Che cosa sappiamo delle Kata’ib al-Shuhada, il nemico degli USA in Iraq e Siria

Pubblicato il 29 giugno 2021 alle 6:17 in Iraq USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nella notte tra il 27 e il 28 giugno, le forze statunitensi hanno lanciato raid aerei contro le postazioni di gruppi filoiraniani, al confine tra Iraq e Siria. Come precisato dal Dipartimento della Difesa degli USA, l’operazione mirava a colpire le strutture impiegate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le Kata’ib Sayyid al-Shuhada.

Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, queste rappresentano il terzo maggiore gruppo armato filoiraniano attivo in Iraq, già accusato in passato di crimini di “pulizia settaria” in Siria e in Iraq, oltre che di coinvolgimento in attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione, soprattutto a Erbil e Anbar. Le Kata’ib Sayyid al-Shuhada sono nate nel 2013, con l’obiettivo di “difendere i santuari religiosi” sciiti, salvaguardare la sicurezza irachena e porre fine ai conflitti settari. Si stima che la milizia sia composta da circa 4.000 uomini, guidati da Abu Alaa Al- Wala’i, il cui vero nome è Hashem Bunyan, uno dei ricercati ai tempi dell’ex leader Saddam Hussein, ritornato in Iraq dall’Iran dopo l’invasione statunitense del Paese. Oltre ad essere un “proxy” dell’Iran, tra i primi membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), il gruppo sostiene militarmente il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel perdurante conflitto civile.

La presenza delle Kata’ib al-Shuhada è stata monitorata soprattutto nella periferia di Damasco, oltre che nei pressi di al-Bukamal e al-Tanf, nell’Est della Siria. Quanto all’Iraq, il gruppo dispone di postazioni nei governatorati di Ninive e al-Anbar. La milizia filoiraniana è stata accusata di operazioni di “pulizia settaria”, a partire dal 2014, nel governatorato siriano di Daraa oltre che nel Ghouta Est e in altre regioni irachene, tra cui al-Baaj, a Ovest di Mosul. Parallelamente, il gruppo sembra essere coinvolto in attività commerciali illegali al confine siro-iracheno, come il contrabbando di carburante, materiale elettrico, ricambi per automobili e medicinali. Non da ultimo, le Kataib al-Shuhada sono state accusate di essere coinvolte nel perseguimento e nell’uccisione di attivisti civili iracheni, nella cornice della mobilitazione popolare scoppiata a ottobre 2019. Nel mese di marzo scorso, poi, il governo regionale del Kurdistan iracheno ha formalmente accusato il gruppo di partecipazione negli attacchi contro Erbil.

Quella del 27 giugno è stata la seconda operazione ordinata dall’amministrazione di Joe Biden in Siria. Secondo fonti vicine alle Kataib Sayyid al-Shuhada, l’attacco è stato effettuato all’interno del territorio siriano, a circa 8 km dal confine con l’Iraq, dove la milizia dispone di postazioni in una zona chiamata al-Hari, la quale ospita anche altri gruppi, perlopiù iracheni. Le PMF sono state viste giungere sul luogo a seguito dei raid statunitensi. Da parte loro, fazioni armate irachene, membri del cosiddetto “Coordinamento della Resistenza irachena” hanno promesso vendetta, minacciando di attaccare obiettivi statunitensi.

In tale quadro, il 28 giugno, il portavoce del comandante in capo delle forze armate in Iraq, il generale Yahya Rasoul, ha condannato l’attacco aereo statunitense al confine iracheno-siriano, definendolo una “palese e inaccettabile violazione della sovranità e della sicurezza nazionale irachena”. L’Iraq, ha ribadito il portavoce, rifiuta di divenire un’arena da impiegare per il regolamento di conti, e sostiene il diritto alla sovranità sul suo territorio. “Chiediamo che venga riportata la calma e che venga evitata qualsiasi forma di escalation”, ha poi affermato il portavoce. Baghdad, nel frattempo, si è detta pronta ad avviare indagini e a prevenire ulteriori violazioni in futuro.

Voci di condanna sono giunte anche da alcune coalizioni del Parlamento iracheno. A tal proposito, la coalizione “Vittoria”, guidata dall’ex primo ministro iracheno Haider al-Abadi, ha parlato di una escalation e trasgressione “inaccettabile”, ribadendo il rifiuto dell’Iraq di essere coinvolto in un conflitto tra attori regionali e internazionali, che metterebbe in pericolo la propria sicurezza e gli interessi della popolazione. Fatah, definita l’ala politica delle PMF, ha invitato il premier al-Kadhimi ad aprire un’inchiesta, mentre il Ministero degli Esteri è stato esortato a condannare quanto accaduto. Oltre a definire l’attacco degli USA una “aggressione contro il popolo iracheno”, per Fatah l’episodio dimostrerebbe la “assurdità” della presenza delle forze statunitensi in Iraq e il pericolo che queste pongono alla stabilità e alla sicurezza del Paese. Motivo per cui, il governo di Baghdad è stato invitato a espellere le truppe di Washington.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.