Iraq, Siria: raid degli USA contro postazioni filoiraniane

Pubblicato il 28 giugno 2021 alle 8:37 in Iran Siria USA e Canada

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Per la seconda volta dall’insediamento del presidente statunitense, Joe Biden, gli Stati Uniti hanno lanciato raid aerei contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, a mezzanotte tra il 27 e il 28 giugno, ora locale. Il bilancio delle vittime, al momento, comprende almeno 5 morti tra i combattenti affiliati a Teheran e un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti.

A darne notizia è stato anche lo stesso Dipartimento della Difesa statunitense, che, in un comunicato, ha affermato di aver effettuato “attacchi di precisione” a scopo difensivo contro strutture impiegate da milizie sostenute dall’Iran. Come precisato da Washington, l’operazione è giunta in risposta agli attentati condotti da tali gruppi armati contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq, perlopiù perpetrati per mezzo di droni. In particolare, i raid del 27 giugno hanno preso di mira strutture operative e per l’immagazzinamento di armi in due località in Siria e in una località in Iraq, entrambe vicine al confine dei due Paesi. Si tratta di installazioni utilizzate, a detta degli USA, da gruppi filoiraniani quali Kata’ib Hezbollah e Kata’ib Sayyid al- Shuhada. “Come mostrato dagli attacchi di questa sera, il presidente Biden è stato chiaro e agirà per proteggere il personale degli Stati Uniti”, si legge nel comunicato, in cui viene precisato che Washington ha agito sulla base del diritto all’autodifesa, con una misura definita “necessaria” per far fronte alle perduranti minacce. Un funzionario statunitense ha, inoltre, precisato che i raid sono stati condotti per mezzo di velivoli F-15 e F-16 e che una delle strutture colpite era impiegata per lanciare e recuperare droni. “Crediamo che ciascun attacco abbia colpito gli obiettivi prestabiliti”, ha poi affermato il funzionario.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA, affiliata al presidente Bashar al-Assad, 3 civili sono rimasti feriti a seguito dei raid del “nemico statunitense”, mentre un bambino ha perso la vita. A detta di un inviato dell’agenzia siriana a Deir Ezzor, fonti locali hanno dichiarato che gli aerei da guerra statunitensi hanno lanciato missili, all’una di notte del 28 giugno, contro abitazioni situate al confine siro-iracheno, nella periferia di al-Bokamal. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha poi riferito che 5 combattenti filoiraniani sono stati uccisi. Per il SOHR, si trattava di membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), note in arabo come Hashd al-Shaabi, riconosciute come una forza armata irachena dal Parlamento di Baghdad sin dal 2016.

Risale alla notte del 25- 26 febbraio il primo attacco ordinato dall’amministrazione Biden in Siria. In tale occasione, ad essere state colpite sono state le postazioni situate nell’Est della Siria, nei pressi del confine con l’Iraq, utilizzate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le cosiddette “Brigate di Hezbollah” e Kaitaib Sayyid al-Shuhada, ritenute essere tra le responsabili dei diversi attentati perpetrati contro obiettivi statunitensi in Iraq. A tal proposito, secondo quanto affermato dal portavoce del Pentagono, John Kirby, anche in tal caso i raid ordinati il 25 febbraio hanno rappresentato una risposta ai precedenti attacchi condotti contro il personale statunitense e la coalizione internazionale anti-ISIS operante nei territori iracheni. 

Nello specifico, i raid del 26 febbraio sono giunti a seguito dell’episodio del 15 febbraio, quando un attacco missilistico ha colpito l’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, nei pressi di una base aerea della coalizione anti-ISIS a guida statunitense, causando la morte di un civile, un “contractor” straniero, e almeno 6 feriti, tra cui un soldato statunitense. Tale attentato è stato rivendicato da un gruppo soprannominato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue”, le quali hanno riferito che il reale obiettivo era rappresentato dalla presenza statunitense in Iraq e che, pertanto, il loro attentato era da considerarsi una forma di vendetta per la morte dei leader martirizzati.

Negli ultimi mesi, l’Iraq ha continuato ad assistere ad episodi simili. A tal proposito, il 26 giugno, tre droni sono precipitati in diverse località del Nord-Est di Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, a circa tre chilometri di distanza dalla sede del nuovo consolato degli USA, in fase di costruzione. In precedenza, il 6 giugno, le forze irachene hanno riferito di aver abbattuto due droni, mentre questi sorvolavano la base di Ain al-Asad, nell’Ovest dell’Iraq. La struttura, che ospita truppe statunitensi, era già stata presa di mira due volte il mese precedente, l’8 e il 24 maggio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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