Yemen, Ma’rib: quattro giorni di violente battaglie

Pubblicato il 23 giugno 2021 alle 8:37 in Arabia Saudita Yemen

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Per quattro giorni consecutivi, le milizie sciite Houthi hanno intensificato gli attacchi contro il governatorato di Ma’rib, ultima roccaforte del Nord dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative. Nel frattempo, la coalizione a guida saudita continua a intercettare droni lanciati verso l’Arabia Saudita.

Fonti militari yemenite hanno definito gli scontri del 21 e 22 giugno tra i più violenti. Questi hanno visto affrontarsi, da un lato, i ribelli Houthi, e, dall’altro lato, l’esercito yemenita legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, coadiuvato da forze locali di “resistenza popolare” e dalle forze aeree della coalizione internazionale guidata da Riad. A detta delle fonti, le battaglie delle ultime 48 ore hanno provocato 63 vittime tra i combattenti Houthi e 27 morti tra le fila dell’esercito yemenita. In particolare, gli Houthi hanno lanciato un attacco contro le postazioni dell’esercito situate a Ovest del distretto di Raghwan e a Wadi Halhlan, ma sono stati respinti. Parallelamente, fonti mediatiche del gruppo sciita hanno riferito che le forze aeree della coalizione hanno condotto circa 27 raid nella sola giornata del 22 giugno, diretti perlopiù contro i distretti di Raghwan e Sirwah.

Nel frattempo, gli Houthi continuano a essere accusati di lanciare droni carichi di esplosivo contro i territori meridionali del Regno saudita. L’ultimo, diretto contro Khamis Mushait, è stato intercettato il 22 giugno stesso. Per la coalizione a guida saudita, il gruppo sciita sta tuttora provando a colpire deliberatamente oggetti e soggetti civili, in violazione del diritto umanitario internazionale. Da parte sua, le forze guidate da Riad si sono dette impegnate ad adottare le misure necessarie per salvaguardare la vita dei civili. Tali azioni sono state altresì condannate dall’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, la quale ha definito le operazioni degli Houthi “terroristiche”, mentre ha ribadito il proprio sostegno agli sforzi profusi dall’Arabia Saudita per garantire sicurezza e stabilità nella regione.

Come affermato dal ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan al-Saud, gli Houthi, oltre ad aver respinto una iniziativa di pace proposta da Riad, con riferimento a quella avanzata il 22 marzo scorso, non sembrano essere intenzionati a porre fine al conflitto yemenita e a intraprendere un percorso politico. Ciò avviene dopo settimane caratterizzate da una intensa mobilitazione diplomatica che ha visto partecipi, tra gli altri, l’inviato speciale dell’Onu uscente, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Sono stati quattro i punti su cui si è cercato di raggiungere un consenso con entrambe le parti belligeranti, gli Houthi e il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Tuttavia, ad oggi, non è stato registrato alcun progresso tangibile.

È dalla prima settimana di febbraio che il governatorato di Ma’rib, definito “strategico”, assiste a crescenti violenze, che rischiano di mettere a repentaglio gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e da altri attori internazionali per porre fine al perdurante conflitto. L’offensiva del gruppo sciita, in realtà, aveva avuto inizio già nel mese di gennaio 2020, ma si è particolarmente intensificata l’anno successivo. Sinora, il gruppo ribelle ha fatto fronte ad una forte resistenza da parte dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita e da gruppi tribali locali, sebbene abbia precedentemente riferito di aver compiuto progressi presso Sirwah, pochi chilometri a Est di Ma’rib.

Secondo alcuni, gli Houthi starebbero cercando di riconquistare Ma’rib prima di sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, incoraggiati altresì dalle mosse di Washington degli ultimi mesi, la quale sembra voler svolgere un ruolo maggiore verso la risoluzione della crisi yemenita. La regione, non molto distante dal confine meridionale con il Regno saudita e sede di giacimenti petroliferi e di gas, potrebbe rappresentare un elemento su cui far leva in eventuali processi di pace. Inoltre, Ma’rib rappresenterebbe un punto di forza per i ribelli non solo per le ricchezze sotterranee, ma anche per la sua posizione strategica, in quanto contribuirebbe a proteggere la capitale Sana’a, tuttora sotto il controllo degli Houthi.

Già il 15 febbraio, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, Mark Lowcock, aveva espresso profonda preoccupazione per l’escalation militare a Ma’rib e le sue possibili ripercussioni sulla situazione umanitaria. A detta di Lowcock, un qualsiasi attacco militare nella regione avrebbe messo in pericolo la vita di quasi due milioni di civili, provocando lo sfollamento di centinaia di migliaia di yemeniti. Le conseguenze umanitarie sono state definite “inimmaginabili” e ciò si verificherebbe in un momento in cui le condizioni sembrano essere idonee per promuovere una tregua e non per esacerbare ulteriormente le sofferenze della popolazione yemenita.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro del perdurante conflitto civile yemenita, in cui l’Arabia Saudita è intervenuta il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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