Emirati Arabi Uniti- Israele: dalla prima ambasciata nel Golfo ai nuovi accordi

Pubblicato il 30 giugno 2021 alle 9:57 in Emirati Arabi Uniti Israele

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La visita “storica” del ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, negli Emirati Arabi Uniti (UAE) è stata occasione per inaugurare l’ambasciata di Israele ad Abu Dhabi, la prima in un Paese del Golfo. Parallelamente, è stato siglato un nuovo accordo, il 12esimo da quando i due Paesi hanno normalizzato le proprie relazioni, il 15 settembre 2020.

All’inaugurazione della rappresentanza diplomatica, Lapid ha parlato di “momento storico”, affermando di essere orgoglioso di aver rappresentato lo Stato di Israele nella prima visita ufficiale negli UAE. “Il Medio Oriente è la nostra casa e siamo qui per rimanere. Pertanto, invitiamo tutti gli altri Paesi della regione a rendersene conto”, ha poi affermato il ministro israeliano, rivolgendo un appello agli Stati del Golfo a seguire l’esempio degli Emirati. Un’altra tappa della visita è Dubai, dove, oltre a visitare il sito dell’Expo 2020 e inaugurare il padiglione israeliano, è prevista l’apertura di un consolato di Israele. Gli Stati Uniti, tramite il segretario di Stato, Antony Blinken, hanno accolto con favore quanto accaduto il 29 giugno, definendo la visita e l’apertura dell’ambasciata dei passi significativi non solo per i due Paesi, ma per l’intera regione. “Gli Stati Uniti continueranno a collaborare con Israele e gli UAE”, ha poi affermato Blinken, esprimendo la volontà di rafforzare i legami di partenariato, al fine di creare un “futuro più pacifico, sicuro e prospero per tutti i popoli del Medio Oriente”.

Sino ad ora, a capo della missione di Israele nel Paese del Golfo vi è stato Eitan Na’eh, in attesa della nomina di un inviato permanente in una sede permanente. Risale, invece, al 14 febbraio scorso il giuramento del primo ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Israele, Mohammad Mahmoud al-Khajah, chiamato a promuovere le relazioni tra Abu Dhabi e Tel Aviv, in modo da incoraggiare una cultura di pace, tolleranza e convivenza, mentre l’ambasciata emiratina ha sede temporanea presso la sede della Borsa di Tel Aviv. In generale, da settembre 2020, sono diversi i progressi registrati a livello diplomatico ed economico tra i due Paesi. In tale quadro si inserisce l’accordo siglato da Lapid e il suo omologo emiratino, Sheikh Abdullah bin Zayed al-Nahyan, durante i colloqui del 29 giugno, in materia di cooperazione economica e commerciale. Come specificato dal Ministero degli Esteri israeliano, si tratta della dodicesima intesa siglata da Israele e gli UAE dalla normalizzazione delle relazioni. 

Si stima che gli scambi commerciali tra Israele e UAE abbiano raggiunto un valore di oltre 354 milioni di dollari. Alcune delle intese siglate nell’ultimo anno tra i due Paesi riguardano anche l’ambito energetico. In tale quadro, il 20 ottobre 2020, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) aveva dichiarato di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. 

Poi, il 19 gennaio scorso, il fondo di investimento Masdar di Abu Dhabi, specializzato in energia pulita, ha annunciato il primo importante investimento degli Emirati Arabi Uniti nelle energie rinnovabili. L’investimento ammonta a centinaia di milioni di dollari ed è volto a sviluppare progetti di energia rinnovabile in Israele. Il suo partner è la filiale della società energetica francese EDF Renewables, che attualmente sta attuando 18 progetti solari in Israele e ne sta pianificando altre decine del valore di 5 miliardi di shekel israeliani, pari a $ 1,52 miliardi.

Oltre agli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrein, il Marocco, il Sudan e il Bhutan hanno raggiunto accordi di normalizzazione con Tel Aviv, riconoscendo, in tal modo, la sovranità dello Stato di Israele. Il primo ad aver agito in tal senso era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. Per gli UAE, la decisione di normalizzare le relazioni con Israele ha “infranto la barriera psicologica” e rappresenta “la via da seguire” per portare la pace nella regione mediorientale.

Tuttavia, i recenti accordi non sono stati ben visti dalla popolazione palestinese, che li ritiene una “coltellata alle spalle” da parte di quei Paesi arabi e del Golfo ritenuti suoi alleati. In concomitanza con la visita di Lapid, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha affermato che gli accordi di normalizzazione sono una “illusione” e non porteranno pace nella regione. La pace e la sicurezza, a detta del presidente, potranno essere raggiunte solo con la fine della “occupazione” da parte di Israele e la realizzazione del diritto alla libertà e all’indipendenza del popolo palestinese, oltre che con la creazione di uno Stato indipendente con capitale Gerusalemme.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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