L’UE annuncia la revoca delle sanzioni contro il Burundi

Pubblicato il 22 giugno 2021 alle 15:41 in Burundi Europa

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L’Unione europea ha intenzione di revocare le sanzioni imposte al Burundi e avrebbe già avviato le procedure per farlo. Lo ha reso noto l’ufficio del presidente burundese, Evariste Ndayishimiye, attraverso una dichiarazione pubblicata su Twitter. La decisione di revocare le restrizioni è stata comunicata alle autorità del Paese africano nel corso di un incontro a Gitega, lunedì 21 giugno, con i delegati dell’UE.

Le sanzioni europee contro il Burundi sono in vigore dal 2016. In quell’anno, il blocco aveva sospeso il sostegno finanziario diretto al governo burundese per le violazioni dei diritti umani dopo i disordini seguiti al fallito colpo di stato del 2015. Da quando Ndayishimiye è al potere, il 18 giugno 2020, il Paese si è impegnato a ripristinare i diritti e le relazioni diplomatiche e si è rivolto all’Unione per ottenere la revoca delle sanzioni.

Questa mossa significherà che il Burundi non sarà più soggetto all’articolo 96, che ha sospeso la cooperazione finanziaria con l’Unione europea. Il rappresentante dell’UE nel Paese africano, Claude Bochu, ha affermato che si tratta di “un processo di partenza per la revoca definitiva delle sanzioni in vigore”. Le misure includevano altresì l’inserimento nella lista nera del blocco di diversi membri del regime.

Nonostante una certa gioia generale nel Paese per la revoca delle sanzioni, diverse organizzazioni della società civile hanno avvertito che la situazione in Burundi resta critica e hanno affermato che sono state documentate decine di nuovi casi di tortura, a partire dalle elezioni del 2020. Alcuni gruppi per i diritti umani hanno scritto una petizione all’UE deplorando “la diffusa impunità per gravi violazioni dei diritti umani passate e in corso” nel Paese.

Ndayishimiye si è insediato come nuovo presidente del Burundi il 18 giugno dell’anno scorso, dopo la morte improvvisa del suo predecessore, Pierre Nkurunziza. Durante il giuramento, Ndayishimiye ha dichiarato di volersi impegnare a dedicare tutta la sua forza nella difesa degli interessi superiori della nazione e nel garantire l’unità nazionale, la coesione del popolo burundese, la pace e la giustizia sociale”. A quel tempo, diversi leader regionali e gruppi per la difesa dei diritti umani avevano espresso la speranza che il nuovo presidente, alleato del predecessore, potesse rompere con gli errori del passato. In una dichiarazione, Amnesty International aveva invitato Ndayishimiye a frenare l’ala giovanile del partito al potere, lImbonerakure, accusata di omicidi e altri abusi, e aveva sollecitato l’immediata liberazione dei giornalisti incarcerati e degli altri prigionieri politici. Il governo del Burundi, tuttavia, ha sempre negato le accuse sul suo conto.

Nkurunziza è morto il 9 giugno, alletà di 55 anni, in seguito ad un attacco di cuore. Al potere dal 2005, divenne per la prima volta presidente del Burundi dopo una guerra civile durata circa 12 anni e nella quale almeno 300.000 persone rimasero uccise. Il conflitto fu scatenato, in maniera simile a ciò che accadde in Ruanda nel 1994 con il genocidio di oltre 800.000 membri dell’etnia Tutsi e degli Hutu moderati, da rivalità etniche. Rieletto un’altra volta nel 2010, il presidente decise di concorrere nuovamente alle elezioni del 2015, per un terzo mandato consecutivo. A quei tempi ci furono diffuse critiche internazionali e gli oppositori del presidente lo accusarono, con la sua partecipazione al voto, di aver violato il limite costituzionale di due mandati consecutivi e l’accordo di pace che pose fine alla guerra civile nel Paese. Le elezioni divennero violente, con una parte dell’opinione pubblica che chiedeva il boicottaggio del voto e centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. Le Nazioni Unite, dal canto loro, documentarono centinaia di omicidi, nonché episodi di tortura e stupri di gruppo di attivisti dell’opposizione. I donatori ritirarono i loro finanziamenti per protesta. 

Il 21 maggio 2018, dopo un referendum per molti macchiato da brogli e atti illeciti, il presidente promulgò una nuova Costituzione, che gli avrebbe consentito di rimanere al potere fino al 2034. Gli emendamenti introdotti estesero il mandato presidenziale da 5 a 7 anni e, nel caso di Nkurunziza, non si sarebbero tenuti in considerazione gli incarichi svolti prima del referendum. In seguito a una serie di proteste nazionali e all’opposizione della comunità internazionale, il defunto presidente decise tuttavia di non ripresentarsi alle elezioni e di lasciare spazio al suo nuovo candidato, Evariste Ndayishimiye.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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