Colloqui tra Hamas e Hezbollah: uniti in una “battaglia decisiva”

Pubblicato il 30 giugno 2021 alle 17:04 in Libano Palestina

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Il capo dell’ufficio politico del movimento palestinese Hamas, Ismail Haniyeh, ha svolto una visita in Libano, il 28 e 29 giugno, durante la quale ha incontrato, tra gli altri, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Tra le questioni discusse vi è stata la recente escalation nella Striscia di Gaza.

In particolare, a Beirut, Haniyeh ha discusso con il leader del partito sciita libanese di quanto accaduto tra il 10 e il 21 maggio, quando un’ondata di violenza ha visto scontrarsi le forze israeliane e i gruppi palestinesi, Hamas in primis. In tale quadro, i due interlocutori hanno evidenziato la profondità della loro relazione e il ruolo chiave da essi svolto in quella che è stata definita una “battaglia decisiva”. A tal proposito, per il leader palestinese, Gerusalemme continua a rappresentare il fulcro del conflitto con Israele e “resistere è la scelta strategica per la liberazione”. Quest’ultima, ha aggiunto Haniyeh, potrà essere raggiunta attraverso l’unità dei palestinesi.

Il capo politico di Hamas ha poi evidenziato l’importanza del diritto per i rifugiati palestinesi di far ritorno nei propri territori e il rifiuto di un ricollocamento o di una “patria alternativa”. I rifugiati che risiedono in Libano, è stato specificato, sono degli “ospiti” che rimarranno nel Paese fino a quando non sarà loro possibile ritornare a casa e, nel frattempo, contribuiscono alla stabilità e alla sicurezza libanese. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA), sono circa 479.537 i rifugiati palestinesi registrati in Libano, i quali risiedono in 12 accampamenti ufficiali e 156 “ritrovi”.

Circa Hezbollah, Israele considera il movimento sciita armato, sostenuto da Teheran e rappresentato all’interno del governo di Beirut, la più grande minaccia al Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. A sua volta, Beirut, ha più volte lamentato, nel corso degli ultimi anni, le continue violazioni dello spazio aereo nazionale da parte di corpi aerei israeliani, denunciando la situazione presso le Nazioni Unite.

La visita di Haniyeh in Libano si colloca nel quadro di un tour più ampio, che l’ha visto recarsi anche in Egitto, Marocco e Mauritania, alla ricerca di supporto per la “resistenza palestinese”, probabilmente, con lo scopo di contrastare gli effetti degli accordi di normalizzazione siglati, nel 2020, da Israele e alcuni Paesi arabi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco. L’ultimo incontro tra Haniyeh e Nasrallah risale, invece, al 6 settembre 2020, pochi giorni prima della firma ufficiale degli accordi di Abramo, annunciati il 13 agosto dello stesso anno. Anche in tale occasione, Hamas ed Hezbollah avevano ribadito la solidità e la stabilità del cosiddetto “asse della resistenza” di fronte alle minacce e pressioni esterne.

Secondo fonti libanesi, la cui opinione è stata riportata dal quotidiano al-Arab, un altro obiettivo della visita del 28-29 giugno potrebbe essere stato quello di favorire il ritorno dell’Iran nella regione mediorientale, dopo che l’Egitto, tra i principali promotori della tregua del 21 maggio, sta svolgendo un ruolo sempre più rilevante negli sforzi di mediazione e stabilizzazione. Secondo alcuni circoli politici libanesi, Haniyeh si è recato a Beirut per confermare che il Libano è affiliato all’Iran e a nessun altro, e che è un membro attivo del “fronte di resistenza” guidato dalla Repubblica Islamica di Teheran.

A detta di uno scrittore libanese, Khairallah Khairallah, non si sa quale ala di Hamas sia rappresentata da Haniyeh, ma è certo che, attraverso i suoi movimenti e le sue dichiarazioni, egli rappresenti l’ala iraniana. Per lo scrittore, con i suoi viaggi il capo politico palestinese sembra essersi posto come alternativa all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ma, al contempo, non ha elaborato un programma politico specifico che gli consenta di affrontare la fase del dopoguerra. L’unica preoccupazione, a detta dello scrittore, è il “potere”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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