Algeria: si dimette il premier dopo l’esito delle ultime elezioni

Pubblicato il 25 giugno 2021 alle 9:13 in Africa Algeria

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Il presidente algerino ha accettato le dimissioni del primo ministro, Abdelaziz Djerad, aprendo la strada alla formazione di un nuovo governo, dopo i risultati delle ultime elezioni parlamentari. Secondo una dichiarazione rilasciata, giovedì 24 giugno, dal capo di Stato Abdelmadjid Tebboune, Djerad rimarrà primo ministro ad interim fino alla formazione del nuovo esecutivo. L’uomo appartiene al gruppo degli indipendenti. 

Le dimissioni del premier seguono i risultati delle elezioni parlamentari del 12 giugno, caratterizzate da una bassa affluenza alle urne e dalla mancanza di un vero vincitore. Nonostante abbia guadagnato più consensi degli altri, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) ha ottenuto solo 98 seggi, molto al di sotto dei 204 necessari per assicurarsi la maggioranza del Parlamento, formato da 407 posti. Il partito islamico del Movimento per la Pace sociale, legato ai Fratelli musulmani algerini, ha ottenuto 65 seggi, mentre i candidati indipendenti ne hanno guadagnati 84. Il partito Raggruppamento Nazionale Democratico ne ha vinti 58.

Il movimento di protesta Hirak ha boicottato il voto e gli effetti della campagna antigovernativa si sono riversati sull’affluenza, che è stata pari al 23%, la più bassa mai registrata in un’elezione algerina. Il risultato è stato migliore del previsto per l’FLN, emerso dalla lunga lotta per l’indipendenza dalla Francia, nel 1962, ed unico partito del Paese fino alle prime elezioni multipartitiche nel 1990. Il partito del presidente di lunga data, Abdelaziz Bouteflika, era stato considerato moribondo dopo che il presidente si era dimesso sotto la pressione dell’esercito dopo settimane di proteste di massa, guidate da Hirak, all’inizio del 2019.

Secondo quanto previsto dalla Costituzione algerina, il presidente avvierà ora le consultazioni con i leader dei partiti vincitori per nominare un nuovo primo ministro dopo aver accettato le dimissioni del governo. Stando a quanto rivelato da una fonte anonima all’agenzia di stampa Reuters, l’establishment, dominato dai militari, crede che sostituire il Parlamento e la Costituzione sia il modo migliore per porre fine alla più grande crisi degli ultimi 10 anni. Il movimento di protesta Hirak, al contrario, chiede lo sradicamento dell’intero sistema.

Con i risultati emersi da quest’ultima tornata elettorale, sarà necessaria una coalizione di almeno tre blocchi parlamentari per formare la maggioranza in Parlamento. La nuova assemblea sarà inaugurata entro luglio, prima della nomina di un primo ministro e della formazione di un governo che rifletta il nuovo panorama politico.

Il movimento pro-democrazia Hirak, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è nato il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con una serie di manifestazioni di piazza pacifiche, l’avvio di riforme politiche strutturali per il Paese. La situazione è diventata sempre più tesa nella nazione nordafricana, dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo, alle elezioni previste per il 2019. Le manifestazioni sono dunque continuate, portando alla deposizione del presidente e alla nomina di un nuovo leader, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019. Quest’ultimo si era da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica. Tuttavia, con il passare dei mesi, secondo il Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), gli arresti di “attivisti anti-regime” sarebbero aumentati. Questo nonostante l’interruzione delle manifestazioni dalla metà di marzo 2020, per circa un anno, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e che le azioni legali contro gli utenti di Internet sono anch’esse in crescita. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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