Indonesia, Papua: i ribelli prendono 4 persone in ostaggio dopo aver ucciso civili

Pubblicato il 25 giugno 2021 alle 18:40 in Uncategorized

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I ribelli separatisti di Papua hanno preso in ostaggio 4 civili dopo aver teso un’imboscata ad un cantiere edile nella reggenza di Yahukimo, situata nella provincia di Papua, nella quale sono morte più persone. La notizia è stata diffusa dalle autorità locali il 25 giugno che non hanno ancora fornito un numero esatto delle vittime.

Secondo quanto riferito, il giorno prima, circa trenta ribelli hanno aperto il fuoco contro un gruppo di lavoratori di cantiere indonesiani che stavano costruendo nuovi edifici abitativi nella reggenza di Yahukimo, uccidendo alcuni tra loro mentre 4 civili sono stati rapiti. La polizia locale ha riferito che, al momento, sono in corso operazioni di salvataggio per recuperare gli ostaggi. In merito a questi ultimi, non è chiaro se fossero tutti lavoratori del cantiere o meno.

Prima del 24 giugno, il primo dicembre 2018, i separatisti di Papua avevano attaccato un altro gruppo di lavoratori uccidendo tra le 19 e le 24  persone nella reggenza di Nduga. Le autorità avevano definito l’episodio un “massacro”.

L’ultima vicenda che ha coinvolto la provincia di Papua si colloca in un contesto di crescenti tensioni tra le forze dell’ordine e i separatisti. Queste sono iniziate il 25 aprile scorso, quando il generale a capo dell’intelligence regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, era stato ucciso in un’imboscata dei separatisti del gruppo armato Free Papua Organisation (OPM), nel distretto di Puncak della provincia. In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti nelle province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua.  Il successivo 29 aprile, il governo aveva poi designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali di Papua “terroristi” e, il 6 maggio, aveva inviato 400 militari in tali territori per accerchiare e reprimere i gruppi armati locali.

La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti, le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Tra i separatisti vi è il gruppo armato OPM che è particolarmente attivo nell’area di Intan Jaya, dove vivono circa 40.000 persone, da due anni a questa parte. Il gruppo considera legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso l’indipendenza alla provincia di Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per l’OPM, il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.