Bielorussia: l’oppositore Protasevich è agli arresti domiciliari

Pubblicato il 25 giugno 2021 alle 10:50 in Bielorussia Europa

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L’oppositore bielorusso, Roman Protasevich, e la fidanzata russa, Sophia Sapega, arrestati il 23 maggio a seguito del dirottamento del volo Ryanair ordinato dal regime di Minsk, sono stati trasferiti, venerdì 25 giugno, agli arresti domiciliari. Ad annunciarlo è l’agenzia di stampa russa TASS, la quale ha riportato le dichiarazioni che gli avvocati e i parenti degli accusati hanno rilasciato all’emittente televisiva BBC Russia.

Protasevich e Sapega si trovano in due appartamenti separati nella capitale bielorussa e, secondo quanto riferito dai media locali, “sono ancora sotto il pieno controllo delle autorità del Paese”. L’avvocato della donna russa, Anton Gashinsky, sul canale Dozhd TV, ha confermato l’arresto domiciliare, aggiungendo che a Sapega è consentito di vedere i propri genitori. Protasevich, giornalista e attivista, è stato arrestato con l’accusa di aver “organizzato disordini di massa nella città di Minsk”, a seguito dei risultati delle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, contestate dalle forze dell’opposizione e dall’Occidente per “brogli elettorali”. Anche Sophia Sapega, cittadina russa e studentessa dell’European Humanitarian University di Vilnius, è accusata di aver organizzato proteste antigovernative.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno richiesto il rilascio immediato dei due attivisti, che rischiano di essere sottoposti a torture da parte delle autorità bielorusse. A seguito dell’atterraggio forzato, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, l’Occidente ha imposto sanzioni punitive contro il regime di Minsk al fine di colpirne l’economia. Il 21 giugno, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, seguendo le orme dell’UE, hanno applicato misure restrittive per condannare quanto accaduto il 23 maggio, nonché le continue violazioni dei diritti umani nel Paese.

Oltre a colpire il settore petrolifero, del potassio e del tabacco, le sanzioni occidentali hanno anche preso di mira numerosi stretti collaboratori del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, accusati di aver svolto un ruolo chiave nella repressione delle manifestazioni antigovernative pacifiche dell’agosto 2020. “Gli Stati Uniti e i suoi partner non tollereranno più i continui attacchi alla democrazia, nonché l’incessante repressione delle voci indipendenti in Bielorussia”, ha affermato in una nota ufficiale il direttore dell’Ufficio per il Controllo dei beni esteri del Tesoro di Washington, Andrea Gacki.

La risposta delle autorità di Minsk non ha tardato ad arrivare. Il giorno successivo, il 22 giugno, la Bielorussia ha definito le misure occidentali una “dichiarazione di guerra economica”. A distanza di tre giorni, il 25 giugno, il Ministero degli Esteri del Paese ha annunciato che nelle prossime settimane intende varare una serie di “contromisure ritorsive”. Lo scopo è quello di far comprendere agli attori europei e statunitensi che le continue misure sanzionatorie non facilitano il dialogo con la Bielorussia ma, al contrario, lo rendono ancora più difficile.

La nuova ondata di sanzioni è da inserire nel quadro dell’atterraggio forzato che è stato ordinato, il 23 maggio, dal presidente bielorusso. Attraverso il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius, con il pretesto di “allerta bomba”, è stato arrestato l’attivista Protasevich. Quest’ultimo è un personaggio scomodo nel Paese poiché è impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020.

L’episodio del 23 maggio si colloca in un quadro più ampio, il cui inizio risale ad agosto 2020. In tale mese, la Bielorussia è stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea. Ciò ha portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.  A causa dell’illegalità delle elezioni, il blocco europeo, anche in tale occasione, aveva varato un pacchetto di misure sanzionatorie contro il Paese.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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