Arabia Saudita: ancora droni e missili contro il Sud del Regno

Pubblicato il 27 giugno 2021 alle 9:06 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita, intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere le forze filogovernative, ha riferito, all’alba di domenica 27 giugno, di aver intercettato e distrutto due missili balistici diretti contro Khamis Mushait e Najran, nel Sud del Regno. Ad averli lanciati sarebbero state, ancora una volta, le milizie di ribelli sciiti Houthi.

Anche nella sera del giorno precedente, il 26 giugno, le forze di difesa aerea saudite hanno dichiarato di aver distrutto tre droni carichi di esplosivo, lanciati dai ribelli verso i territori meridionali dell’Arabia Saudita. Uno di questi, è stato specificato in un comunicato, ha tentato di colpire Najran. Così come accaduto in passato, a detta della coalizione, gli Houthi prendono di mira soggetti e oggetti civili, violando le norme del diritto internazionale. Da parte sua, l’alleanza guidata da Riad ha riferito di stare adottando tutte le misure necessarie a salvaguardare la popolazione civile e a far fronte a qualsiasi minaccia.  Parallelamente, i ribelli hanno accusato la coalizione di aver condotto 17 raid contro località yemenite, e, in particolare, contro le postazioni del gruppo sciita a Ma’rib, Al-Bayda e Al-Jawf.

Lo scambio di accuse si colloca nel quadro più ampio del conflitto civile yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. È dall’intervento della coalizione internazionale in Yemen, del 26 marzo 2015, che i territori sauditi sono stati considerati dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire, in risposta allo “assedio” dell’alleanza internazionale in Yemen. Tuttavia, negli ultimi mesi, gli attacchi si sono particolarmente intensificati, in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, lanciata nella prima settimana di febbraio, che vede gli Houthi determinati a conquistare una regione che consentirebbe loro di completare i propri piani nel Nord dello Yemen. A tal proposito, il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki al-Maliki, ha dichiarato che il gruppo sciita sta continuando a subire ingenti perdite, a livello sia umano sia materiale, presso le regioni di Ma’rib e al-Jawf, sebbene i ribelli affermino di aver ottenuto vittorie, probabilmente con l’obiettivo di sollevare il morale dei combattenti. Stando a quanto riferito da fonti filogovernative, dal 24 al 27 giugno sono stati 29 i soldati yemeniti e 82 i ribelli Houthi rimasti uccisi nel corso degli scontri nella sola regione di Ma’rib.

Al momento, il conflitto civile in Yemen non può dirsi ancora concluso. Mentre le tensioni continuano su diversi fronti occidentali e Nord-occidentali, il governatorato di Ma’rib continua a destare preoccupazione a livello internazionale. Come affermato, il 25 giugno, dal portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, circa 22.000 yemeniti sono stati sfollati da tale regione dall’inizio dell’offensiva degli Houthi, nella prima settimana di febbraio. Nel frattempo, le condizioni economiche e la situazione umanitaria in Yemen continuano a peggiorare. Circa 5 milioni di persone sono a rischio carestia, mentre più di metà della popolazione yemenita vive in condizioni di insicurezza alimentare. Non da ultimo, il valore della moneta locale ha raggiunto minimi record, il che significa che sempre più persone non saranno in grado di acquistare risorse alimentari e beni di prima necessità.

Uno scenario simile ha spinto diversi attori internazionali a profondere sforzi per aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti, il governo yemenita legato al presidente Rabbo Mansour Hadi e le milizie Houthi, sostenute dall’Iran. Tra i maggiori promotori delle iniziative di pace dell’ultimo periodo vi sono stati l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, il quale ha lasciato il suo incarico a seguito del suo ultimo briefing, il 15 giugno scorso, quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking, e il Sultanato dell’Oman. Le questioni al centro delle ultime negoziazioni sono state quattro, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Tuttavia, ad oggi, non è stato registrato alcun progresso tangibile.

Alla luce di ciò, ci si interroga sull’effettiva possibilità di convincere gli Houthi ad abbandonare le armi attraverso pressioni internazionali. Come riportato da Asharq al-Awsat, alcuni esponenti politici yemeniti, affiliati al presidente Rabbo Mansour Hadi, credono che gli sforzi profusi a livello internazionale non costringeranno gli Houthi ad arrendersi, il che rende necessario unire le forze sul campo. Continuare a combattere, è stato riferito, sembra essere il modo migliore per ostacolare i piani dell’Iran e dei ribelli, considerati uno strumento nelle mani di Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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