Gli Stati Uniti sequestrano 33 siti web iraniani

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 11:19 in Iran USA e Canada

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha posto sotto sequestro 33 siti web di media collegati all’Iran e altri 3 ritenuti vicini alle milizie irachene note come “Brigate Hezbollah”, affermando che questi si trovavano su domini di proprietà statunitense, in violazione delle sanzioni.

Il 22 giugno, i visitatori di alcuni siti di informazione iraniani, come Press TV e Al-Alam, le principali emittenti del Paese, nonché il canale televisivo Al-Masirah degli Houthi dello Yemen, hanno visualizzato una sola schermata che ha riferito che il sito web “è stato sequestrato dal governo degli Stati Uniti”, con tanto di sigilli del Federal Bureau of Investigation e del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Secondo le autorità statunitensi, i 33 siti web bloccati sarebbero collegati a organizzazioni come l’Unione Radiotelevisiva Islamica Iraniana (IRTVU), che risulta sotto il controllo della Forza Quds, una sezione speciale del Corpo dei Guardiani della Rivoluzionarie Islamica (IRGC). Sia l’IRTVU che l’IRGC sono stati inseriti nella lista nera delle sanzioni degli USA, rendendo illegale per i cittadini e le società statunitensi, ma anche per le compagnie straniere che operano negli Stati Uniti, di intrattenere affari con loro o con le loro sussidiarie. 

Il governo degli Stati Uniti ha anche sequestrato il dominio del sito web di notizie “Palestine Today”, accusato di riflettere i punti di vista di gruppi armati di Gaza come Hamas e Jihad islamico. Anche la “LuaLua TV” del Bahrain, un canale gestito da gruppi di opposizione con base a Londra e Beirut, è stata posta sotto sequestro. In risposta a queste azioni, gli Stati Uniti sono stati accusati di reprimere la libertà di espressione e di unire le forze, insieme ad Israele e all’Arabia Saudita, per bloccare i media pro-resistenza che espongono i crimini degli alleati statunitensi nella regione. I ribelli Houthi dello Yemen hanno definito le attività degli USA come un atto di “pirateria americana e confisca del copyright”. “Il governo degli Stati Uniti d’America sta bloccando il sito web di Al-Masirah senza alcuna giustificazione o preavviso”, hanno affermato. A-Masirah ha creato rapidamente una nuova pagina, utilizzando lo stesso nome ma cambiando il dominio “.net” con “.com”.

I sequestri degli USA arrivano pochi giorni dopo la vittoria di Ebrahim Raisi alle elezioni presidenziali, annunciata il 19 giugno. Il nuovo presidente eletto, che ha un passato come membro della magistratura, è noto per la sua ostilità e intransigenza nei confronti di Washington. L’elezione di Raisi è stata quindi percepita come una battuta d’arresto per gli sforzi volti a rinegoziare l’accordo sul nucleare con Teheran del 2015, dal quale l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si era ritirato unilateralmente l’8 maggio 2018, portando alla reintroduzione delle sanzioni e ad un costante aumento della tensione tra i due Paesi. Inoltre, il sequestro statunitense dei siti web iraniani arriva lo stesso giorno in cui Raisi ha tenuto il suo primo discorso pubblico, il 22 giugno, e ha dichiarato di aver escluso la possibilità di incontrare il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, o di scendere a patti per quanto riguarda il programma per lo sviluppo missili balistici di Teheran e il sostegno ai propri alleati regionali. 

L’apice delle tensioni tra Washington e Teheran è stato raggiunto all’inizio del 2020, con l’uccisione del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad. A seguito del suo insediamento, il 20 gennaio di quest’anno, il nuovo presidente degli Stati Uniti, Biden, ha dichiarato di essere disposto a discutere una possibile distensione, con un ritorno all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, noto anche come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Tuttavia, la Casa Bianca ha più volte ribadito che è necessario dapprima che l’Iran rispetti i limiti imposti dal patto. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima. In tale contesto, Teheran ha più volte affermato che la diplomazia da sola non è sufficiente per il successo dei negoziati, e che le parti dovrebbero cercare di capire le posizioni di ciascuno e fare dei passi concreti in direzione dell’altro. Da parte sua, l’Unione Europea ha sottolineato l’importanza di portare avanti un dialogo congiunto su questo tema.

A tale fine, sono stati lanciati nuovi colloqui sul nucleare, iniziati il 6 aprile, nella capitale austriaca Vienna, alla presenza degli attori internazionali maggiormente interessati dalla questione. I negoziati di Vienna vedono la partecipazione di una “Commissione mista”, composta da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna sin da aprile, ma non ha preso parte agli stessi incontri con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Alla luce di una serie di tensioni e dimostrazioni di forza in diversi ambiti, non è possibile prevedere il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Iran. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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