Yemen: l’escalation continua

Pubblicato il 28 giugno 2021 alle 10:09 in Arabia Saudita Yemen

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Sono circa dieci gli attacchi sventati dalle forze di difesa aerea dell’Arabia Saudita in 48 ore. Parallelamente, il governatorato yemenita di Ma’rib è stato teatro di uno dei più violenti attacchi simultanei perpetrati dalle milizie di ribelli sciiti Houthi.

Secondo quanto riportato lunedì 28 giugno, Riad, la quale guida una coalizione internazionale intervenuta nel conflitto civile in Yemen per sostenere l’esercito filogovernativo, ha intercettato e distrutto 6 droni e 4 missili balistici, lanciati, nel corso di 48 ore, contro i territori meridionali sauditi. A detta della coalizione, si tratta di attacchi perpetrati dai ribelli Houthi, diretti contro soggetti e oggetti civili, ma che sono stati tutti respinti dalle forze saudite. Tra gli ultimi obiettivi vi è stata la città Sud-occidentale di Khamis Mushait, contro cui sono stati lanciati due missili balistici il 28 giugno, in aggiunta agli altri due intercettati il giorno precedente, uno dei quali diretto verso Najran, sempre nel Sud dell’Arabia Saudita. Di fronte a tale scenario, la coalizione si è detta impegnata ad adottare le misure necessarie a salvaguardare la vita della popolazione e a far fronte a minacce di tal tipo.

Gli attacchi diretti contro il Regno saudita sono stati condannati da diversi attori a livello internazionale, come l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), anche questi ultimi membri della coalizione a guida saudita. Per Abu Dhabi, le perduranti operazioni “terroristiche” dei ribelli rappresentano una sfida alla comunità internazionale, impegnata a promuovere iniziative di pace in Yemen, oltre che una violazione delle norme del diritto internazionale. Motivo per cui, la comunità internazionale è stata esortata a prendere una posizione risoluta e immediata per fermare delle azioni che prendono di mira strutture vitali e civili, oltre alla sicurezza del Regno, alle forniture energetiche e alla stabilità economica globale. Per gli UAE, qualsiasi minaccia contro l’Arabia Saudita è una minaccia anche contro di loro, considerato che la sicurezza dei due Paesi è indivisibile.

Nel frattempo, l’offensiva a Ma’rib, in corso dalla prima settimana di febbraio, continua. Dal 24 giugno, gli Houthi hanno lanciato intensi attacchi contro le postazioni dell’esercito yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, da Nord, Sud e Ovest, con l’obiettivo di espugnare l’ultima roccaforte del Nord dello Yemen posta in gran parte sotto il controllo delle forze filogovernative. Queste ultime, coadiuvate dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, sono riuscite a respingere gli attacchi dei ribelli, ma non sono mancati violenti combattimenti via terra, attacchi di artiglieria e intensi raid aerei.

Come affermato da fonti militari yemeniti, nella giornata del 27 giugno, gli Houthi hanno lanciato uno degli attacchi più violenti dell’ultimo periodo nell’Ovest di Ma’rib, presso i fronti di al-Kassara, al-Mashjah e Sirwah. Qui, le battaglie sono durate circa 9 ore e, secondo quanto riferito da fonti militari, hanno provocato “decine di morti” tra le fila Houthi. Stando a quanto dichiarato precedentemente da fonti filogovernative, dal 24 al 27 giugno sono stati 29 i soldati yemeniti e 82 i ribelli Houthi rimasti uccisi nel corso degli scontri nella sola regione di Ma’rib, mentre ammonterebbero a 7.000 le vittime registrate dal gruppo sciita dall’inizio della propria offensiva. Ciò, però, non ha ostacolato gli Houthi dal portare avanti le proprie operazioni.

Secondo alcuni, gli Houthi starebbero cercando di riconquistare Ma’rib prima di sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, incoraggiati altresì dalle mosse di Washington degli ultimi mesi, la quale sembra voler svolgere un ruolo maggiore verso la risoluzione della crisi yemenita. La regione, non molto distante dal confine meridionale con il Regno saudita e sede di giacimenti petroliferi e di gas, potrebbe rappresentare un elemento su cui far leva in eventuali processi di pace. Inoltre, Ma’rib rappresenterebbe un punto di forza per i ribelli non solo per le ricchezze sotterranee, ma anche per la sua posizione strategica, in quanto contribuirebbe a proteggere la capitale Sana’a, tuttora sotto il controllo degli Houthi.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro del perdurante conflitto civile yemenita, in cui l’Arabia Saudita è intervenuta il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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