La sicurezza del Giappone dipende da quella di Taiwan

Pubblicato il 27 giugno 2021 alle 7:18 in Giappone Taiwan

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Il ministro della Difesa del Giappone, Nuobo Kishi, ha affermato che i problemi di sicurezza di Taiwan sono direttamente correlati a quelli del Giappone, il 24 giugno.

Durante un’intervista con Bloomberg, citata da Caobao, il ministro giapponese ha affermato che la pace e la stabilità di Taiwan sono legate direttamente a quelle del Giappone, che sta prestando attenzione alle relazioni tra “le due sponde dello Stretto di Taiwan” e alle attività militari della Cina continentale. Per il ministro giapponese, con il progressivo aumento della potenza militare cinese, l’equilibrio tra Pechino e Taipei si starebbe spostando in favore della prima di un ampio margine e il divario starebbe aumentando di anno in anno. Kishi ha poi rimarcato che la Cina sta continuando ad aumentare la propria spesa nella difesa e, nel farlo, a sua detta, mancherebbe trasparenza e sarebbe in corso lo sviluppo di tecnologie in grado di alterare lo status quo.

Taiwan è un’isola particolarmente importante per Tokyo in quanto si affaccia sullo Stretto di Luzon, che è un’importante rotta di navigazione per le navi cisterna che trasportano materie prime energetiche, su cui il Giappone fa affidamento per alimentare la sua economia. Lo scorso 17 aprile, Kishi aveva visitato Yonaguni, l’isola giapponese più vicina a Taiwan, e, in tale occasione, aveva affermato che se Taiwan “diventasse rossa” la situazione locale potrebbe cambiare notevolmente e Tokyo dovrebbe prepararsi a tale evenienza.

 Tali dichiarazioni erano arrivate dopo che, il 16 aprile precedente, nella dichiarazione congiunta rilasciata dal premier giapponese, Yoshihide Suga e dal presidente statunitense, Joe Biden, a conclusione di un loro incontro a Washington, i due leader avevano sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. I due avevano confermato il loro impegno per mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto, con particolare attenzione “all’ influenza della Cina sulla pace e la prosperità” della regione. USA e Giappone avevano deciso di opporsi a qualsiasi tentativo di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione nel Mar Cinese Orientale e Meridionale da parte cinese. 

L’Esercito cinese organizza frequenti operazioni militari nelle acque e nei cieli intorno all’isola poiché la Cina la considera parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. Dal 2016, però, l’esecutivo taiwanese è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Nel corso dell’intervista, il ministro Kishi ha poi parlato del Quadrilateral Security Dialogue (Quad), del quale il Giappone fa parte insieme agli USA, all’Australia e all’India. Per Kishi, i quattro Paesi sono accomunati dal fatto di essere liberi e di condividere una serie di valori comuni, oltre ad essere partner responsabili nella regione. Le azioni intraprese dal gruppo, ha specificato il ministro giapponese, non sono indirizzate ad alcun Paese ma si basano su valori comuni legati alla libertà dei mari.

Il cosiddetto gruppo Quad è un forum strategico informale riunitosi per la prima volta nel 2004, in risposta a catastrofi naturali che avevano interessato l’Oceano Pacifico. Di recente, il gruppo si è concentrato sulla tematica dell’apertura e della libertà della regione Indo-Pacifica dove la Cina è percepita come una minaccia. Pechino ritiene che il gruppo Quad avrebbe come obiettivo il contenimento dello sviluppo regionale cinese e aveva avanzato l’ipotesi, smentita poi dal primo ministro giapponese Suga, che i quattro Paesi stessero creando una mini-NATO asiatica. Australia, USA, Giappone e India hanno tutte di recente attraversato momenti di conflittualità più o meno accesi con la Cina e gran parte delle tematiche di scontro sono ancora oggi aperte.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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