Israele: Lapid negli Emirati per la prima “visita storica”

Pubblicato il 29 giugno 2021 alle 12:24 in Emirati Arabi Uniti Israele

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Il nuovo ministro degli Affari Esteri di Israele, Yair Lapid, è giunto negli Emirati Arabi Uniti, martedì 29 giugno, sancendo la prima visita di alto livello compiuta da un funzionario di Tel Aviv nello Stato del Golfo arabo. Si tratta del primo incontro ufficiale da quando, nel settembre 2020, i due Paesi hanno normalizzato le relazioni bilaterali attraverso gli Accordi di Abraham.

Secondo quanto reso noto da Associated Press, Lapid incontrerà il ministro degli Esteri emiratino, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan. I due rappresentanti discuteranno di Iran, che considerano “una delle principali minacce regionali”, nonché dell’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Inoltre, nel corso della “visita storica”, così definita dal ministro israeliano, Lapid inaugurerà l’Ambasciata di Tel Aviv a Abu Dhabi e prenderà parte ad un’expo sulla tecnologia, evento in cui numerose società israeliane esporranno le ultime tecnologie sviluppate. Il giorno successivo, mercoledì 30 giugno, Lapid naugurerà il Consolato Generale d’Israele a Dubai. L’agenda del ministro degli Esteri israeliano prevede anche la firma di un ulteriore accordo sulla cooperazione economica con gli EAU, secondo quanto reso noto dal portavoce del funzionario, Lior Haiat. Quest’ultimo ha altresì aggiunto che si tratterà del 12° patto sottoscritto dalle due potenze dal 15 settembre 2020, data in cui sono state ufficialmente normalizzate le relazioni diplomatiche.

Gli Emirati Arabi Uniti si sono avvicinati a Israele dopo la firma di Accordi di Abraham, il 15 settembre 2020. La cerimonia si è tenuta a Washington, alla presenza dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. All’evento aveva partecipato anche il Bahrein, avvicinatosi ad Israele subito dopo la notizia della normalizzazione tra Tel Aviv e Abu Dhabi. Con gli accordi, Israele si era impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, sebbene l’allora primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, avesse specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. Dall’altra parte, la Palestina aveva fermamente condannato l’intesa Israele-EAU, così come gli accordi di normalizzazione con il Bahrain, il Marocco e il Sudan. Per la Palestina, il patto aveva violato la linea politica della Lega Araba, secondo cui la normalizzazione delle relazioni sarebbe dovuta giungere solo a seguito della regolamentazione dei rapporti israelo-palestinesi. Quanto agli USA, l’amministrazione presidenziale del presidente, Joe Biden, ha sostenuto l’intesa, affermando, però, che non potrà mai sostituire gli sforzi internazionali per la pacificazione tra i due Stati belligeranti.

 Gli altri accordi raggiunti tra Tel Aviv e Abu Dhabi riguardano perlopiù aspetti economici. Tra questi, l’istituzione dell’Abraham Fund, come già indicato dall’accordo siglato il 15 settembre. Stando a quanto riferito dall’ambasciata USA in Israele, la International Development Finance Corporation statunitense, gli Emirati Arabi Uniti e Israele mobiliteranno più di 3 miliardi di dollari in iniziative di investimento e sviluppo nel settore privato, volte a promuovere la cooperazione economica e la crescita a livello regionale. Come specificato dal CEO della International Development Finance Corporation, Adam Boehler, tali finanziamenti saranno altresì destinati a modernizzare i checkpoint gestiti da Israele per conto dei palestinesi.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Il JCPOA prescrive la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese Mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna ha aspettato che fosse l’altra ad agire per prima.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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