Mauritania: arrestato l’ex presidente Mohamed Ould Abdel Aziz

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 17:07 in Africa Mauritania

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L’ex presidente della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, è stato incarcerato, martedì 22 giugno, su decisione di un giudice anticorruzione della procura di Nouakchott-Ouest. L’uomo era stato incriminato il 12 marzo con l’accusa di corruzione, appropriazione indebita di beni pubblici e riciclaggio di denaro. Fatti dai quali si è sempre dichiarato estraneo. 

Il portavoce del partito di Aziz, Djibril Ould Bilal, ha confermato la detenzione del leader ma non ne ha precisato il motivo. L’ex presidente ha affermato di essere stato oggetto di una persecuzione portata avanti da chi intende tenerlo fuori dalla politica, ma ha giurato che non andrà in esilio. La mossa arriva alcuni giorni dopo la notizia che l’ex leader si sarebbe rifiutato di continuare a parlare con la polizia dopo essere stato messo agli arresti domiciliari.

Aziz, un ex generale di 64 anni, è salito al potere con un colpo di Stato e ha governato lo Stato dell’Africa occidentale dal 2008 alla metà del 2019, quando gli è succeduto il suo braccio destro ed ex ministro della Difesa, Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani. Ad aprile, l’ex presidente si è unito a un piccolo partito di opposizione, il Ribat National, nel tentativo di salvare la sua carriera politica dopo essere stato espulso dal partito al governo, l’Unione per la Repubblica (UPR), da lui fondato.

Da quando sono state emesse le accuse nei suoi confronti, Aziz doveva presentarsi alla polizia tre volte a settimana e chiedere l’approvazione prima di lasciare la capitale. Le pene hanno seguito un’indagine di un anno, avviata dal Parlamento, sulla gestione delle entrate petrolifere, sulla vendita di proprietà statali, sulla liquidazione di una società di approvvigionamento alimentare di proprietà pubblica e sulle attività di una società di pesca cinese. Un procuratore coinvolto nelle indagini a marzo ha affermato che erano stati sequestrati ad Aziz contanti e beni per un valore di circa 96 milioni di euro.

A inizio agosto 2020, l’esecutivo della Mauritania, presieduto dal premier Ismail Ould Cheikh Sidiya e dalla sua squadra, si era dimesso dopo essere stato coinvolto in un’indagine per presunta corruzione. Il sistema politico del Paese era da mesi scosso a causa dellavvio di un’indagine parlamentare sull’ex governo di Aziz, dimessosi nellagosto 2019 dopo un decennio al potere. Poco dopo la successiva elezione di Ghazouani, lesecutivo si era ritrovato coinvolto in uninchiesta del Parlamento riguardante azioni illecite, tra cui una serie di accordi per progetti petroliferi offshore. Il 5 agosto dell’anno scorso, gli investigatori avevano presentato un rapporto che documentava le loro conclusioni al pubblico ministero. Diversi ministri erano stati interrogati con il sospetto di essere coinvolti in affari di corruzione mentre prestavano servizio nel governo di Aziz. 

Quest’ultimo era stato un importante alleato delle potenze occidentali nella lotta contro i militanti islamisti della regione del Sahel. La Mauritania viene considerata un partner eccellente nella lotta contro il terrorismo sia dagli Stati Uniti sia dai Paesi vicini. Grazie agli sforzi attuati contro Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) e altre entità estremiste, le autorità di Nouakchott riescono a controllare abbastanza efficacemente i propri confini. Dopo aver subito un’escalation delle attività terroristiche entro i propri confini, nel 2009, negli anni successivi le forze di sicurezza locali sono riuscite a reprimere la minaccia, riducendo sensibilmente gli attacchi e l’operosità delle organizzazioni estremiste. L’8 agosto 2009 il Paese africano ha subito il suo primo attentato suicida, quando un kamikaze si è fatto esplodere, nella capitale, di fronte all’ambasciata francese, ferendo 3 persone.

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Chiara Gentili

di Redazione

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