Etiopia: governo dichiara il cessate il fuoco “unilaterale e immediato” in Tigray

Pubblicato il 29 giugno 2021 alle 9:16 in Africa Etiopia

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Il governo federale dell’Etiopia ha accettato, la sera di lunedì 28 giugno, un cessate il fuoco unilaterale nella regione Settentrionale del Tigray, dopo circa otto mesi di conflitto. La misura è stata annunciata dopo che i ribelli hanno ripreso il controllo di Mekelle, la capitale della regione.

Il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF), ovvero l’ex partito al governo nella regione, ha riferito, il medesimo lunedì, di aver ottenuto il controllo della capitale, dove sono stati dispiegati, per la prima volta da novembre, i soldati delle forze armate del Tigray. Ad annunciarlo è stato il portavoce della regione, Getachew Reda, citato da al-Jazeera English. Le nuove disposizioni del cessate il fuoco “immediato e unilaterale” giungono poco dopo che l’amministrazione provvisoria del Tigray, nominata dal governo federale dopo la dispersione delle forze del TPLF nell’area, è fuggita da Mekelle e ha richiesto una tregua per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari necessari.

La cessazione delle ostilità, come si legge nella dichiarazione rilasciata dal governo federale, “rimarrà in vigore fino alla fine della stagione agricola” che, in Etiopia, corre da maggio a settembre. Secondo quanto reso noto da al-Jazeera, il portavoce del premier etiope e il portavoce dei militari, così come anche il TPLF, non hanno rilasciato commenti sulle nuove disposizioni alla suddetta agenzia di stampa. Tuttavia, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dopo aver tenuto un colloquio telefonico con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, si è detto speranzoso sull’effettiva attuazione del cessate il fuoco.

Guterres ha sottolineato la necessità di permettere agli aiuti umanitari di accedere nel Tigray, dopo aver esortato le parti belligeranti a raggiungere una “soluzione politica” duratura. Nel frattempo, gli Stati Uniti, l’Irlanda e la Gran Bretagna hanno richiesto di tenere una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo quanto reso noto da al-Arabiya, il summit potrebbe essere organizzato venerdì 2 luglio. In tal contesto, è importante ricordare che i Paesi Occidentali non sono ancora riusciti ad organizzare una “sessione pubblica” sulla situazione nel Tigray, alla quale dovrebbero prendere parte molti Paesi africani. Dall’altra parte, la Russia e la Cina continuano a considerare le ostilità perduranti nella regione un affare interno etiope.

Gli sviluppi del 28 giugno arrivano a seguito dei recenti scontri nell’area di Mekelle che hanno portato a un’escalation tra le truppe governative e il TPLF. Il conflitto, che si protrae da ormai otto mesi, ha provocato una “crisi umanitaria” che, secondo l’Onu, ha lasciato quasi 350.000 persone sull’orlo della carestia. A queste, si aggiungono altri 2 milioni di civili che vertono in condizioni analoghe a causa della difficoltà di accesso al cibo. Le ultime violenze risalgono al  25 giugno, quando tre operatori dell’organizzazione internazionale non governativa Medici Senza Frontiere (MSF) sono stati “brutalmente” uccisi nella regione del Tigray.

Le ostilità nella regione del Tigray si sono acuite a partire dal novembre 2020. Da una parte, vi è il governo federale etiope, dall’altra, le forze del governo regionale del Tigray. Nello specifico, il 4 novembre 2020, il premier etiope ha lanciato una campagna militare terrestre e aerea nel Tigray, dopo aver accusato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray di essere l’artefice di attacchi sferrati contro le basi del governo federale. Dall’altra parte, il TPLF, forza dominante nella coalizione governativa dal 1991 e fino al 2018, anno di ascesa al potere di Abiy, ha incolpato le forze federali e l’Eritrea, nemico di lunga data della regione, di aver organizzato un “attacco coordinato”. Abiy ha dichiarato la vittoria già alla fine di novembre, con la cattura del capoluogo regionale Mekelle. I combattimenti, tuttavia, sono continuati, mentre ancora oggi si teme un conflitto prolungato con effetti devastanti sulla popolazione civile. Il bilancio esatto delle vittime rimane poco chiaro, ma si ritiene che migliaia di persone siano state uccise, con almeno due milioni di sfollati. I residenti del Tigray, che ospita quasi sei milioni di abitanti, hanno denunciato massacri, violenze sessuali e uccisioni indiscriminate di civili. Circa il ruolo dell’Eritrea, questa si è rifiutata per mesi di ammettere che le sue truppe fossero state stanziate nel Tigray, ma, successivamente, ha riconosciuto la loro presenza, negando però la responsabilità negli abusi. Da marzo, secondo quanto annunciato da Abiy, Asmara avrebbe accettato di ritirare le sue truppe dal territorio etiope, lungo il confine tra i due Paesi.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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