Spionaggio USA-Libano: Hezbollah cercava i responsabili della morte di Suleimani

Pubblicato il 24 giugno 2021 alle 12:11 in Libano USA e Canada

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Mariam Taha Thompson, 62 anni, è stata condannata a 23 anni di carcere per aver fornito informazioni classificate statunitensi all’estero, relative all’uccisione di Qasem Suleimani. La donna ha ammesso di sapere che i documenti che passava ad un cittadino libanese venivano poi consegnati ad Hezbollah. 

La donna era stata arrestata il 27 febbraio del 2020 a Erbil, nella regione curda a Nord dell’Iraq, dove lavorava come mediatrice linguistica. Secondo un comunicato pubblicato dal Dipartimento di Giustizia degli USA, lo stesso 23 giugno, Thompson ha ammesso di essere a conoscenza del fatto che le informazioni classificate sulla difesa nazionale che stava passando al suo co-cospiratore, che non risulta incriminato, sarebbero state fornite a Hezbollah. La donna aveva negato tali accuse al momento dell’arresto. Hezbollah, un gruppo militante sciita libanese, sostenuto dall’Iran, è classificato come un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti. 

“La sentenza di Thompson riflette la gravità della sua violazione della fiducia del popolo americano, le vite umane che ha messo a repentaglio e i soldati americani che hanno lavorato al suo fianco come amici e colleghi”, ha affermato l’assistente del procuratore generale del Dipartimento di Giustizia, John C. Demers. “Il fatto che Thompson abbia passato i segreti sensibili della nostra nazione a qualcuno che sapeva avere legami con Hezbollah ha reso il suo tradimento ancora più grave”, ha aggiunto. “Questo caso dovrebbe servire da chiaro promemoria a tutti coloro a cui sono affidate informazioni sulla difesa nazionale, poiché la divulgazione unilaterale di tali informazioni per guadagno personale, o quello di altri, non è un atto disinteressato o eroico, è un atto criminale”, ha dichiarato il vicedirettore Alan E. Kohler, Jr. della Divisione controspionaggio dell’FBI. “Distribuendo consapevolmente informazioni classificate che sarebbero passate a un’organizzazione terroristica straniera designata, Mariam Thompson ha messo in pericolo la nostra difesa nazionale”, ha aggiunto.

Secondo i documenti del tribunale, Thompson ha lavorato come linguista a contratto in una struttura militare statunitense all’estero dove ha ricevuto un nulla osta di sicurezza governativo che le garantiva l’accesso a documenti top-secret. La donna ha ammesso che, a partire dal 2017, ha iniziato a comunicare con il suo co-cospiratore utilizzando una funzione di chat video, su un’applicazione di messaggistica considerata sicura. Nel corso degli anni, Thompson ha sviluppato un interesse romantico per la persona ed è venuta a conoscenza del fatto che un membro della sua famiglia, precisamente un nipote, era nel Ministero degli Interni libanese. Inoltre, il co-cospiratore le aveva raccontato di avere rapporti con il gruppo militante libanese e di aver ricevuto un anello da Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah.

Nel dicembre 2019, mentre Thompson era assegnata a una struttura della task force per le operazioni speciali in Iraq, gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro le Brigate Hezbollah, un’organizzazione terroristica irachena sciita sostenuta a sua volta dall’Iran. Questi attacchi aerei sono culminati, il 3 gennaio 2020, in un’operazione che ha provocato la morte del comandante della Forza Speciale al-Quds del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana, Qasem Suleimani, nonché del fondatore delle Brigate Hezbollah, Abu Mahdi al-Muhandis. Dopo la morte dei due leader sciiti, il co-cospiratore ha iniziato a chiedere a Thompson di recuperare dettagli riguardanti gli individui che avevano aiutato gli Stati Uniti a prendere di mira Suleimani. Thompson ha ammesso di aver capito che il fruitore finale di queste informazioni sarebbe stato Hezbollah. 

Dopo aver ricevuto questa richiesta, all’inizio di gennaio 2020, Thompson ha iniziato ad accedere a decine di documenti dell’intelligence che riportavano nomi di risorse umane, dati di identificazione personale, informazioni di base e fotografie. La donna ha utilizzato diverse tecniche per trasmettere queste informazioni al co-cospiratore, che le ha riferito che i suoi contatti erano soddisfatti del suo lavoro e che il comandante militare libanese di Hezbollah voleva incontrarla, una volta che fosse arrivata in Libano. Quando è stata arrestata dall’FBI, il 27 febbraio 2020, la donna aveva utilizzato il proprio accesso a informazioni riservate per fornire le identità di almeno 8 individui, 10 possibili obiettivi statunitensi e molteplici tattiche, tecniche e procedure utilizzate dall’intelligence degli USA all’estero. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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