Siria: oltre 40 raid aerei di Mosca contro l’ISIS

Pubblicato il 24 giugno 2021 alle 17:39 in Russia Siria

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Nonostante la tregua che Russia e Turchia hanno sottoscritto, il 5 marzo 2020, continuano le violazioni del cessate il fuoco. Nella mattina di giovedì 24 giugno, Mosca ha condotto oltre 40 raid aerei contro le postazioni delle cellule dello Stato Islamico situate nel vasto deserto siriano che si estende dai governatorati occidentali di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella regione di Badia.

I punti caldi che sono stati attaccati sono, nello specifico, quelli di Jabal al-Boushra, di al-Sokhana fino a Jabal al-Amour. A riferirlo è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), secondo cui le operazioni aeree delle forze di Mosca sono avvenute mentre la V Divisione delle truppe siriane, supportate da militari russi, hanno condotto operazioni di perlustrazione via terra per smantellare ulteriori cellule terroristiche dell’ISIS.

Nel frattempo, fonti locali hanno reso noto che, lo stesso 24 giugno, le forze siriane, coadiuvate da aerei russi, hanno lanciato tre raid aerei consecutivi contro l’area di Ain Shaeib, nella regione Nord-occidentale di Idlib. Non è stata fornita alcuna informazione riguardo le vittime. Analoghi attacchi sono stati riportati nella zona di de-escalation di Jabal al-Zawiyah, a Sud di Idlib. Anche in questo caso, le operazioni militari sono state perpetrate dalle forze legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, coadiuvate da caccia e da aerei di ricognizione russi.

Il giorno precedente, il 23 giugno, fonti militari hanno riferito che le forze di Damasco, affiliate ad Assad, hanno continuato a bombardare località meridionali nella regione Nord-occidentale di Idlib, e alcuni missili sono precipitati nelle vicinanze della postazione turca di Tal Badran, situata nel Sud di Idlib. Le fonti hanno reso noto che alcuni membri della divisione di Ankara sono rimasti feriti.

L’accordo per il cessate il fuoco era stato sottoscritto, nel marzo 2020, dal presidente russo, Vladimir Putin, e dall’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. La tregua, inizialmente con valore temporaneo, è stata poi estesa a margine degli ultimi colloqui che si sono svolti a Sochi, in Russia, il 16 e 17 febbraio scorso. Tuttavia, nelle ultime settimane sono state riportate numerose violazioni del cessate il fuoco. Nello specifico, dai primi di giugno le aree meridionali di Idlib, ultima roccaforte controllata dai gruppi di opposizione, sono oggetto di ripetuti bombardamenti da parte delle forze siriane di Assad, supportate dalla Russia.

Le tensioni si sono particolarmente acuite il 10 giugno, quando almeno 10 individui, tra cui 3 civili, hanno perso la vita a seguito di attacchi missilistici siro-russi. Sebbene la tregua sia stata più volte violata, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, alla luce della recente escalation, sono diversi gli analisti e gli attivisti che credono che Mosca e Damasco vogliano esercitare pressione su Ankara e invadere le aree Sud di Idlib, Jabal al-Zawiya in primis, impedendo altresì l’ingresso di aiuti umanitari attraverso i valichi di frontiera tra Siria e Turchia. 

 Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo del 2011, quando il governo, legato al presidente siriano, ha assistito a una serie di proteste senza precedenti a favore della democratizzazione del Paese e la fine del regime di Assad. Gli scontri si sono successivamente acuiti e, a partire da settembre 2011, si sono tramutati in una vera e propria guerra civile. Da una parte, si trova il governo e le forze affiliate a Bashar al-Assad, dall’altra i ribelli. Negli anni sono sorti sempre più movimenti anti-governativi, alcuni dei quali si sono radicalizzati in gruppi di fondamentalisti islamici sunniti. 

Tra i Paesi intervenuti nel conflitto, la Russia si è collocata sul fronte filogovernativo, a partire dal 30 settembre 2015, offrendo supporto al governo di Assad sia a livello economico che militare. Dall’altra parte, la Turchia si è posta al fianco dei gruppi ribelli. È altresì importante ricordare che la presenza russa in Siria non si limita a supportare le forze filogovernative, ma conduce operazioni contro lo Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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