Etiopia, attacco aereo nel Tigray: l’esercito nega l’uccisione di civili

Pubblicato il 24 giugno 2021 alle 15:52 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un portavoce militare del governo etiope, il colonnello Getnet Adane, ha confermato la notizia di un attacco aereo contro la regione settentrionale del Tigray, ma ha specificato che ad essere colpiti sono stati i combattenti e non i civili. Adane ha sottolineato, in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters, che i ribelli tigrini si sarebbero radunati nella città di Togoga per commemorare l’anniversario del bombardamento di Hawzen, avvenuto nel 1988. A detta del colonnello, i combattenti indossavano abiti civili. 

Stando a quanto dichiarato da un membro del personale medico, l’attacco aereo, avvenuto martedì 22 giugno, avrebbe ucciso circa 43 persone. Il raid è stato condotto dopo la ripresa degli scontri tra forze centrali e regionali a Nord della capitale del Tigray, Mekelle. Una residente di Togoga ha riferito mercoledì a Reuters che l’attacco avrebbe colpito un mercato della città intorno alle 13:00 e ha specificato che sua figlia, di 2 anni, sarebbe rimasta ferita nell’incidente.

Il portavoce militare etiope, dal canto suo, ha affermato di non possedere un bilancio preciso delle vittime del raid, ma ha assicurato che questo sarà comunicato presto. Alla domanda sui presunti bambini feriti nell’attacco, Adane ha risposto che il TPLF usa la propaganda e che è noto per riportare finti ferimenti. Il colonnello ha altresì ipotizzato che i medici citati dai media non siano “veri medici”.

Le osservazioni del portavoce etiope sono state il primo riconoscimento ufficiale dell’attacco aereo da parte dei militari. In precedenza, Getnet si era rifiutato di confermare o smentire l’incidente, affermando che i raid sono una tattica militare comune e che le forze governative non prendono di mira i civili.

Il Dipartimento di Stato USA si è detto preoccupato per le notizie di morti civili nell’attacco al mercato di Togoga e ha esortato le autorità etiopi a garantire il pieno accesso medico a tutte le vittime. “Chiediamo anche un’indagine urgente e indipendente, nonché un’azione correttiva, per portare davanti alla giustizia i responsabili di questo attacco”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, in una nota. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è rimasto profondamente scosso dalla notizia di vittime civili, secondo quanto riferito dal portavoce dell’ONU, Stephane Dujarric. “Abbiamo richiesto l’accesso all’area per valutare la situazione e vedere come possiamo fornire assistenza”, ha affermato Dujarric, aggiungendo: “La situazione nell’area rimane molto, molto instabile”.

L’attacco è avvenuto mentre è in corso lo scrutinio delle schede dopo le elezioni nazionali e regionali tenutesi questa settimana, lunedì 21 giugno, in 7 dei 10 Stati regionali della nazione. Nessuna votazione si è svolta in Tigray, mentre le preoccupazioni per la sicurezza e i problemi con le schede hanno ritardato il voto in altre due regioni.

A novembre dello scorso anno, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva nel Tigray in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo dello scorso anno, che tutte le votazioni sarebbero state rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sono scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. 

Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario. I combattimenti  hanno provocato la fuga di oltre 2 milioni di persone.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentil

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.