Hong Kong: arrestato un altro giornalista dell’Apple Daily

Pubblicato il 28 giugno 2021 alle 10:49 in Asia Hong Kong

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La sera di domenica 27 giugno, la polizia di Hong Kong ha arrestato in aeroporto un ex giornalista del quotidiano Apple Daily, chiuso il 23 giugno, accusato di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale. 

La polizia, che in genere non fornisce i nominativi delle persone arrestate, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che un uomo di 57 anni è stato arrestato all’aeroporto per “cospirazione finalizzata alla collusione con Paesi stranieri o entità straniere per mettere in pericolo la sicurezza nazionale”. Le autorità hanno aggiunto che il sospetto in questione era in stato di detenzione e che le indagini a tale riguardo erano in procinto di continuare. Il South China Morning Post ha identificato il giornalista, Fung Wai-kong, che è stato editore ed editorialista del tabloid pro-democrazia di Hong Kong ormai chiuso. Si ritiene che l’uomo fosse in partenza per il Regno Unito quando è stato arrestato. 

Fung è il settimo membro dello staff del quotidiano pro-democrazia Apple Daily ad essere arrestato per motivi collegati alla sicurezza nazionale. Il 17 giugno, cinque dirigenti della società del magnate dell’editoria Jimmy Lai, Next Media, che pubblica il quotidiano. Si trattava del caporedattore Ryan Law, l’amministratore delegato Cheung Kim Hung, il direttore operativo Chow Tat Kuen, la vicedirettrice capo Chan Pui Man e l’amministratore delegato Cheung Chi Wai. Tutti hanno età comprese tra i 47 e i 63 anni e sono accusati, proprio come Fung, di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale con particolare riferimento, anche loro, al reato di cospirazione ai fini di collusione con Paesi e forze straniere per mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Il 10 agosto 2020, la polizia di Hong Kong, aveva già arrestato Jimmy Lai e altre 7 persone sospettate di collusione con forze straniere. L’uomo è una figura di primo piano tra gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong ed è molto vicino a Washington, dove si è recato più volte per incontrare funzionari del governo statunitense, tra i quali anche l’ex segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo. Lo scopo delle sue visite è stato quello di cercare sostegno per la causa di Hong Kong e per questo è visto dal governo di Pechino come un “traditore”.

A seguito degli arresti del 17 giugno, l’Ufficio di collegamento del governo centrale della Cina a Hong Kong ha dichiarato che le autorità avevano congelato i beni di Apple Daily e di altre tre società. Poi, ha sottolineato che la Basic Law di Hong Kong, la mini-costituzione dell’isola, garantisce la libertà di parola, informazione e stampa dei residenti dell’isola ma ha poi specificato che qualsiasi diritto e libertà non sono sconfinati e non possono danneggiare la sicurezza nazionale. L’Ufficio di collegamento ha poi ricordato che Hong Kong è una società governata dalla legge e che tutti sono uguali davanti ad essa, senza eccezioni. Per Pechino, la libertà di stampa non è uno “scudo” per attività illegali e chiunque violi la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e le leggi correlate sarà punito, indipendentemente dal proprio status professionale, dal proprio background e dal sostegno di cui gode.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong è stata approvata il 30 giugno 2020 dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino ed è entrata in vigore il successivo primo luglio . Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Successivamente, lo scorso 11 marzo, la Cina ha poi modificato il sistema elettorale di Hong Kong in modo da garantire che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong. 

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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