Italia: allarme per l’immigrazione dall’Afghanistan

Pubblicato il 24 giugno 2021 alle 9:23 in Afghanistan Immigrazione Italia

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In vista del Consiglio Europeo del 24 e 25 giugno, il primo ministro italiano, Mario Draghi, ha avvertito l’Europa che il ritiro della NATO dall’Afghanistan causerà una nuova ondata di immigrazione. Negli stessi giorni del vertice europeo, il presidente afghano sarà a Washington per una visita ufficiale.  

Il 23 giugno, parlando alla Camera, il premier italiano ha affermato che è prevedibile che il ritiro dall’Afghanistan porti ad un aumento dell’immigrazione da quel Paese, evidenziando che la portata del fenomeno non può essere quantificata. “Ma sappiamo tutti che sarà grande”, ha specificato. “Quindi abbiamo bisogno ancora di più di essere tutti uniti nell’affrontare questo problema”, ha dichiarato Draghi, facendo appello all’unità dell’UE in vista del vertice. Il primo ministro italiano ha esortato l’Unione a concentrarsi sul “contenimento” e sul rimpatrio dei migranti clandestini, ma anche sull’apertura di canali per l’ingresso legale e sugli aiuti ai Paesi di origine. Draghi ha anche criticato il blocco per aver trascurato la questione della migrazione, affermando che non è stata formalmente inserita nell’agenda dei vertici dell’UE negli ultimi tre anni. Parlando specificatamente dell’Italia, uno dei Paesi dell’Unione più esposti a questo fenomeno, il premier ha chiesto maggiori sforzi nazionali per l’integrazione. “Se non integriamo queste persone nella società italiana, prima di tutto facciamo del male a noi stessi… Se non le integriamo, produciamo potenziali nemici”, ha aggiunto.

Al momento, i colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani sono in fase di stallo e la situazione sul campo è molto tesa. L’inviata speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan ha avvertito che i talebani hanno preso il controllo di più di 50 dei 370 distretti afghani da maggio ad oggi, sottolineando che le aree conquistate circondano le capitali provinciali. Il timore è che i talebani stiano preparando il terreno per lanciare gli assalti finali una volta che le forze straniere si saranno completamente ritirate, entro settembre. Questa situazione non fa che alimentare i timori per la tenuta del governo di Kabul. In tale contesto, è importante specificare che gli afgani rappresentano già una quota considerevole dei richiedenti asilo dell’UE, con 44.190 domande presentante per la prima volta nel 2020, su un totale di 416.600 nuove richieste, secondo Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Unione. L’afflusso maggiore è rappresentato tuttavia dai siriani, che contano oltre 63.000 persone che hanno fatto domanda d’asilo per la prima volta nel 2020. Per quanto riguarda i canali istituzionali già aperti, alcuni Paesi hanno accettato di accogliere gli afgani che hanno lavorato con le forze armate straniere, come traduttori e in altri ruoli di supporto, poiché questi sono maggiormente a rischio di rappresaglie da parte dei talebani. Al momento, l’Italia prevede di accogliere 270 lavoratori afghani che hanno affiancato l’esercito italiano negli anni in Afghanistan e potrebbe aumentare questo numero di altre 400 unità, secondo il Ministero della Difesa. 

Intanto, la sera del 24 giugno, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha lasciato Kabul per una visita di due giorni a Washington, dove incontrerà il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ed altri funzionari dell’amministrazione e deputati statunitensi. Il presidente di Kabul è accompagnato dal primo vicepresidente, Amrullah Saleh, dal capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale, Abdullah Abdullah, e da altri funzionari governativi. La delegazione afghana prevede di discutere “un’ampia gamma di questioni, attuali e future, relative alle relazioni bilaterali, agli impegni e alla pace”. Da parte sua, la Casa Bianca ha riferito che il presidente Biden “non vede l’ora di accogliere” il presidente afghano Ashraf Ghani e il dottor Abdullah Abdullah. “Gli Stati Uniti sono impegnati a sostenere il popolo afghano fornendo assistenza diplomatica, economica e umanitaria per il popolo afghano, comprese le donne, le ragazze e le minoranze afgane”, ribadisce la nota. Similmente, è stato sottolineato il fatto che gli USA rimarranno “profondamente impegnati” a garantire che il Paese non diventi mai più un “rifugio sicuro per i gruppi terroristici che rappresentano una minaccia anche per la nostra patria”.

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Questo prevedeva, tra le altre cose, una tabella di marcia verso la pace, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda, la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani e il ritiro delle truppe straniere. Tuttavia, l’intesa è stata violata da entrambe le parti e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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