Yemen: continua l’escalation a Ma’rib, perdite anche per i ribelli

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 9:48 in Medio Oriente Yemen

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Nonostante gli appelli e le iniziative internazionali, le milizie di ribelli Houthi continuano con la propria offensiva nel governatorato yemenita di Ma’rib, a circa 120 chilometri a Est di Sana’a. Tuttavia, la risposta dell’esercito filogovernativo ha provocato perdite materiali e in termini di vite umane anche per i combattenti sciiti.

Come riportato dal quotidiano al-Arabiya il 22 giugno, a seguito di ore caratterizzate da una violenta escalation, le forze yemenite, legate al presidente Rabbo Mansour Hadi, hanno affrontato gli Houthi presso i fronti di al-Kassara e al-Mashjah, nell’Ovest di Ma’rib. Fonti militari hanno riferito che l’esercito ha teso un’imboscata, attirando dapprima le forze ribelli presso l’asse occidentale di Sirwah, da dove hanno cominciato a sparare. La maggior parte dei combattenti Houthi giunti sul fronte è stata uccisa o rimasta ferita, mentre altri sono fuggiti via. Parallelamente, sono stati distrutti almeno due equipaggi delle milizie “golpiste”. A coadiuvare le forze yemenite vi è stata la coalizione a guida saudita, la quale ha preso di mira le postazioni del gruppo sciita a Ovest di Sirwah, provocando morti e feriti, oltre che danni materiali.

È dal 18 giugno che gli Houthi e l’esercito yemenita sono impegnate in violenti battaglie, dopo che, come dichiarato dal capo di stato maggiore dell’esercito yemenita, il tenente generale Saghir bin Aziz, le milizie ribelli hanno lanciato attacchi su più fronti nelle vicinanze della città di Ma’rib. Al contempo, il gruppo sciita ha schierato altri 200 combattenti tra il 20 e il 21 giugno. Tuttavia, gli scontri degli ultimi giorni, hanno specificato le fonti dell’esercito yemenita, hanno provocato almeno 50 vittime tra le fila Houthi. In totale, sarebbero circa 7.000 i combattenti ribelli che hanno perso la vita dall’inizio dell’offensiva contro Mar’ib.

Tale governatorato è teatro di violente tensioni dalla prima settimana di febbraio 2021, quando gli Houthi hanno lanciato un’operazione volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città di Ma’rib, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita e dalle tribù locali. L’offensiva è stata condannata a livello internazionale, alla luce degli attacchi che hanno provocato vittime anche tra civili e sfollati. Tra gli ultimi “massacri”, si annoverano quelli del 5 e del 10 giugno, che hanno causato, rispettivamente, la morte di 8 e 21 civili.

Inoltre, più di 1.500 famiglie, pari a circa 12.000 individui, sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020. In un’intervista del 21 giugno, il direttore del campo profughi di Al-Suwayda, Arafat al-Sabari, ha confermato che il proprio campo comprende 1.802 famiglie sfollate, le quali non dispongono di risorse alimentari e idriche sufficienti né tantomeno di elettricità, alla luce della precaria assistenza fornita dalle organizzazioni umanitarie attive nel Paese. Come evidenziato anche dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), circa il 52% degli sfollati a Ma’rib necessita di assistenza alimentare.

Di fronte a tale scenario, il 21 giugno, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha ribadito che gli attacchi “terroristici” perpetrati dai ribelli anche contro i quartieri residenziali, oltre che contro i territori sauditi, minano gli sforzi profusi a livello internazionale per riportare la pace in Yemen e mostrano la riluttanza degli Houthi ad accettare una risoluzione politica del conflitto. Dichiarazioni simili sono giunte anche dal primo ministro, Maeen Abdul Malik, il quale ha affermato che il suo Paese non accetterà che il popolo continui a rimanere “ostaggio dei crimini” perpetrati dal gruppo sciita, e che, pertanto, continuerà a sostenere l’esercito e le tribù fino a quando non si porrà fine al colpo di Stato sostenuto da Teheran.

L’offensiva di Ma’rib si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Al momento, la guerra non può dirsi ancora conclusa, ma sono diversi gli attori internazionali impegnati per favorire la pace. Tra questi, l’inviato speciale delle Nazioni Unite uscente, Martin Griffiths, e quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking. Non da ultimo, anche il Sultanato dell’Oman ha provato ad aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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