai, e, secondo fonti kirghise, il Tagikistan avrebbe anche schierato un elicottero da guerra di tipo Mi-24.  In totale, sarebbero state circa 150 le persone che hanno partecipato agli scontri da entrambe le parti. Il bilancio delle vittime include 36 morti kighisi e 19 tagiki, ai quali si aggiungono decine di feriti.

La sera del 29 aprile, Kirghizistan e Tagikistan hanno poi concordato un primo cessate il fuoco e il ritiro dei soldati per porre fine alle ostilità. Tuttavia, il primo maggio, la parte kirghisa ha però accusato il Tagikistan di aver continuato a militarizzare il confine e di aver aperto il fuoco contro alcuni veicoli del Kirghizistan. Successivamente, il primo maggio le autorità dei due Paesi hanno concluso un secondo accordo per il cessate il fuoco totale e per il ritiro dei soldati schierati lungo il confine conteso.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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