Turkmenistan: estinto il debito ma non la dipendenza dalla Cina

Pubblicato il 27 giugno 2021 alle 6:45 in Cina Turkmenistan

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L’estinzione del debito turkmeno verso la Cina non ha interrotto la subordinazione di Asghabat nei confronti di Pechino. Un report di Eurasianet ha rivelato che il Turkmenistan è ancora “pericolosamente” dipendente non solo dalle esportazioni di gas, ma anche dalla vendita di questo prodotto a un acquirente specifico, la Cina.

Il Turkmenistan ha spento il debito che aveva contratto con la Cina per finanziare la costruzione del gasdotto sino-turkmeno, nonché lo sviluppo del giacimento di gas di Galkynysh, il secondo più grande del Paese Centroasiatico. “Il rimborso completo e tempestivo dei prestiti esteri dimostra che il Turkmenistan è uno Stato economicamente forte, che adotta un approccio responsabile per adempiere ai propri obblighi”, ha affermato durante un incontro televisivo il presidente turkmeno, Gurbanguly Berdimuhamedov.

Quanto all’onere di Ashgabat verso Pechino, non sono stati pubblicati dati ufficiali che rivelassero la cifra precisa. Pertanto, gli analisti si sono limitati a calcolare il valore sulla base del costo dell’esplorazione del suddetto giacimento e della messa in opera del gasdotto sino-turkmeno. A detta di questi, il debito si aggirerebbe intorno agli 8 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo alcuni esperti, la cifra sarebbe di 10 miliardi di dollari. La mancanza di dati ufficiali sul Turkmenistan rende sempre più complesso accedere ad informazioni riguardanti il Paese, soprattutto per la repressione di attivisti e forze antigovernative che denunciano i brogli della linea politica dittatoriale di Berdimuhamedov.

Per tali ragioni, anche la Banca Mondiale non ha inserito il Paese Centroasiatico nel rapporto biennale sul PIL, il World Economic Outlook. In una nota, l’ente ha spiegato che “a causa della mancanza di dati affidabili e qualitativi, la Banca Mondiale non rilascia attualmente dati sulla produzione, sul reddito o sulla crescita del PIL del Turkmenistan”. Oltre a lui, anche il Venezuela non è stato incluso nel report.

In tale quadro, è opportuno menzionare un’indagine pubblicata, nel giugno 2021, da un’organizzazione no-profit per i diritti umani, la Crude Accountability. Il report ha messo in luce due aspetti chiave del Turkmenistan, strettamente legati tra loro: la dipendenza dagli export di gas e dall’acquirente cinese. Negli ultimi tre anni di presidenza dell’ex capo di Stato del Paese, Saparmurat Niyazov, dal 2004 al 2006, gli idrocarburi hanno rappresentato l’83,8 % degli export turkmeni. Tale valore, nel 2014, ha raggiunto il 94,6%. Il 2014, inoltre, è stato l’ultimo anno in cui il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rilasciato dati ufficiali sul Turkmenistan.

Nella sua indagine, Crude Accountability ha dedicato un intero capitolo all’esame del complesso sistema reticolare di élite informali che controllano la ricchezza nazionale del Turkmenistan. Il rapporto ha rivelato che entrambi i “gruppi familiari” che hanno governato il Paese hanno utilizzato ampiamente schemi offshore che promuovono la corruzione. In tal contesto, si ricorda che il Paese ha avuto solo due presidenti, Niyazov e Berdimuhamedov.  “Il Turkmenistan è una cleptocrazia esemplare, dove le entrate del governo vengono sottratte e miliardi di dollari investiti dal presidente Berdymukhamedov in progetti ambiziosi ed economicamente svantaggiosi”, ha sottolineato il rapporto. Commentando quanto rivelato, analisti di Eurasianet hanno ribadito che, dato il contesto socio-economico del Paese, lo spegnimento del debito verso la Cina non comporterà grandi cambiamenti sostanziali.

Un’analisi più tecnica è stata presentata da tre analisti polacchi, Natalia Iwashchuk, Jacek Wolak e Alexander Iwashchuk, in un articolo accademico. L’indagine è stata condotta con lo scopo di stabilire una relazione tra l’afflusso di investimenti diretti esteri (IDE) e la crescita economica del Turkmenistan. Secondo i dati ottenuti, il Paese ha mostrato buoni indicatori di crescita degli IDE. Tra gli Stati post-sovietici – fatta eccezione per i membri dell’UE, Lituania, Lettonia ed Estonia – , il Turkmenistan si è classificato al quinto posto in termini di afflussi di IDE nel 2019 (2,2 miliardi di dollari). Tale tendenza, però, è in calo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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