USA: impegnati in negoziati per allontanare i mercenari dalla Libia

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 8:35 in Libia USA e Canada

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L’inviato speciale di Washington in Libia, Richard Norland, ha rivelato che gli Stati Uniti stanno conducendo trattative con alcuni importanti attori libici, al fine di allontanare mercenari e combattenti stranieri dalla Libia prima delle elezioni di dicembre.

Le dichiarazioni sono giunte nel corso di una conferenza stampa del 21 giugno, a due giorni di distanza dall’attesa Conferenza di Berlino 2, programmata per il 23 giugno, durante la quale si discuterà delle prossime fasi del processo di transizione libico e delle modalità per garantire stabilità permanente nel Paese Nord-africano. Da parte statunitense, sarà il segretario di Stato, Anthony Blinken, a partecipare al meeting con altri omologhi e attori internazionali, oltre che, per la prima volta, con esponenti del governo di unità nazionale libico. L’obiettivo sarà garantire le elezioni del 24 dicembre 2021 e il ritiro di forze e mercenari stranieri, così come previsto dall’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020.

Da parte sua, Norland ha messo in evidenza la necessità di allontanare combattenti stranieri prima del prossimo anno, ritenendola una mossa rilevante per garantire la corretta prosecuzione del cammino politico e le elezioni. Queste ultime, a detta dell’inviato, porteranno alla formazione di un governo forte e stabile, capace di esercitare pressione sugli attori stranieri affinché ritirino le proprie forze, evitando qualsiasi escalation militare e intervento straniero che prolungherebbe inutilmente il conflitto. Come specificato dall’ambasciatore e inviato speciale, Washington è alla ricerca di una “Libia unita, stabile e sovrana”, senza interferenze straniere e in grado di combattere il terrorismo all’interno dei suoi confini. Circa la Conferenza del 23 giugno, Norland ha dichiarato che questa rappresenta un’opportunità per la comunità internazionale per mostrare il proprio sostegno ai risultati raggiunti dal popolo libico. Parallelamente, a detta dell’inviato statunitense, gli USA, così come Berlino e gli altri partner internazionali, confermeranno il proprio appoggio all’esecutivo libico ad interim, impegnato nel suo compito più importante, ovvero preparare le elezioni del 24 dicembre, in linea con quanto stabilito dal Forum di Dialogo politico, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Non è la prima volta che gli USA evidenziano la propria opposizione alla presenza di combattenti stranieri in Libia. Nel corso del conflitto, Washington, attraverso il comando africano dell’esercito degli Stati Uniti (AFRICOM), non ha mai nascosto la propria preoccupazione circa il crescente ruolo di Mosca in Libia, il quale lasciava presagire una replica di quanto accaduto in Siria. A tal proposito, erano state proprio le forze USA a monitorare costantemente i movimenti della Compagnia Wagner e a segnalare l’invio di aerei russi presso la base di al-Jufra, tra cui MiG-29 e Su-24. Non da ultimo, il 25 luglio 2020, il comando aveva affermato che, grazie ad immagini satellitari, era stato possibile notare la presenza di attrezzatura russa in Libia per la difesa aerea, compresi SA-22, la quale veniva gestita dal gruppo Wagner o da delegati. Per gli USA, il tipo e le dimensioni di tali armamenti mostravano l’intenzione di sviluppare “capacità di combattimento offensive”. Mosca, tuttavia, ha costantemente negato le dichiarazioni dei militari statunitensi.

La Libia è stata teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare la transizione democratica auspicata. Prima della tregua annunciata il 21 agosto 2020, ad affrontarsi sul campo vi sono state le forze affiliate al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e quelle dell’LNA, guidate dall’uomo forte di Tobruk, Haftar. Il GNA ha rappresentato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia sin dalla sua nascita, avvenuta il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, poi scaduti il 17 dicembre 2017. Il governo tripolino è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Dall’altro lato, l’esercito di Haftar ha ricevuto il sostegno di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Ad oggi, le tensioni sul campo sembrano essersi placate e la Libia ha intrapreso un percorso di transizione che ha visto la formazione di organismi esecutivi ad interim, con le elezioni del 5 febbraio, che si prevede verranno sostituiti da altri eletti democraticamente a dicembre 2021. Nonostante ciò, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che, secondo le stime dell’Onu, continuano a sostare nel Paese Nord-africano. Secondo alcuni, tale questione è alla base di controversie a livello sia nazionale sia internazionale, oltre a costituire un possibile ostacolo all’operato del governo provvisorio e al processo di riconciliazione e dialogo nazionale. Per le Nazioni Unite, la composizione di gruppi armati e mercenari in Libia è “complessa” e il loro ritiro richiede misure di coordinamento a livello internazionale. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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