Burkina Faso: imboscata letale contro la polizia

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 14:39 in Africa Burkina Faso

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Il 22 giugno, il governo del Burkina Faso ha confermato che un’imboscata contro un’unità di polizia nel Nord del Paese ha provocato la morte di almeno 11 agenti, mentre altri 4 risultano dispersi.

In una dichiarazione rilasciata il 22 giugno, il ministro della Sicurezza, Ousseini Compaore, ha affermato che gli agenti sono stati attaccati durante una missione di soccorso a Yirgou, una città nel Nord del Burkina Faso, un’area recentemente interessata da un’aumento della minaccia jihadista. “Da ieri sono in corso operazioni di ricerca congiunte con l’esercito”, ha aggiunto Compaore. Non c’è stata alcuna rivendicazione immediata di responsabilità per l’attacco, tuttavia gli attacchi attribuiti a gruppi islamisti, legati all’ISIS o ad al-Qaeda hanno causato la morte di almeno 1.400 persone al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso. Circa 150.000 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case solo nel 2021, secondo quanto hanno riferito le Nazioni Unite a giugno, aggiungendo che l’84% di loro sono donne e bambini. 

Dal 2015 il Nord e l’Est del Burkina Faso sono teatro di attacchi jihadisti compiuti da vari gruppi. Tra questi è possibile citare lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), l’organizzazione salafista “Ansarul Islam” e anche il JNIM, il cui acronimo arabo è tradotto in italiano con “Fronte d’Appoggio all’Islam e i Musulmani”, che invece unisce una serie di militanti jihadisti attivi nella guerra civile in Mali. Per capire la portata dei recenti attacchi, è importante specificare che dal 2015 alla fine del 2018, la violenza jihadista aveva causato la morte di 270 persone, secondo la stampa francese. A seguito di nuovi sconvolgimenti nel Sahel, le vittime sono aumentate in modo vertiginoso nel 2020 e poi nel 2021. L’assalto più letale nella regione è avvenuto il 4 giugno, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso circa 132 civili in un attacco durante la notte, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. 

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel. Numerosi gruppi jihadisti, che collaborano con “banditi” locali, sono operativi in questa regione. Nello specifico, la situazione è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida di Onu e UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

L’attacco arriva poco dopo che, il 3 giugno, la Francia ha annunciato una riduzione delle operazioni militari francesi nella regione africana del Sahel. A tale proposito, il presidente Emmanuel Macron ha affermato che l’operazione Barkhane, che vede circa 5.100 soldati stanziati nell’area, ha bisogno di una “profonda trasformazione” tramite un ampliamento che veda una maggiore partecipazione di una coalizione internazionale. Per quanto riguarda il ruolo crescente dell’Italia in quest’area dell’Africa, è importante sottolineare che a metà marzo di quest’anno, Roma ha cominciato a partecipare alla “Task Force Takuba”, attiva in Mali da marzo del 2020.

L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Secondo l’allora ed attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, la partecipazione dell’Italia alla task force internazionale contro il terrorismo rappresenta “un tassello di un impegno italiano più ampio nella regione”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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