Ucraina, sanzioni: stretta sulle banche russe in Crimea e nel Donbass

Pubblicato il 25 giugno 2021 alle 14:13 in Russia Ucraina

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L’Ucraina ha imposto, giovedì 24 giugno, una nuova ondata di sanzioni contro la Russia. Ad essere finiti nel mirino di Kiev sono le banche che operano nei territori delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, nell’Ucraina Orientale, zona altresì nota come Donbass. Le stesse misure sono state applicate a tutti gli enti di credito presenti in Crimea, territorio ucraino confinante con la suddetta area che la Russia ha annesso “illegalmente” il 16 marzo 2014.

Il relativo decreto presidenziale è stato pubblicato, il medesimo giorno, sul portale del capo di Stato di Kiev, Volodymyr Zelensky. Come si legge nel documento, le sanzioni hanno colpito 55 banche russe, tra cui il colosso statale Sberbank e la VTB, una delle più grandi banche con sede a Mosca. Tale misura avrà la durata di tre anni, fino al 24 giugno 2024. La stampa locale ha ricordato che, qualche giorno prima, il 18 giugno, il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale di Kiev (NSDC) aveva inserito nella “lista nera” due uomini d’affari ucraini, quali Dmytro Firtash e Pavlo Fuks. Il primo è accusato di aver venduto alle aziende militari russe prodotti in titanio che sarebbero poi stati poi utilizzati nella produzione di armi nella Federazione. In tal contesto, è rilevante ricordare che Firtash appoggiava l’ex presidente filorusso dell’Ucraina, Viktor Yanukovich, e che si è particolarmente arricchito grazie a contratti di vendita di gas russo al governo di Kiev.

In precedenza, il 23 marzo, l’Ucraina aveva imposto un’ondata di sanzioni contro gran parte dei media russi che operavano nel Paese. Si tratta dei quotidiani LentaGazeta ruUtro ru e delle agenzie di stampa TASSMIA Roccija Sevodnja. Le prime sanzioni che l’Ucraina ha applicato contro la Russia risalgono al 2014, dopo che Mosca ha occupato, il 20 febbraio 2014, il territorio ucraino della Crimea. Analoghe misure sono state adottate dal governo di Kiev quando la Russia ha iniziato a sostenere le forze indipendentiste nel Donbass.

L’annuncio delle nuove misure restrittive ucraine giunge a seguito della proroga delle sanzioni europee, resa nota il 21 giugno. Per la prima volta, nel luglio e nel settembre del 2014, Bruxelles aveva varato misure punitive per condannare l’occupazione russa della Crimea. Il pacchetto di sanzioni europee, esteso fino al 23 giugno 2022, viene rinnovato ogni anno unanimemente finchè i territori occupati non ritorneranno sotto la giurisdizione di Kiev.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante sottolineare che, nell’ultimo periodo, le relazioni bilaterali russo-ucraine si sono aggravate notevolmente a causa della crisi nel Donbass. Nel dettaglio, a partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est, arrivando a dispiegare circa 100.000 militari in Crimea. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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