L’Italia accoglie il Segretario di Stato degli USA

Pubblicato il 27 giugno 2021 alle 19:49 in Israele Italia USA e Canada

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Il Segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, è giunto in Italia, domenica 27 giugno, per partecipare all’incontro della Coalizione globale anti-ISIS, co-presieduto da Roma e Washington, programmato per domani, 28 giugno. Blinken ha incontrato anche Yair Lapid, ministro degli Esteri israeliano, membro della nuova squadra governativa nominata il 13 giugno scorso.

In un Tweet pubblicato al suo arrivo nella capitale italiana, Blinken ha riferito di essere lieto per la sua visita, volta a “sottolineare l’importanza dell’unità transatlantica e del forte rapporto USA-Italia”, aggiungendo di essere in attesa di incontrare i suoi omologhi nella cornice della riunione ministeriale della Coalizione anti-ISIS e del meeting del G20 Esteri, che si terrà a Matera il 29 giugno. Non da ultimo, il capo della diplomazia statunitense ha riferito che il proprio Paese collaborerà con Roma per portare avanti le “priorità del G20 e una serie di questioni urgenti in materia di sicurezza e stabilizzazione internazionale”. Tra queste, la lotta allo Stato Islamico e i dossier relativi a Libia, Cina e Venezuela.

Come evidenziato dal Dipartimento di Stato degli USA, le relazioni tra Stati Uniti e Italia svolgono un ruolo rilevante nel garantire “la sicurezza transatlantica, nell’organizzare il sostegno al progresso in Libia e nell’affrontare le minacce comuni nel Mediterraneo e nel mondo”. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per l’export italiano al di fuori dell’UE. Stando a quanto riportato dal Dipartimento, nel 2020 il valore dell’interscambio di beni e servizi tra Italia e USA è stato pari a 80 miliardi di dollari. “La nostra relazione ha stimolato la collaborazione in campi al di fuori dell’economia, inclusa la sicurezza e la tecnologia spaziale”, si legge in un Tweet.

Da parte sua, il ministro Di Maio ha fatto riferimento agli incontri che inizieranno il 28 giugno, “una tre giorni che renderà il nostro Paese crocevia di importanti decisioni a livello globale”. Saranno circa 100 le delegazioni che vi parteciperanno, composte da rappresentanti provenienti da diversi Paesi a livello internazionale. “Dobbiamo puntare su un multilateralismo efficace in grado di dare risposte concrete ai cittadini di tutto il mondo”, ha dichiarato il ministro sulla propria pagina Facebook, aggiungendo di voler mostrare ai “grandi della Terra un Paese all’altezza delle più importanti sfide globali”. Circa l’incontro del 28 giugno, Di Maio ha riferito che ci si concentrerà sulla lotta al terrorismo, ritenuta essere “fondamentale per bloccare attentati e immigrazione irregolare”.

È la prima volta che l’Italia ospita la Ministeriale della Coalizione anti-Daesh. Nel 2020, i ministri di 32 Paesi, membri del Gruppo ristretto, si erano riuniti in videoconferenza, il 4 giugno, in un vertice co-presieduto dal ministro Di Maio e dall’allora Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo. In tale occasione, i partecipanti al meeting avevano deciso di rafforzare i meccanismi di collaborazione, per far sì che l’ISIS o i suoi affiliati non riacquistassero territori, né minacciassero la sicurezza e gli interessi degli Stati membri della Coalizione globale. Come affermato lo scorso anno, sebbene l’ISIS non controlli più alcun territorio e circa 8 milioni di cittadini sono già stati liberati dal loro dominio in Siria e in Iraq, lo Stato Islamico rimane una minaccia e, per tale ragione, è necessario un maggiore monitoraggio e un’azione coordinata.

È dal 2014 che la Coalizione internazionale contro l’ISIS si impegna nella lotta contro lo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione mira anche a minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, a frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e a riportare la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

Uno dei primi colloqui che ha suscitato particolare interesse è quello tra Blinken e Yair Lapid, svoltosi nel pomeriggio del 27 giugno. Lapid rappresenta il primo esponente del governo israeliano di recente formazione ad aver incontrato di persona rappresentanti dell’amministrazione statunitense di Joe Biden. Nel corso del bilaterale, il ministro israeliano ha espresso “riserve” in merito al ritorno degli USA nel controverso accordo sul nucleare iraniano, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), una questione discussa a Vienna dal 6 aprile scorso. Israele, il quale considera l’Iran tra i suoi peggiori nemici, non è favorevole a un possibile ritorno degli USA nell’intesa. A tal proposito, l’ex premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva definito l’accordo del 2015 “pericoloso”, evidenziando la necessità di contrastare la minaccia iraniana nella regione mediorientale. Anche il nuovo governo israeliano, guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid, sembra essere della stessa idea. 

Nel corso dei colloqui del 27 giugno, il ministro israeliano ha poi affermato che non vi è “relazione più importante di quella con gli Stati Uniti”, definiti un “amico fedele”. Sebbene negli ultimi anni siano stati “commessi errori” e la posizione “bipartisan” di Israele sia stata ferita, tali errori verranno risolti “insieme”, ha dichiarato Lapid, aggiungendo che vi saranno disaccordi, ma che questi non riguardano “l’essenza”, e verranno superati attraverso un “dialogo diretto professionale” e non in conferenze stampa. Il capo della diplomazia di Israele ha, infine, elogiato il patrocinio degli Stati Uniti degli accordi di normalizzazione con le nazioni del Golfo e ha affermato che i due Paesi lavoreranno insieme “per ridurre al minimo” il conflitto tra israeliani e palestinesi, migliorando, allo stesso tempo, la vita di entrambi. Blinken, da parte sua, ha affermato che gli accordi di normalizzazione non rappresentano un’alternativa alle divergenze tra israeliani e palestinesi, le cui questioni “devono essere risolte”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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