Tunisia: recuperati in mare 267 migranti provenienti dalla Libia

Pubblicato il 25 giugno 2021 alle 16:11 in Immigrazione Libia Tunisia

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Le autorità tunisine hanno tratto in salvo 267 migranti, la maggior parte dei quali di nazionalità bengalese, che stavano cercando di raggiungere l’Europa dalla Libia attraverso il Mediterraneo centrale. Lo ha reso noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), specificando che le persone a bordo dell’imbarcazione erano rimaste bloccate in mare a causa di un guasto. Tra i migranti salvati ci sono anche 3 egiziani.

La Marina tunisina ha portato i sopravvissuti a terra facendoli approdare al porto di Ben Guerdane, nel Sud della Tunisia, vicino al confine con la Libia. Le 267 persone sono state poi consegnate al personale dell’IOM e della Mezzaluna Rossa, prima di essere messe in quarantena in un hotel sull’isola tunisina di Djerba.

Secondo i dati dell’IOM, da gennaio 2021, più di 1.000 migranti sono partiti dalla Libia sperando di raggiungere l’Europa e sono finiti in Tunisia. Per l’organizzazione, inoltre, il numero delle partenze rischia di aumentare. Stando a quanto specificato dall’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), da gennaio ad aprile 2021 sono state rilevate almeno 11.000 partenze dalle coste libiche, oltre il 70% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’agenzia ha affermato che “il deterioramento delle condizioni dei migranti in Libia e Tunisia” sta spingendo un numero sempre maggiore di persone a compiere la pericolosa traversata dalla costa nordafricana all’Europa. Mongi Slim, un funzionario della Mezzaluna Rossa, ha dichiarato che i centri allestiti per ospitare i migranti in Tunisia sono ormai pieni.

Il gruppo umanitario Medici Senza Frontiere (MSF), questa settimana, si è ritirato dalla Libia a causa dei crescenti timori per il peggioramento della situazione nei centri di detenzione di migranti. A seguito dell’aumento degli episodi di violenza nei confronti di rifugiati e migranti detenuti nei due centri di detenzione di Mabani e Abu Salim, a Tripoli, l’MSF ha deciso di sospendere le sue attività. “Non è una decisione facile da prendere, perché significa che non saremo presenti nei centri di detenzione dove sappiamo che le persone soffrono quotidianamente”, ha affermato Beatrice Lau, capo missione di MSF in Libia. “Tuttavia, il modello persistente di incidenti violenti e gravi danni a rifugiati e migranti, nonché il rischio per la sicurezza del nostro personale, ha raggiunto un livello che non siamo più in grado di accettare”, ha aggiunto, concludendo: “Fino a quando la violenza non cesserà e le condizioni non miglioreranno, MSF non potrà più fornire assistenza umanitaria e medica in queste strutture”. Le denunce di maltrattamenti, abusi fisici e violenze contro le persone detenute in questi centri sono aumentate da febbraio e “nell’arco di una sola settimana, l’équipe di MSF hanno assistito e ha ricevuto almeno tre denunce di episodi di violenza con conseguenti gravi danni fisici e psicologici”, ha dichiarato il gruppo in una nota congiunta.

L’aumento della violenza, registrato dall’inizio del 2021, va di pari passo con il simultaneo incremento del numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo intercettati in mare dalla Guardia costiera libica e rimpatriati con la forza nel Paese nordafricano. Per quanto riguarda invece i numeri delle vittime in mare, secondo le Nazioni Unite, almeno 760 persone sono morte durante la traversata nel Mediterraneo tra il 1 gennaio e il 31 maggio, rispetto alle 1.400 dell’anno scorso.

La rotta del Mediterraneo centrale è quella che ha assistito all’impennata di arrivi maggiore. Tra gennaio e maggio, il numero totale di migranti che è passato attraverso questo percorso è salito ad oltre 15.700, raddoppiando rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso e segnando un balzo del 151%. Nel 2020, gli attraversamenti erano in parte crollati a causa delle misure anti-Covid. Considerando solo il mese di maggio, i migranti arrivati nell’UE attraverso il Mediterraneo centrale hanno sfiorato quota 4.200, più del doppio rispetto allo stesso mese di un anno fa. Le due principali nazionalità di provenienza sono Tunisia e Bangladesh.

Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo occidentale, a maggio ci sono stati più di 1.350 attraversamenti illegali segnalati, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2020. Il totale dei primi cinque mesi del 2021 si è attestato a oltre 4.550 in questa porzione di mare, ovvero il 21% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli algerini sono stati rilevati tre volte su quattro su questa rotta quest’anno, mentre i marocchini hanno costituito la maggior parte dei restanti arrivi.

Nel Mediterraneo orientale, stando agli ultimi dati, nel mese di maggio sono stati effettuati circa 1.400 rilevamenti di attraversamenti illegali, un aumento di tre volte superiore rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-maggio, il numero totale di segnalazioni si è quasi dimezzato, arrivando a 6.200. Siriana e turca sono state le nazionalità più diffuse tra i migranti intercettati su questa rotta. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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