Arabia Saudita: “Giudicheremo l’Iran dalla realtà dei fatti”

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 11:00 in Arabia Saudita Iran

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Dopo che il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, si è detto disposto a migliorare i legami tra l’Iran e i Paesi del Golfo, Riad ha affermato che giudicherà l’operato del capo di Stato neoeletto dai fatti sul campo. Tuttavia, a detta dell’Arabia Saudita, è la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, a gestire la politica estera di Teheran e ad avere l’ultima parola.

La posizione dell’Arabia Saudita su Raisi, nominato presidente il 19 giugno, è stata espressa dal ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan al-Saud, nel corso di una conferenza stampa con il suo omologo austriaco del 22 giugno. In particolare, Riad ha riferito che regolerà le proprie interazioni e il proprio approccio con Teheran in base a fatti concreti e saranno questi a portare a una valutazione del nuovo governo iraniano, a prescindere da chi è in carica. Ad ogni modo, ha specificato al-Saud, è l’Ayatollah Khamenei a svolgere un ruolo principale nella politica estera dell’Iran.

Nel corso del suo discorso, il ministro saudita ha rivolto l’attenzione anche al dossier sul nucleare, esprimendo preoccupazione per la mancanza di risposte sul programma iraniano, con riferimento alle spiegazioni richieste dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sull’origine delle particelle di uranio ritrovate in siti non dichiarati. Per Riad, è l’Iran ad avere la responsabilità delle proprie attività nucleari, sebbene l’AIEA abbia un ruolo fondamentale nel dossier, ed è necessario che Teheran rispetti i propri impegni nei confronti dell’Agenzia così come quelli stabiliti con il trattato di non proliferazione di armi nucleari.

Un’altra questione toccata dal principe saudita nel corso della conferenza stampa è il conflitto civile in Yemen, dove l’Iran e l’Arabia Saudita sono schierate su due fronti opposti. Mentre Teheran sostiene le milizie ribelli Houthi, Riad è intervenuta, il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. Come riferito dal ministro al-Saud, gli Houthi hanno deliberatamente intensificato, negli ultimi mesi, la propria offensiva contro Ma’rib, governatorato settentrionale controllato in buona parte dalle forze filogovernative, rifiutando l’iniziativa di cessate il fuoco proposta da Riad il 22 marzo scorso.

Le parole del principe Farhan sono giunte a un giorno di distanza dal primo discorso del presidente Raisi, del 21 giugno, durante il quale il capo di Stato neoeletto ha affermato che tra le priorità del governo iraniano in materia di politica estera vi è il miglioramento delle relazioni con i Paesi vicini del Golfo. Circa l’Arabia Saudita, Teheran si è detta favorevole alla riapertura delle ambasciate nei due Paesi, ma Riad è stata esortata a porre fine alle ostilità in Yemen il prima possibile. Per Raisi, è necessario interrompere immediatamente gli attacchi della coalizione contro i territori yemeniti, così che possa essere riportata stabilità nel Paese. Ad ogni modo, ha affermato il presidente, non vi sono ostacoli al ripristino delle relazioni. Per quanto riguarda il dossier sul nucleare, al centro dei colloqui, tuttora in corso a Vienna, che mirano a rilanciare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche Raisi ha ribadito la necessità di annullare le sanzioni imposte dagli USA contro l’Iran.

Le parole del ministro saudita e del capo di Stato iraniano si inseriscono in un quadro di apparente riavvicinamento tra i due Paesi, segnalato dalla riapertura di canali di dialogo.  Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, il 10 maggio scorso, aveva affermato che il proprio Paese era impegnato in colloqui con il suo rivale regionale, l’Arabia Saudita, ma che era troppo presto per parlare dei risultati, così come dei dettagli delle negoziazioni. Ad ogni modo, Teheran si è detta disposta a dialogare apertamente con Riad.

In precedenza, il 18 aprile, il Financial Times aveva diffuso la notizia di un colloqui tra alti funzionari iraniani e sauditi, presumibilmente svoltosi il 9 aprile a Baghdad, e che, secondo un alto funzionario iraniano e due fonti regionali, aveva l’obiettivo di allentare le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, due “Paesi nemici”. In tale quadro si inseriscono altresì le dichiarazioni del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, che, nel corso di un’intervista televisiva del 27 aprile, trasmessa da al-Arabiya, ha mostrato toni “conciliatori” nel parlare della posizione del proprio Paese nei confronti dell’Iran, affermando di essere alla ricerca di “buone relazioni”.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale, ma le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, da parte sua, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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