Iraq, Erbil: droni colpiscono le vicinanze del consolato degli USA

Pubblicato il 26 giugno 2021 alle 16:06 in Iraq USA e Canada

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Tre droni sono precipitati in diverse località del Nord-Est di Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno, sabato 26 giugno, nei pressi del consolato degli Stati Uniti in Iraq.

La notizia è stata riferita da fonti della sicurezza curde, le quali hanno specificato che l’attacco è stato perpetrato alle 13:30 circa, ora locale, e che i droni, carichi di esplosivo, sono precipitati sul villaggio di Bragh, a circa tre chilometri di distanza dalla sede del nuovo consolato degli USA, in fase di costruzione, e su Gomaspan. Uno dei tre droni, hanno poi dichiarato testimoni oculari, risulta essere inesploso. Al momento, non sono state riportate vittime, ma soltanto danni materiali agli edifici e alle abitazioni colpite, e né le forze irachene né quelle curde hanno rilasciato dichiarazioni in merito. L’attacco, inoltre, non è stato ancora rivendicato, mentre il consolato statunitense, sul proprio account Twitter, ha condannato l’accaduto, definendolo una “palese violazione della sovranità dell’Iraq”.

I droni, riferisce il gruppo mediatico curdo Rudaw, rappresentano un tipo di arma relativamente nuovo per i gruppi filoiraniani attivi in Iraq, sebbene le forze statunitensi abbiano precedentemente accusato i combattenti iracheni affiliati a Teheran di aiutare i ribelli sciiti Houthi a compiere attacchi contro obiettivi sauditi utilizzando tali dispositivi. In Iraq, invece, l’impiego di droni sembra essersi intensificato a seguito della morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex presidente statunitense, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Sono cinque gli attacchi, tentati o effettivamente condotti, per mezzo di droni dall’inizio del 2021 in Iraq e nella regione del Kurdistan. Tra gli episodi più recenti, il 6 giugno, le forze irachene hanno riferito di aver abbattuto due droni, mentre questi sorvolavano la base di Ain al-Asad, nell’Ovest dell’Iraq. La struttura, che ospita truppe statunitensi, era già stata presa di mira due volte il mese scorso, l’8 e il 24 maggio. Di fronte a tale scenario, il Comando centrale degli Stati Uniti ha precedentemente espresso preoccupazione per l’impiego di droni da parte dei gruppi iracheni. Secondo il comandante generale, Kenneth McKenzie, si tratta di un modo per esercitare pressione sugli USA e convincerli ad abbandonare l’Iraq. “La minaccia è preoccupante e prenderemo tutte le misure necessarie per difenderci”, ha dichiarato McKenzie.

Era dal mese di aprile scorso che non si verificavano attentati nella regione di Erbil. L’ultimo attacco risale al 14 aprile, quando ad essere colpito era stato l’aeroporto internazionale della regione. In tal caso, un gruppo soprannominato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue”, ha rivendicato l’accaduto, a circa due mesi di distanza da un altro attentato, anch’esso perpetrato contro il medesimo aeroporto. A detta dell’organizzazione, il proprio obiettivo era colpire un centro operativo del Mossad. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno invitato l’Iraq a proteggere le loro missioni diplomatiche nel Paese, avvertendo che, in caso di assenza di sicurezza, Washington sarà costretta a proteggersi da sola, a modo suo. Questo perché, come precisato dal console degli USA a Erbil, Rob Waller, i gruppi armati filoiraniani rappresentano una minaccia per tutte le missioni diplomatiche.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 40 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggior parte delle incursioni viene effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico, alcuni dei quali rivendicati da fazioni pro-Iran. In realtà, è da ottobre 2019 che le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di attacchi, il che ha portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti. 

Le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno hanno spesso fatto temere che l’Iraq potesse divenire un campo di battaglia tra i due rivali. Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500. In tale quadro si colloca la decisione del 7 aprile, presa da Iraq e USA durante l’ultimo round del dialogo strategico, con cui è stato stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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