Bielorussia: sospesi i programmi con l’UE e richiamato il proprio rappresentante a Bruxelles

Pubblicato il 29 giugno 2021 alle 6:33 in Bielorussia Europa

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Il Ministero degli Esteri della Bielorussia ha annunciato, lunedì 28 giugno, nuove contromisure in risposta alle sanzioni europee, elaborate per condannare il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tra queste, la sospensione dal “Partenariato Orientale”, un programma congiunto proposto su iniziativa europea e la convocazione del proprio rappresentante permanente a Bruxelles per “consultazioni”. 

Come si legge all’interno del comunicato ministeriale, le autorità di Minsk hanno dapprima convocato il rappresentante dell’Unione Europea in Bielorussia, Dirk Schuebel, per discutere delle sanzioni e delle relative risposte del Paese. In primo luogo, la Bielorussia ha ribadito di reputare “inaccettabile” il fatto che Bruxelles utilizzi le sanzioni come uno “strumento di pressione” nei confronti uno Stato sovrano e indipendente. “Affermiamo con profondo rammarico che la sospensione forzata dell’intesa influirà negativamente sull’interazione con l’UE nel campo della lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata”, ha dichiarato il Ministero degli Esteri di Minsk. In secondo luogo, le autorità hanno informato il rappresentante dell’UE che la Bielorussia ha sospeso la sua partecipazione al Partenariato Orientale e che si è ritirata dall’Accordo di riammissione tra la Comunità europea e la Bielorussia, un altro programma congiunto elaborato da Bruxelles. Infine, il Ministero degli Esteri ha richiamato in Bielorussia il proprio rappresentante permanente presso l’UE per “consultazioni”, così come Schuebel è stato invitato a tornare a Bruxelles per informare i funzionari europei della posizione di Minsk.

Oltre a ciò, il Ministero degli Esteri ha vietato l’ingresso in Bielorussia ai funzionari europei che hanno approvato le nuove misure” e ha annunciato un nuovo pacchetto di misure ritorsive di tipo economico, ribadendo che le sanzioni hanno contribuito a deteriorare il dialogo tra Minsk e Bruxelles. Nonostante la stretta sulla cooperazione bielorusso-europea, le autorità di Minsk hanno affermato di essere disposte a rilanciare il dialogo bilaterale, a patto che questo sia basato sui principi di “uguaglianza e rispetto reciproco”.

Il programma “Partenariato Orientale” ha come obiettivo il rafforzamento dell’associazione politica e dell’integrazione economica di sei partner dell’Europa Orientale e del Caucaso Meridionale, quali Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Repubblica di Moldova e Ucraina. Nello specifico, si tratta di una versione orientale della Politica Europea di Vicinato (PEV) che è stata creata per intensificare la cooperazione tra l’Europa e i suddetti Paesi, al fine di raggiungere il grado più elevato possibile di integrazione economica.

A seguito dell’atterraggio forzato, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, l’Occidente ha imposto sanzioni punitive contro il regime di Minsk per colpirne l’economia. Il 21 giugno, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagnaseguendo le orme dell’UE, hanno applicato misure restrittive per condannare quanto accaduto il 23 maggio, nonché le continue violazioni dei diritti umani nel Paese. Oltre a colpire il settore petrolifero, del potassio e del tabacco, le sanzioni occidentali hanno anche preso di mira numerosi stretti collaboratori del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, accusati di aver svolto un ruolo chiave nella repressione delle manifestazioni antigovernative pacifiche dell’agosto 2020. “Gli Stati Uniti e i suoi partner non tollereranno più i continui attacchi alla democrazia, nonché l’incessante repressione delle voci indipendenti in Bielorussia”, ha affermato in una nota ufficiale il direttore dell’Ufficio per il Controllo dei beni esteri del Tesoro di Washington, Andrea Gacki.

La risposta delle autorità di Minsk non ha tardato ad arrivare. Il giorno successivo, il 22 giugno, la Bielorussia ha definito le misure occidentali una “dichiarazione di guerra economica”. A distanza di tre giorni, il 25 giugno, il Ministero degli Esteri del Paese ha annunciato che nelle prossime settimane avrebbe varato una serie di “contromisure ritorsive”, come è avvenuto il 28 giugno. Lo scopo è quello di far comprendere agli attori europei e statunitensi che le continue misure sanzionatorie non facilitano il dialogo con la Bielorussia ma, al contrario, lo rendono ancora più difficile.

La nuova ondata di sanzioni è da inserire nel quadro dell’atterraggio forzato che è stato ordinato, il 23 maggio, dal presidente bielorusso. Attraverso il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius, con il pretesto di “allerta bomba”, è stato arrestato l’attivista Roman Protasevich. Quest’ultimo è un personaggio scomodo nel Paese poiché è impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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