Siria, Idlib: l’escalation continua, colpita anche una postazione della Turchia

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 15:48 in Medio Oriente Siria

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La tregua raggiunta da Mosca e Ankara il 5 marzo 2020 continua a essere violata. Fonti militari hanno riferito che, nella mattina di mercoledì 23 giugno, le forze legate al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno continuato a bombardare località meridionali nella regione Nord-occidentale di Idlib, e alcuni missili sono precipitati nelle vicinanze di una postazione turca.

A riportare la notizia è stato il quotidiano al-Araby al-Jadeed, il quale ha specificato, sulla base delle informazioni ricevute, che i bombardamenti delle forze damascene hanno interessato le città di Kansafra e Jabal a-Zawiya, oggetto di tensioni da settimane. La postazione di Ankara colpita, invece, è Tal Badran, situata anch’essa nel Sud di Idlib. Qui, a detta delle fonti, membri dell’esercito turco sono rimasti feriti e si pensa che alcuni versino in gravi condizioni, vista la mobilitazione di forze e ambulanze delle ore successive. Ad ogni modo, riporta al-Araby al-Jadeed, le forze di Ankara hanno continuato, negli ultimi giorni, a colpire siti dell’esercito filogovernativo, in risposta alle violazioni della tregua pressoché quotidiane.

Erano stati i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a favorire un accordo di cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine degli ultimi colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala. Tuttavia, è da settimane che il governatorato Nord-occidentale è ritornato ad essere testimone di tensioni. Alla luce della recente escalation, sono diversi gli analisti e gli attivisti che credono che Mosca e Damasco vogliano esercitare pressione su Ankara e invadere le aree del Sud di Idlib, Jabal al-Zawiya in primis, impedendo altresì l’ingresso di aiuti umanitari attraverso i valichi di frontiera tra Siria e Turchia. 

Secondo quanto riferito dalla Difesa civile siriana, organizzazione altresì nota con il nome di “Caschi bianchi”, l’escalation avviata dalle forze di Damasco e dal suo alleato russo nella periferia Sud di Idlib, così come nelle aree rurali di al-Ghab, si è espansa verso la periferia di Aleppo. La frequenza dei bombardamenti, a detta dell’organizzazione umanitaria, aumenta di giorno in giorno e, in tre settimane, sono state registrate 32 vittime civili, tra cui 2 bambini, 5 donne e un volontario, mentre altri 69 individui sono rimasti feriti. Al momento, hanno specificato i “Caschi bianchi” sembra non esservi alcuna mossa a livello nazionale o internazionale per frenare l’escalation.

Il culmine è stato raggiunto il 10 giugno, quando almeno 10 individui, tra cui 3 civili, hanno perso la vita a seguito di attacchi missilistici siro-russi. Tra le vittime, vi è stato altresì Abu Khaled al-Shamy, il portavoce ufficiale dell’ala militare di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana, oltre a 3 combattenti di tale organizzazione e al suo coordinatore media, Abu Mosa’ab. A detta di fonti locali, l’esercito di Damasco avrebbe dapprima colpito, con un missile guidato, un’auto parcheggiata vicino a un’abitazione di Iblin, nel Sud di Idlib. Quando poi sono accorsi combattenti di Hayat Tahrir al-Sham, è stato lanciato un altro missile.

Di fronte a tale scenario, secondo al-Araby al-Jadeed, Ankara si sta preparando a una possibile escalation a Idlib, che potrebbe verificarsi prima di due eventi ritenuti rilevanti. Il primo è legato alla ripresa dei colloqui di Astana, negoziati riguardanti la crisi siriana, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. Il secondo riguarda il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul meccanismo di invio di aiuti umanitari attraverso Bab al-Hawa, un valico che collega la Turchia a Idlib, posto il controllo dei gruppi di opposizione. In tale quadro, a detta di fonti dell’opposizione, è da giorni che la Turchia, sostenitrice dei gruppi di ribelli nella cornice del conflitto siriano, ha rafforzato la propria presenza militare presso le linee di contatto con l’esercito di Damasco, presso Jabal al-Zawiya, dove sono stati traferiti veicoli militari e soldati precedentemente stanziati a Ram Hamdan.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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